There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
Visualizzazione post con etichetta One Tree Hill. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta One Tree Hill. Mostra tutti i post

venerdì 28 dicembre 2012

Focus on 'Gossip Girl': c'era una volta, nel 2007...


Il 19 settembre 2007, negli States andò in onda il primo episodio di un teen drama che nel corso del tempo, avrebbe fatto parlare di sé: Gossip Girl.
Trasmesso sulla CW, il network dedicato al pubblico giovane e più "sbarazzino", e tratto dai romanzi di Cecily von Ziegesar, la serie vanta un cast fresco e alle prime armi, composto da attori esordienti. Oggi le cose sono decisamente cambiate, gli attori di Gossip Girl sono tra i più ambiti del piccolo schermo e il teen drama firmato da Josh Schwartz, dopo sei lunghi anni, ha chiuso i battenti la scorsa settimana.
Blair (Leighton Meester), Serena (Blake Lively), Chuck (Ed Westwick), Nate (Chace Crawford), Dan (Penn Badgley), sono il fulcro della serie: giovani, ricchi, sexy e impertinenti, si destreggiano nei viali alberati dell'Upper East Side, tra la 48esima e le scalinate del MET, aprendoci le porte delle loro macchine lussuose, degli eleganti attici di Manhattan e degli esclusivi locali che frequentano, palcoscenico perfetto di serate inondate da fiumi di champagne. In un'atmosfera ovattata e patinata, nel 2007 prendono così il via le avventure di un gruppo di adolescenti che, con passare degli anni, sarebbe riuscito a far mangiare la polvere anche a Marissa e ai ragazzi di The O.C. per spregiudicatezza e comportamenti politically uncorrect. Sempre con look griffati e all'ultima moda e carte di credito illimitate, i protagonisti di Gossip Girl sul piccolo schermo non temono rivali, tanto che, Serena e Blair non hanno nulla da invidiare a Carrie&Co e lo charme di Chuck Bass è di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi altro personaggio maschile della TV.

Dopo l'incredibile successo iniziale, la serie di Schwartz comincia a dare segni di cedimento a partire dalla terza stagione, quando è iniziata una discesa repentina a livello di storyline e sceneggiatura.
Pur mantenendo una regia frizzante e briosa e una colonna sonora senza dubbio azzeccatissima, soprattutto in relazione al target di riferimento, Gossip Girl ha cominciato a risentire fortemente degli ascolti, soprattutto nel corso del quarto e quinto anno, spingendo i produttori e il cast a firmare sì una sesta stagione per regalare una degna conclusione alle avventure dei ragazzi dell'Upper East Side, ma contraddistinta da appena dieci episodi. Con un percorso parecchio simile a quello di un altro teen drama "coetaneo" prodotto dallo stesso network, One Tree Hill, Gossip Girl è incappato nella crisi del terzo anno senza però riuscire a rialzarsi.
Il calo graduale dello share è andato di pari passo con la qualità della serie, via via sempre più scadente, e l'errore degli autori è stato quello di lasciare che si trascinasse per troppo tempo in balìa della ripetitività e di vicende fin troppo surreali ed effimere da poter risultare coinvolgenti o interessanti.


Tra alti e bassi, pochi giorni fa la serie è giunta al termine, svelando la misteriosa identità della blogger che dà il titolo allo show, che per anni ha pubblicato online segreti, pettegolezzi e vicissitudini del gruppo di ragazzi al centro della storia.
La grande attesa riservata alla series finale è servita a poco, e le aspettative del pubblico non sono state affatto ripagate: affibbiare a un personaggio maschile e piuttosto emblematico come Dan Humphrey il ruolo di Gossip Girl, non ha convinto per nulla i fan più affezionati. Unica ciliegina sulla torta, per molti di loro, l'attesissimo matrimonio tra Chuck e Blair, i due protagonisti, destinati a stare insieme sin dal primo episodio.
Meno calore per lo sposalizio tra Serena e Dan, avvenuto 5 anni dopo la fine della storia e raccontato nei minuti finali dell'episodio nel corso di un flash forward anch'esso molto poco convincente. Dei pochi misteri realmente risolti, gli unici ad aver trovato una conclusione, lo hanno fatto in maniera frivola e per nulla esaustiva.

Difetti a parte, sarà difficile se non impossibile dimenticare Gossip Girl, non solo per averci fatto sorridere e divertire nonostante il calo negli ultimi anni, ma anche per aver avuto il merito di aver segnato una vera e propria epoca per il teen drama: quella degli smartphone, dei social network di un nuovo modello di comunicazione, che oggi come sei anni fa, non smette di evolversi e sorprenderci.
Nel corso degli anni, a trarre vantaggio dal successo dello show, sono state soprattutto le protagoniste femminili: la Lively è ormai la nuova musa di Anna Wintour ed è costantemente sulla copertina di Vogue, rincorsa da stilisti e grandi registi; la Meester è una delle attrici più gettonate dai tabloid, esempio di stile ed eleganza per moltissime teenager in tutto il mondo.
Ultima, ma non meno importante, Taylor Momsen, che nel telefilm ha interpretato per quattro anni il ruolo di Jenny Humphrey, stilista in erba, irrefrenabile e ribelle, la più giovane del gruppo, oggi non solo è la leader della rock band The Pretty Reckless, ma è anche una modella quotatissima in tutto il mondo.
Sicuramente non ricorderemo Gossip Girl per la qualità stilistica nella struttura narrativa o nella regia, questo è certo, ma ci ricorderemo sempre con affetto dei ragazzi dell'Upper East Side, perché ognuno di noi, almeno una volta, ha desiderato essere come loro anche solo per un giorno.

Info, foto e news su Movieplayer.it!

lunedì 24 dicembre 2012

Goodbye Gossip Girl



Sei anni vissuti nell’Upper East Side al fianco di Serena, Blair, Chuck, Dan e Nate, non saranno semplici da dimenticare.
Su e giù dalle limousine, tra eventi glam e party di beneficienza, con un martini cocktail in una mano e un flûte di champagne nell’altra, i ragazzi griffati e “pettinati” più chiacchierati di sempre, ci hanno detto addio.
Stracult per certi versi, stracotti per altri, anche se adesso non ce rendiamo conto, in futuro ci mancheranno. 
Gossip Girl teneva in piedi l’ultimo baluardo teen drama, un genere in piena crisi mistica, che con la chiusura lo scorso anno di One Tree Hill, riusciva a sopravvivere solo grazie alla compagnia di Serena Van Der Woodsen e della sua allegra combriccola.
Soundtrack direttamente dai primi posti delle classifiche pop di tutto il mondo, una regia frizzante e divertente e un cast dall’inestimabile fascino: queste le caratteristiche forti dello show, peculiarità che ahimè, nel corso degli anni, non sono state sufficienti però a tenere alto il livello della serie.
Penalizzato da una sceneggiatura piuttosto frivola e da una visibile inconsistenza nel plot, il telefilm creato da Josh Schwartz e tratto dalla serie di romanzi di Cecily von Ziegesar, non ha saputo superare la crisi del terzo anno.
Trascinandosi faticosamente nel tortuoso sentiero della CW, network che di recente non fa che collezionare un flop dopo l’altro, Gossip Girl ha registrato un repentino calo negli ascolti a partire dalla fine del terzo anno, riuscendo però a sopravvivere, molti di noi non si spiegano come, fino a oggi.
Un finale molto atteso quello trasmesso la scorsa settimana, per nulla all’altezza delle aspettative però: bizzarra l’identità, finalmente svelata, di Gossip Girl, la blogger dalla lingua tagliente che altri non è che Dan “lonely boy” Humphrey, e piuttosto “telefonati”, i matrimoni portati in scena nella series finale, quello di Chuck e Blair prima, e quello di Serena e Dan poi.
Difetti a parte, non mi sento però di sparare a zero su questi sei lunghissimi anni, certa che lo spartiacque segnato dallo show dopo The O.C., resterà comunque negli annali: Serena è una versione di Marissa 2.0, con un profilo Facebook e uno smartphone dal quale non si separa mai, più spregiudicata e ribelle, ma senza dubbio, almeno all’inizio, molto affascinante. E come tutti gli altri protagonisti che in questi anni ci hanno tenuto compagnia, ci hanno fatto sorridere e ogni tanto, sono anche riusciti a farci emozionare.

lunedì 29 ottobre 2012

Sexy divi del piccolo schermo


Tra una chiacchiera e l’altra sul mondo telefilm, tra nuovi pilot e season premiere, noi donzelle appassionate di serie tv, sulla pagina Facebook dell’Accademia dei Telefilm, ci siamo dilettate giorni fa a eleggere il nostro “Mister Telefilm”.
Su suggerimento di Alessia Barbiero (giornalista e blogger per Linkiesta), che ha lanciato l’amo qui, oggi anche io stilerò la mia personalissima classifica dei cinque personaggi maschili più sexy del mondo della serialità d’oltreoceano.
Preparatevi quindi a un post dall’alto contenuto testosteronico in cui vi svelerò quali sono, secondo me, i cinque personaggi più hot del piccolo schermo!



Quinta posizione per il biondissimo Chad Michael Murray: occhi da cerbiatto, muscoli scolpiti e voce rauca, il suo fascino mi catturò sin da quando, in Dawson’s Creek, interpretò il ruolo Charlie, cantante rock e latin lover innamoratpo dell’odiosa Joy Potter.
Standing ovation anni dopo in One Tree Hill, nei panni del dolce Lucas Scott, il ragazzo da sposare: scrittore di talento nonché giocatore di basket sexy e palestrato. Che volete di più? Certo, devono piacervi i biondi, sennò non potete capire!


Al quarto posto un attore sicuramente meno noto rispetto agli quattro della classifica, ma altrettanto sexy: Jonathan Tucker.
Qualcuno lo ricorderà per il ruolo di Tommy Donnelly in The Black Donnellys, strepitosa (e ahimè, brevissima) serie del 2007 cancellata ingiustamente dopo una stagione appena.
Di recente, dopo una fugace apparizione in Royal Pains, Jonathan è apparso in Parenthood, serie che tra l’altro amo particolarmente.



Matt Bomer apre il podio e si piazza di diritto al terzo posto: sguardo penetrante, corpo statuario, aria furba e portamento da fotomodello.
Gay o meno, in White Collar è impossibile resistergli ed era impossibile farlo sin dai tempi di Chuck, quando interpretava il ruolo di Bryce Larkin, aveva dato riprova del suo naturale e innato fascino.



Al secondo posto, l’aitante Scott Speedman: chi non lo ricorda nel ruolo di Ben in Felicity? Ma soprattutto, chi di voi, tra lui e Noel, avrebbe avuto dubbi su chi scegliere? Felicity su, sii onesta!
Oggi, Scott ci delizia col suo sguardo magnetico e i suoi muscoli di ferro, in Last Resort, e non c’è che dire: se possibile, la divisa lo rende ancora più sexy! Irresistibile, c’è poco da aggiungere.



Senza alcun dubbio, senza alcuna esitazione, il titolo di “Mister Telefilm” va a lui, l’unico e solo Damon Salvatore di The Vampire Diaries: Ian Somerhalder.
Lo ammetto, già in Lost qualcosa di lui mi aveva colpito, ma è stato col ruolo del vampiro arrogante ma infinitamente romantico che mi ha rubato il cuore. L’ho detto e ribadito spesso: con lui regredisco miserevolmente a teenager. Sortisce in me lo stesso effetto che all’epoca riuscivano a scatenare solo Kirk Cameron prima e Luke Perry poi. Sexy, stronzo e inaffidabile: è il classico ragazzo dal quale tutte dovrebbe stare alla larga.
E al tempo stesso è il classico ragazzo del quale, tutte, alla fine invece si innamorano.


martedì 9 ottobre 2012

Partners: a volte il cast non basta

Difficilmente si può giudicare una serie solo dal pilot, nella maggior parte dei casi, occorrono almeno 4 o 5 episodi per tirare le somme, questo è certo.
E se già l’impresa è complicata per i drama, per le comedy diventa ancor più ardua, sia per la breve durata della puntata, sia perché riuscire a commuovere, spaventare o emozionare lo spettatore è molto più semplice che non riuscire a farlo ridere.
Spinta da queste premesse e dalla presenza di Sophia Bush (Brooke in One Tree Hill) nel cast, ho deciso a monte di andarci giù leggera con Partners, ma dopo aver visto i primi due episodi, mi trovo a dovermi tristemente ricredere.
Ideata da David Kohan e Max Mutchnick, creatori di Will&Grace e in onda sulla CBS, la sitcom si avvale di un cast molto noto sul piccolo schermo seppur, alla fine dei conti, per nulla convincente.
La Bush interpreta Ali, fidanzato dell’architetto Joe, cui presta il volto David Krumholtz, protagonista di Numb3rs e recentemente apparso in The Newsroom.
Nei panni di Louis, il migliore amico di Joe sin dai tempi dell’asilo, Michael Urie (celebre per il ruolo del civettuolo Mark nell’indimenticabile Ugly Betty), anche lui architetto e fidanzato con Wyatt, Brandon Routh che interpretò il cattivo Daniel Shaw in Chuck.
Il cast almeno all’inizio promette davvero bene, su questo non ci piove, ma il primo limite, la comedy lo riscontra laddove non riesce minimamente a discostarsi da Will&Grace in alcun passaggio.
Partners
infatti, sin dai primi minuti, ricorda inevitabilmente la serie con Debra Messing, dal punto di vista dei personaggi, dei dialoghi, dello humour e delle situazioni nelle quali i protagonisti si ritrovano.
Non fa ridere, non comunica nulla, non convince e se proprio dobbiamo dirla tutta, alla lunga (e su 20 minuti di durata è alquanto grave) annoia anche. Routh è inespressivo e piatto come suo solito (Dylan Dog ancora ringrazia) la Bush e Urie troppo, troppo simili ai personaggi interpretati nelle serie che li han resi famosi.
L’unico che vediamo rapportarsi con una situazione “nuova” a tutti gli effetti, è Krumholtz, ma da solo di certo non basta a dar spessore a una sitcom della quale il palinsesto televisivo avrebbe potuto tranquillamente fare a meno.



domenica 10 giugno 2012

Stracult&Stracotti: i 3 flop telefilmici della stagione


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Come abbiamo già detto la scorsa settimana, in questi mesi molte serie sono giunte al termine, alcune salutandoci definitivamente, altre prendendosi un break per lasciar spazio agli show “estivi”.
Stracult&Stracotti indossa una veste speciale, per decretare oggi la “top 3”, o meglio la “flop 3” dei telefilm più deludenti di quest’anno.


La medaglia d’oro in questa classifica al negativo va appesa al collo di Steven Spielberg, produttore e ideatore di Terra Nova, il nuovo show sci fi targato Fox che nelle menti dei piani alti del network avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato da Lost. Attorno a questo prodotto c’erano fortissime aspettative, un budget da capogiro e una campagna marketing massiccia, certi di un forte successo in molti paesi, fra cui il nostro, la Fox aveva deciso di trasmetterlo in contemporanea con gli USA. Ma è bastata una manciata di episodi per vedere gli ascolti dello show precipitare nel baratro. Lo spunto iniziale della trama non risulta abbastanza forte, i personaggi sono artefatti e stucchevoli: dialoghi che girano a vuoto e un senso generale di noia e fastidio. Del sense of wonder che i dinosauri avrebbero dovuto suscitare, non c’è la minima traccia… e questo la dice molto lunga sulla qualità finale dello show. Bocciato da pubblico e critica, a noi non resta che dire “provaci ancora, Steven”.


Secondo posto al teen drama di Josh Schwartz Gossip Girl, in onda il prossimo autunno con la sesta,  estenuante stagione. Trama sconclusionata, surreale, inverosimile a livelli inauditi, lo show sui ragazzi dell’Upper East Side ha toccato davvero l’apice in quanto ad assurdità quest’anno, rasentando in più di un’occasione il fondo del barile. Le innumerevoli situazioni ripetitive e paradossali della quinta stagione hanno trascinato la serie in fondo a un baratro, senza lasciare speranze di salvezza. Eppure, quei “masochisti” della CW hanno deciso di concedergli un’altra chance, vuoi per condizioni contrattuali troppo complicate, vuoi per scelte di marketing a noi sconosciute. Ritroveremo quindi Blair e Serena fra qualche mese, per fortuna per uno spicciolo di episodi appena: a loro infatti, toccherà lo stesso destino di One Tree Hill, concluso quest’anno dopo 9 stagioni nel corso di una midseason di 13 episodi.


Terzo posto per Ringer, lo show che ha segnato l’attesissimo ritorno si Sarah Michelle “Buffy” Gellar sul piccolo schermo. Un ritorno col “botto” ma non nel comune senso che tutti diamo a questo termine, anzi: flop clamoroso e senza precedenti per l’ex cacciatrice di vampiri, caduta vittima di uno pseudo crime per nulla convincente né coinvolgente. Caratterizzato da una regia a dir poco debole, una sceneggiatura contorta e nella maggior parte dei casi dai risvolti fin troppo superficiali, Ringer si è trascinato con fatica, nel corso di 22 interminabili episodi, verso una season finale ancor più confusa e inverosimile di tutta l’intera stagione. Stracotta come poche, per fortuna non rinnovata.

sabato 7 aprile 2012

Make It or Break It VS Pretty Little Liars: due teen drama a confronto


Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl su Telefilm Cult!



Le ginnuts della Rock sono tornate, pronte a mettersi in gioco e a dare il massimo per entrare nel team delle cinque atlete che parteciperanno alle Olimpiadi di Londra. Sulla Abc Family è ricominciato, in midseason, Make It or Break it, teen drama perfettamente capace di coinvolgere lo sport nel mondo degli adolescenti, la cui vita viene così descritta e raccontata da una prospettiva completamente diversa rispetto a quelle cui siamo abituati, centrando così l’obiettivo laddove non ci riuscì One Tree Hill, che relegò il basket in un angolo dopo qualche stagione appena. Tanti cambiamenti in questa terza stagione, a partire dall’addio di una delle quattro protagoniste, Emily, già rimpiazzata da un volto nuovo e altrettanto convincente. Addio anche al coach Sasha, e alla palestra del Colorado, la Rock: nuova location, nuovo allenatore, nuove compagnie di squadra. Un vero e proprio giro di boa per MIOBI insomma, che sin dai primissimi episodi però, sembra davvero ben riuscito, e chi si merita perciò il titolo di Stracult dellla settimana.
C’è passione in questo telefilm, impeto e smania di vincere: c’è il fuoco che arde nel cuore delle ginnaste nel perseguire i propri obiettivi, e il tormento interiore quando la strada si fa dura e il traguardo sembra fin troppo lontano.
Le ginnaste della Rock emozionano, coinvolgono e tengono lo spettatore col fiato sospeso, mentre piroettano in aria, leggere e libere come farfalle. Sono tenaci e instancabili, implacabili e caparbie, ostinate nel raggiungere il loro obiettivo e salire finalmente sul podio.



E per un teen drama che ritorna, un altro che invece, finalmente è proprio il caso di dirlo, se ne va, almeno per qualche mese. La seconda stagione di Pretty Little Liars infatti, si è da poco conclusa sulla Abc Family, portando con sé interrogativi, perplessità e decisamente pochi consensi. L’identità di A., un vero e proprio tormentone per ben due anni, è stata finalmente svelata, ma proprio come accadde in Gossip Girl qualche episodio fa però, le scelte degli autori non hanno convinto affatto i fan.
Il fatto che Mona sia A. ha soddisfatto poco il fedele pubblico di curiosi che ha seguito la stagione: tantissimi sono rimasti incollati davanti al piccolo schermo nel corso della season finale, generando oltre 32mila tweet al minuto nel corso della puntata e rimanendo però alquanto delusi di fronte all’evolvere del plot.
Partita bene all’inizio, la serie ha intrapreso però col tempo una strada traballante, priva di una sceneggiatura solida e di una regia forte. Stracotta quasi del tutto, promette nuovi colpi di scena nella terza stagione, anche se ormai a prevalere è la sensazione è che sia stata messa sul fuoco fin troppa legna da ardere.

giovedì 5 aprile 2012

Arrivederci a Tree Hill.


Un pomeriggio estivo di qualche anno fa, m’imbattei per caso in un teen drama di Rai2, in onda il pomeriggio a orari spesso sfalsati. Un paio di episodi, e via: mi conquistò subito, vuoi per i personaggi ben caratterizzati, vuoi per l’elemento sportivo ad arricchire la storyline oltre che per la forte componente romantica che lo caratterizzava.
Il passo fu breve, cercai di recuperare in pochi giorni la prima stagione per mettermi in pari col palinsesto e iniziai così a seguire la serie in lingua originale, per evitare debacle di doppiaggio.
One Tree Hill, mi ha tenuto compagnia per quasi 9 anni, tra alti e bassi, tra stagioni altalenanti, esorbitanti cadute di stile a volte e indimenticabili colpi di scena altre.
Fa parte non solo di quel gruppo di serie longeve molto amate dal grande pubblico, Desperate Housewives, Grey’s Anatomy, House MD, ma anche degli show più lunghi cui io sia riuscita a rimanere affezionata per tanto tempo, come Beverly Hills o Friends.
Difficile per un telefilm indirizzato al pubblico di teen/twentysomething riuscire a resistere per un arco di tempo così lungo, e oggi, col senno di poi e a dispetto dell’evidente calo qualitativo degli ultimi anni, non me la sento di concentrarmi solo sui difetti emersi nello script recentemente.
Oggi voglio dedicare un saluto speciale a una serie che per me, o meglio per me a vent’anni o poco più, ha significato davvero molto.
Ho pianto lacrime vere con One Tree Hill, commuovendomi fin nel profondo, e anche se questo è successo parecchi anni fa ormai, ha lasciato un segno, seppur piccolo, nel mio cuore.
La morte di Keith, la storia d’amore tra Lucas e Brooke, le disavventure di tutti i protagonisti, a volte surreali e altre volte molto vicine a ognuno di noi, non le dimenticherò, questo è certo.
Il messaggio di speranza, che la serie ha sempre cercato di trasmettere, resterà vivo nei miei ricordi.
Credere nei sogni, confidare nell’amore e nella famiglia, sono tematiche all’apparenza magari banali, ma tutto sommato sono propri i valori che ci aiutano a vivere meglio la vita, gli imprevisti e le lacrime che facilmente rischiamo di incontrare sul cammino.
La season finale andata in onda ieri sera sulla CW, ha chiuso in maniera impeccabile le vicende di tutti i personaggi, portando con sé, ancora una volta, concetti chiave, espressi con le parole, la musica e le immagini giuste.
Frasi magari un po’ scontate, ma in grado di far riflettere, di suscitare dubbi e interrogativi costruttivi, di far venire, per l’ultima volta, la pelle d’oca.

 
One day you are 17 planning for some day and then quietly without you ever really noticing some day is today, and then some day is yesterday. This is your life.
We spend so much time wanting, pursuing, wishing, but ambition is good.
Chasing things with integrity is good. Dreaming.
If you had a friend you knew you would never see again what would you say?
If you could do one last thing for someone you love, what would it be?
Say it. Do it. Don’t wait, nothing lasts forever.
Make a wish and place it in your heart. Anything you want, everything you want.
Do you have it? Good, now believe it can come true.
You never know where the next miracle is gonna come from.
The next memory, the next smile, the next wish come true.
But if you believe that it’s right around the corner, if you open your heart and your mind to the possibility of it, to the certainty of it, you just might get the thing you’re wishing for.
The world is full of magic, you just have to believe in it.
So make your wish.
Do you have it?
Good.
Now believe in it, with all your heart”.


venerdì 3 febbraio 2012

Gossip Girl: 100 episodi (o quasi) da dimenticare



E poi ci sono quelle serie che, nonostante le ottime premesse, il grande potenziale, un paio di stagioni brillanti e tutto il resto, malgrado l’inesorabile crollo qualitativo nel corso degli anni, riescono a tenerti incollato all’appuntamento settimanale con la messa in onda, per scoprire anche solo dove riusciranno ad arrivare gli autori con lo sviluppo degli eventi. In alcuni casi continuare a seguire un telefilm premia la nostra costanza, poiché una serie nasce, cresce, e anche se arriva a esaurirsi riesce a chiudere in bellezza, come nel caso di Ugly Betty, Chuck e molti altri. 
Altre volte invece, rimaniamo inevitabilmente delusi, perché nonostante si raschi il fondo del barile, non viene anteposto un limite al peggio, come accade per esempio oggi ad alcuni teen drama, One Tree Hill su tutti (giunto finalmente alla nona midseason conclusiva), portati avanti per stagioni noiose e interminabili.
In mezzo, tra il primo e il secondo gruppo, un limbo in cui regna il disastro, dove è 
Gossip Girl, ormai alla frutta e con un altro paio di season all’orizzonte purtroppo, a regnare sovrana.
Il 100esimo episodio, dal titolo
G.G. ha tradito, ovviamente, le aspettative di pubblico e critica, sottolineando ancora una volta e semmai ce ne fosse ancora bisogno, la discesa in caduta libera intrapresa dallo show di Josh Schwartz da qualche anno a questa parte.
Ne avevo già parlato recentemente, in una recensione sulla quinta stagione in corso, sbarcata in Italia pochi giorni fa, e mi ero ripromessa, salvo esigenze professionali, di non spendere più parole sulle ceneri di questa serie.
Eppure eccomi qui, a interrogarmi nuovamente su come si possa trascinare un prodotto di successo così a fondo, senza prevenire danni collaterali come il crollo inesorabile di dialoghi e sceneggiatura, forti cadute di stile nel plot e inevitabili ripercussioni sula qualità della serie in toto.
E oggi mi ritrovo, mio malgrado, costretta a domandarmi come si possa raggiungere un livello così basso, tradendo un folto gruppo di fan (da cui mi tiro fuori) che per anni ha atteso con ansia il momento di scoprire la vera identità della blogger dell’Upper East Side, per ritrovarsi poi faccia a faccia con un flop vero e proprio, che in questo caso ha il nome di Georgina Sparks.
Un concatenarsi senza senso di eventi casuali, storyline aperte senza fondamenta e trovate paradossali nella trama ha raggiunto il massimo apice in una puntata che anziché celebrare i fasti del passato come avrebbe dovuto invece, ha invece fallito miseramente.
Cinque anni spesi ad aspettare di scoprire chi fosse Gossip Girl, bruciati nei cinque secondi finali dell’episodio, secondi che avranno sicuramente un seguito dal quale preferisco, sinceramente, restare all’oscuro, tirandomi fuori dal circolo vizioso di dubbi e interrogativi che ora verranno innescati.
Ad aggravare la situazione, l’estenuante tira e molla tra Blair e Chuck, giunto mille volte al capolinea e incapace di trovare un finale, e come se non bastasse un matrimonio (quello con il “principe” Louis) che sin dall’inizio tutti immaginavano fosse un bluff, e una sposa in Vera Wang che fugge disperata dal ricevimento, neanche fosse Carrie Bradshaw,
Una messinscena farsesca, una debacle senza scusanti, soprattutto perché di Carrie, ce n’è una.
è in queste circostanze che il dubbio sorge spontaneo: perché cancellare show di tutto rispetto, validi e ben strutturati, mi vengono in mente Life Unexpected e October Road per esempio, per dar seguito a telefilm scarsi e e carenti sotto tutti i punti di vista come questo?

sabato 28 gennaio 2012

Stracult&Stracotti: The Firm vs. 90210


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl su Telefilm Cult !


Le novità, a parer mio, meritano sempre una chance, soprattutto quando si tratta di serie con un ottimo potenziale, come nel caso dello stracult di questa settimana, The FirmIl Socio, il sequel televisivo dell’omonimo successo cinematografico del 1993, tratto dal best seller di John Grisham, diretto da un maestro come Sidney Pollack. Creata da Lukas Reiter (The Practice, Boston Legal), la serie riparte dieci anni dopo gli avvenimenti narrati nella pellicola cinematografica e vede Mitch McDeere (Josh Lucas) che, dopo essere uscito finalmente dal programma protezione testimoni, si ritrova ad affrontare nuovi ostacoli e nuove sfide per proteggere la sua famiglia e i suoi clienti, facendo inevitabilmente i conti con il passato e con la mafia in cerca di vendetta nei suoi confronti. The Firm si sviluppa su due diversi piani temporali sin dal pilot che vede prima Mitch in fuga dai malviventi che gli danno la caccia, e dopo lo stesso ma sei settimane prima che tutto cominciasse. La trama si snoda con una storyline orizzontale piuttosto intrigante, inframmezzata dai casi settimanali con cui l’avvocato e i suoi dovranno confrontarsi di volta in volta. Strizzando l’occhio a The Good Wife e Damages, la serie di Reiter parte svantaggiata su un network, come la Nbc, che già nella precedente midseson esordì con i pessimi ascolti di The Cape, e che anche stavolta sembra trovare purtroppo conferma nel deludente riscontro di pubblico nel corso della doppia season première, che ha registrato solo 6,3 milioni di spettatori con un rating del 1,4 nella fascia 18-49 (ancora peggio il terzo episodio, 4,3 milioni, rating 1,0). A dispetto degli ascolti però, il giudizio per questo legal drama per ora è positivo, nonostante sia partito in sordina: l’idea c’è, la sostanza anche e il cast è di tutto di rispetto.




E anche stavolta, pollice in giù per un altro teen drama sul viale del tramonto, 90210 che proprio come gli altri due show in onda sulla CW Gossip Girl e One Tree Hill, già fortemente criticati nei giorni scorsi, sembra aver imboccato ormai una strada senza ritorno. Carente sotto tutti i punti di vista, il sequel della serie madre di Aaron Spelling, Beverly Hills 90210, caposaldo del genere sin dagli anni Novanta, in realtà non mi aveva mai convinta del tutto. Sin dagli albori la serie si era rivelata piuttosto banale e prevedibile, ma la speranza che azzeccasse il binario giusto col passare del tempo era stata alimentata da piccole avvisaglie qua e là, quando nel corso di alcuni episodi, le scelte autoriali erano sembrate convincenti. Niente da fare invece, la bella AnnaLynne McCord e tutta la sua compagnia, alla fine dei conti, sembrano aver davvero poco da raccontare e da trasmettere al pubblico, e aldilà di fisici scolpiti, outfit all’ultima moda e un’incantevole spiaggia dorata a far da cornice, resta ben poco. Un teen drama davvero scarso, la cui debolezza è corroborata da uno script fiacco e ripetitivo, un cast bello ma senz’anima e una pochezza di contenuti senza precedenti.