There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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lunedì 26 marzo 2012

Genitori in Blue Jeans: molto più di una modern family!


C’era una volta…
Genitori in Blue Jeans, serie a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, rimasta nel cuore di molti fan fino a oggi.
Lo show racconta con ironia e uno humour indimenticabile, le disavventure della famiglia Seaver, composta dallo psichiatra Jason (Alan Thicke) e sua moglie Maggie (Joanna Kerns), e dai loro tre figli, Mike (Kirk Cameron), Carol (Tracey Gold) e Ben (Jeremy Miller).
In onda negli States dal 1985 al 1992 (in Italia arrivò con un ritardo di due anni), Growing Pains, questo il titolo originale, ha tenuto compagnia agli spettatori nel corso di 166 episodi, più a due film tv prodotti qualche anno dopo, e uno sfortunato spin off del 1988, Dieci sono pochi, durato un paio d’anni appena.
Genitori in Blue Jean è la fotografia divertente e veritiera della società dell’epoca: percorrendo le diverse fasi di crescita dei tre (successivamente quattro) figli della coppia, analizza in maniera accurata e attendibile, le difficoltà economiche e affettive che ogni famiglia può trovare sul proprio cammino. Problemi familiari, professionali e scolastici: in questa serie c’è tutto, e tutto è raccontato con una delicatezza e un umorismo difficilmente riscontrabili nelle comedy degli ultimi anni.
Indimenticabile il personaggio di Mike, il maggiore dei tre figli, adolescente irrequieto, latin lover incallito, l’ultimo della classe e il primo nel cuore delle donne, in netta contrapposizione con sua sorella Carol, secchiona di prima categoria e impacciatissima con i ragazzi.
Idolo delle teenager dell’epoca (compresa la sottoscritta), Kirk Cameron spopolò sul finire degli anni Ottanta, per poi sparire dalla scena e dedicarsi alla religione, per diventare ministro del culto della chiesa battista qualche anno fa.
Molte le guest star in Growing Pains: su tutte il giovanissimo Leonardo Di Caprio nel ruolo di Luke, un ragazzo in difficoltà affidato ai Seaver per un breve periodo; da ricordare anche un acerbo Matthew Perry, che prima di interpretare il celebre Chandler in Friends, recitò nei panni del fidanzato di Carol.
La serie, una di quelle a cui sono particolarmente legata e affezionata, vuoi perché mi ricorda incredibilmente la mia infanzia, vuoi perché fu una delle primissime che cominciai a seguire con regolarità, torna finalmente in tv, a distanza di moltissimi anni, a partire da oggi alle 15.00 su Fox Retrò. Non perdetela!  

giovedì 27 ottobre 2011

Anni '80 che passione!

Nostalgia, nostalgia canaglia.
Di un momento particolare della propria vita. Di un amico. Di un amore finito. Di uno stato d’animo.
Degli
anni Ottanta.
Oggi, nel mio caso, decisamente degli anni Ottanta, e in particolare, delle serie tv di quel periodo. Forse proprio all’epoca nacque la mia passione per i telefilm, nonostante per anni, io abbia attribuito il merito a
Beverly Hills 90210.
Ricordo ancora con quanta emozione, all’età di 5 anni appena, seguivo, senza capirci poi molto, gli episodi di
Happy Days (1974-1984) poco prima di cena su Italia1,appollaita sul divano tra mia nonna e mio fratello. Il mio preferito,uno dei personaggi minori, Chachi, il nipotino di Fonzie, interpretato dal mitico Scott Baio, che anni dopo ritrovai in una serie che forse conoscono in pochi, ma che io adoravo, Baby Sitter (1984-1990). Delle family-comedy di allora, non me ne perdevo neanche una: dai Jefferson (1975-1985) ai Robinson (1984-1992), dai Bradford (1977-1981) ai Keaton 81982-1989), passando per la famiglia di Arnold (1978-1986). E poi ancora Alf (1986-1990, Mork & Mindy (1978-1982), Strega per amore (1965-1970, lo so molto più vecchio, ma adoravo Jeannie) e Supercar (1982-1986).
Non me ne perdevo
sul serio neanche una: al ritorno da scuola durante la merenda, il sabato o la domenica mattina, la sera prima o dopo cena, in tutte quelle pause dal gioco, i compiti o lo sport, già allora le serie tv mi tenevano compagnia. Erano oltretutto il pretesto ideale per riunire la famiglia, mangiare la pizza sul divano per vedere un nuovo episodio, trascorre del tempo i miei genitori o mio fratello, guardare una puntata in compagnia di qualche amichetto. Ieri come oggi, evitavo di gran lunga i telefilm a carattere fantascientifico, come Star Trek e simili, o i crime che tuttora, inspiegabilmente, vanno in onda sulla Rai e riscuotono un discreto successo, come La Signora in Giallo o gli onnipresenti Kojak e Colombo.

La mia serie preferita in assoluto, almeno all’inizio, fu senza dubbio Super Vicky (1985-1989), la bambina-robot più famosa della storia della tv, con la sua allegra famiglia e la vicina di casa irriverente e lentigginosa. Il posto di “preferito” nel mio cuore, a Vicky, sul finire degli anni Ottanta, riuscì a rubarlo solo Genitori in Blue Jeans (1985-1992), grazie all’entusiasmo della famiglia Seaver, e al mio amore fanciullesco nei confronti di Kirk Cameron, che interpretava il figlio maggiore Mike.Per anni i poster che lo ritraevano, scovati nelle pagine centrali di Cioè, hanno fatto da tappezzeria alla mia stanza.
Sul fronte italiano,
College (1990) con Federica Moro, Professione Vacanze (1987) con Jerry Calà e I Ragazzi della 3° C (1987-1989), per me non avevano rivali.

“She’s a small wonder, lovely and bright with soft curls.
She’s a small wonder,a child unlike other girls.
She’s a miracle, and I grant you, she’ll enchant you at your sight,
She’s a small wonder and she’ll make your heart beat twice.
She’s fantastic, made of plastic,microchips here and there.
She’s a small wonder, brings love and laughter everywhere”