There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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mercoledì 9 ottobre 2013

Dal creatore di Desperate Housewives, Devious Maids: questa sera alle 21 su Fox Life



Devious Maids: panni sporchi a Beverly Hills, arriva finalmente in Italia! 
L'attesissima serie di Marc Cherry, il creatore di Desperate Housewives, debutterà questa sera alle 21.00 su Fox Life. Non perdetevela!

Nonostante il rifiuto inaspettato della Abc, Marc Cherry è tornato con una nuova serie tutta al femminile, stavolta senza casalinghe, ma con lo stesso brio con cui anni fa era riuscito a conquistare il piccolo schermo.
Distante un bel po’ di chilometri da Wisteria Lane e dalle sue villette a schiera con i giardini perfettamente curati, lontano dalla classe medio-alta cui Gaby e compagnia bella ci avevano abituati, il creatore della Desperate Housewives ci riprova, stavolta sulla rete via cavo Lifetime, con una serie irriverente e ironica, dall’inconfondibile sapore latino.
Ha debuttato ieri sera negli States, Devious Maids, l’irresistibile storia di un gruppetto di “domestiche” di Beverly Hills, meno disperate di Bree e delle sue amiche, ma senza dubbio ugualmente pettegole, ciniche e agguerrite.
Tra stracci, aspirapolvere e bagni da pulire, le protagoniste della serie di certo non abbandonano i tacchi e loro innata voglia di emergere a tutti i costi. 

Chi per un verso chi per l’altro, daranno delle belle gatte da pelare ai proprio datori di lavoro. 
Prodotto da nostra signora Eva Longoria, Devious Maids è ispirato alla soap messicana Ellas son la Alegría del Hogar e vanta un cast di tutto rispetto, ove troviamo parecchi volti noti del piccolo schermo, da Ana Oriz (Ugly Betty) a Judy Reyes (Scrubs), da Roselyn Sanchez (Senza Traccia) a Dania Ramirez (Heroes). 
A far compagnia alle quattro donzelle, direttamente dagli anni Novanta, Grant Show di Melrose Place, Mariana Klaveno di True Blood e molte altre piccole star viste negli ultimi anni in serie di minor successo.
Spregiudicate e disposte a tutto pur di far valere i loro diritti, le protagoniste della serie, Marisol, Zoila, Valentina, Carmen e Rosie sono sanguigne e calienti come la cultura latina ci insegna: sguardo ammiccante, coraggio da vendere e forza di volontà, difficilmente si faranno pestare i piedi dalle ricche ereditiere delle California. Tra ville sontuose, piscine da urlo e ricchi sfrontati  dovranno ritagliarsi un piccolo spazio in una società che spesso nega loro il prestigio che meriterebbero.
Esattamente come in Desperate Housewives, anche Devious Maids inizia con la morte di un’amica delle protagoniste, se nel primo ci trovavamo di fronte a un triste suicidio però, stavolta ci ritroveremo a indagare su un efferato omicidio e su torbide storie di tradimenti e prostituzione.
Tra misteri, segreti e sotterfugi, le risate sono assicurate, ma proprio come a Wisteria Lane, non mancheranno numerose occasioni in cui la trama ci regalerà momenti di riflessione più profondi e solo a prima vista superficiali. 
In America la serie è stata accusata di cavalcare troppo gli stereotipi delle donne latine per antonomasia, certo è che per la prima volta, le protagoniste appartengono a un ceto sociale che difficilmente abbiamo visto raccontato in tv fino a oggi e l’originalità sta proprio in questo.
Nonostante l’idea alla base non sia di Marc Cherry, nessuno meglio di lui avrebbe saputo rendere al meglio la trasposizione della serie originale, dando vita a una nuova dramedy irresistibile e intrigante
Mi sento in dovere di avvisarvi però che, proprio come succedeva in Desperate, le nostre "maids" creano dipendenza: provare per credere! 


lunedì 30 settembre 2013

Masters of Sex: l'America e il sesso sul finire degli anni Cinquanta



Ieri sera ha debuttato negli USA Masters of Sex, la nuova serie in onda sulla rete via cavo Showtime che in questi mesi farà sicuramente parlare di sé.
Tratta dal romanzo di Thomas Meier, Masters Of Sex: The Life & Times Of William Masters And Virginia Johnson, The Couple Who Taught America How To Love, la storia ha per protagonisti il ginecologo William Masters (Michael Sheen, Underworld, The Twilight Saga) e la ricercatrice Virginia Eshelman Johnson (Lizzy Caplan, Cloverfield, True Blood), i due veri pionieri della rivoluzione sessuale americana.
La storia, ambientata nel 1956 in un comunissimo Central Medical Building di St.Louis (Missouri) racconta come i protagonisti, nell’arco di undici anni di attività, abbiano analizzato oltre diecimila atti sessuali compiuti da 700 individui (382 donne e 312 uomini) affetti dal problema definito “umana inadeguatezza sessuale”.
I risultati dell’indagine, interamente documentati nel volume L’atto sessuale dell’uomo e della donna (1966), avevano come fine ultimo quello di porre rimedio ai numerosi divorzi registrati a causa del “disastro del letto coniugale”, ovvero all’incapacità della maggior parte delle coppie di raggiungere l’orgasmo.
Prima di loro, soltanto Alfred Charles Kinsey tra il 1948 e il 1953 nei suoi Rapporti statistici sulla sessualità umana, aveva indagato la sfera sessuale degli esseri umani attraverso le ormai celebri interviste, senza però invadere “fisicamente” la sfera privata come invece avevano avuto il coraggio di fare Masters e la Johnson.
Ieri come oggi, parlare di sesso non è mai stato facile, è un argomento che solitamente vive in bilico su un campo minato, con puritani e conservatori pronti a sparare a zero al minimo segnale d’allarme e a gridare alla censura.
Lo studio della risposta emotiva e fisica in seguito a stimoli sessuali fu utile negli anni Sessanta per rassicurare uomini e donne su alcuni dubbi amletici legati appunto alla vita matrimoniale.
Verifiche scientifiche all’epoca per nulla scontate o ovvie come oggi, come il fatto che la masturbazione non recasse danni fisici o psicologici, o che la misura del pene non influenzasse minimamente il raggiungimento dell’orgasmo da parte di una donna, trovò quindi finalmente una risposta.
Una serie audace e originale, caratterizzata da una ricostruzione storica estremamente curata e dettagliata e da dialoghi corposi e ben strutturati, che ha come unica pecca quella di non riuscire, almeno nel corso dei primi due episodi, a tenere il ritmo nell’arco dei 53 minuti che contraddistinguono ogni puntata.
In Masters of Sex, il sesso non è spiattellato sullo schermo come accade nella maggior parte delle serie in onda oggi, Californication o True Blood solo per citarne alcuni, non è un escamotage utilizzato soltanto per attrarre orde di curiosi: qui il sesso è raccontato e analizzato con cognizione di causa, in maniera scientifica e la nudità è un mezzo utile per spiegare e trovare risposte a interrogativi che cinquant’anni fa rappresentavano un vero e proprio tabù, ma che a pensarci bene, anche oggi vengono spesso messi da parte poiché troppo scomodi da trattare. 



giovedì 9 agosto 2012

I consigli per l'estate

Ebbene sì, anche la ragazza delle stelle, ogni tanto va in vacanza. 
Per poco, non preoccupatevi, ma ogni tanto ci vuole.. :)

I telefilm, quelli invece non vanno mai in ferie!
Vi lascio quindi in buona compagnia, con alcune serie estive che non hanno nulla da invidiare a quelle invernali: Breaking Bad, True Blood, Wilfred, Bunheads, White Collar e molte altre ancora.
Potrei andare avanti all'infinito, ma se siete a corto di idee su cosa iniziare in questi caldi giorni estivi, spulciate in lungo e in largo il mio blog e una nuova serie da cominciare la scoverete sicuramente!
E se siete alla ricerca di un bel film "a tema" da guardare in questo periodo, non c'è che l'imbarazzo della scelta: da grandi classici come Quando la moglie è in vacanza, pellicola di Billy Wilder con la strepitosa Marilyn Monroe e Vacanze Romane, diretto da William Wyler e interpretato da Audrey Hepburn, a film italiani godibili e poco pretenziosi come Ferie d'agosto di Paolo Virzì o l'intramontabile Sapore di mare di Carlo Vanzina.

Vi strizzo l'occhio e vi auguro buone vacanze: iniziate a contare le stelle, e vedrete che in un battito di ciglia, sarò di nuovo qui.
xoxo
Stargirl



mercoledì 25 luglio 2012

Jonathan Rhys Meyers diventa Dracula per la NBC


L'innegabile talento di Jonathan Rhys Meyers, conosciuto dal grande pubblico per il ruolo del mister nel delizioso Sognando Beckham (2002), venne fuori senza dubbio in Match Point, celebre pellicola del maestro Woody Allen del 2005, la migliore, a parer mio, del periodo "alleniano post moderno", come mi piace definirlo.
Dopo un paio di campagne pubblicitarie per Hugo Boss e qualche comparsata qua e là, tra un presunto tentativo di suicidio e un enorme successo riscosso tra il pubblico femminile, merito della sua naturale bellezza, è nel 2007 che Rhys Meyers raggiunge l'apice della carriera per il ruolo del Re Enrico VIII nei Tudors, serie della Showtime durata 4 stagioni (fino al 2011), decisamente poco fortunata in Italia, complice anche la programmazione "ballerina" riservata dai palinsesti allo show.
La "soffiata" di oggi, direttamente dalla Television Critics Association, vuole Jonathan Rhys Meyers come protagonista del prossimo Dracula, serie in onda dal prossimo autunno sulla NBC, prodotta dal trio formato da Tony Krantz (24, Sports Night) da Colin Callender ex presidente della HBO Films e Cole Haddon, produttore esecutivo e scrittore.
Dracula, che sulla NBC tornerà alle origini, mettendo da parte i più "modaioli" e "eccessivi" True Blood, Twilight e The Vampire Diaries, vedrà il protagonista arrivare a Londra verso la finire del 1800 per vendicarsi di tutti i nemici incontrati nella vita precedente.
Avremmo quindi a che fare con l'ennesimo vampiro anche il prossimo anno, ora che anche un network come la NBC ricorre al principe delle tenebre per alzare gli ascolti. Che sia la volta buona?
Di certo, la scelta ricaduta su un fior fior di figliolo come Rhys Meyers, farà sì che la sua irresistibile bellezza, si trasformi nell'arma in più per il nuovo Dracula.

sabato 23 giugno 2012

True Blood - stagione 5: ripartire o abituarsi alla fine?


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl su TelefilmCult!


La parola estate vuole dire anche mare, sole, relax. Spiaggia, ombrelloni e viaggi on the road. Per gli appassionati di telefilm però, l’estate vuol dire anche True Blood, solo per citare una delle molteplici serie che ripartono in questo periodo. 
Eccoci qui quindi, a celebrare il ritorno di uno Stracult per gli appassionati del genere vampiresco, che pur avendo mostrato segni di cedimento a livello di sceneggiatura e scelte autoriali lo scorso anno, si è rivelato ancora una volta uno degli show più attesi di questi mesi.
Con la speranza che la serie della HBO si lasci streghe, storyline estremamente veloci e superficiali alle spalle, i fan si sono gettati anche quest’anno nelle avventure surreali e fuori controllo di Eric, Bill, Sookie e Lafayette.
Nuovi e vecchi personaggi all’orizzonte, su tutti la nostrana Valentina Cervi nel ruolo di Salome, braccio destro dell’Autorità dei vampiri, e presto (dal nono episodio), anche Robert Patrick, nel ruolo di Jackson, padre di Alcide.
E nella speranza che il Re Russel Edgington
,
villain di questa stagione, arrivi presto, ciò che ci auguriamo è che si decida di riprendere la retta via, a scavare a  fondo nei personaggi, approfondire la psicologia di quelli principali e tralasciare invece per un po’ quelli inutili, mettendoli da parte e rispolverandoli magari in futuro. 
Più dinamicità, più spessore, meno superficialità: ecco cosa ci si aspetta dalla nuova stagione di uno Stracult di questo calibro.

Vorreste sapere qual è lo stracotto della settimana invece? Leggete il post sotto!

mercoledì 16 maggio 2012

10 motivi per continuare a vedere The Vampire Diaries


Ieri come oggi, in tv e al cinema a farla da padrone ci sono vampiri, licantropi, alieni ed esseri sovrannaturali di ogni tipo. E negli ultimi anni, diciamocelo chiaramente, di succhia sangue e lupi mannari, ce ne sono fin troppi. Certo è che, mentre di alcuni ne faremmo volentieri a meno, Pattinson e i lupetti muscolosi e mezzi nudi ne sono un esempio, da altri invece non riusciamo più a separarci.
A qualcuno capita con True Blood, ad altri con Teen Wolf (difficile da credere, lo so) ad altri ancora con The Vampire Diaries. Io, ovviamente, mi schiero nell’ultima categoria.
Pur non amando affatto la saga di romanzi firmata Lisa Jane Smith (un bambino di tre anni scriverebbe meglio infatti), la serie omonima creata da Kevin Williamson e Julie Pec, invece mi ha conquistata subito.
Dopo due stagioni impeccabili, considerando il genere e il plot alla base ovviamente, la terza ha cominciato a mostrare piccoli segni di cedimento, incartandosi spesso in storyline troppo contorte e a tratti ripetitive, senza però perdere quel brio e quella freschezza che da sempre la caratterizzano. E se da un lato la sceneggiatura ha iniziato a perdere colpi, dall’altro la regia ha invece virato e optato per un’atmosfera più dark, meno politically correct e indubbiamente più affascinante.
I vampiri teenager sono cresciuti, sono diventati un po’ più stronzi ed egoisti e ancor più sexy e tenebrosi degli anni scorsi. La storia dell’amore impossibile tra Stefan ed Elena si è fatta più interessante, e il triangolo con Damon, vero e proprio trascinatore dell’intera serie, ha aggiunto quel pizzico di sale in più che tutti aspettavamo per condire meglio il piatto.
La season finale, molto simile a quella di Breaking Dawn (gli sfortunati che come me hanno avuto modo di vedere il film lo sanno bene), segna un punto di non ritorno: Elena è stata trasformata in un vampiro e il modo con cui gli sceneggiatori d’ora in avanti svilupperanno la situazione, sarà decisivo per le sorti della serie.
La scelta di trasformare la ragazza infatti, potrebbe rivelarsi una trovata geniale, così come una boiata pazzesca se non venisse gestita al meglio.
Il rischio c’è, ed è enorme. Perché continuare a seguire The Vampire Diaries il prossimo anno allora?
Ecco 10 validi motivi:
-        perché ora che Elena è un vampiro, pretendiamo un dignitoso cat fight tra lei e Katherine per vedere chi avrà la meglio;
-        perché prima o poi, anche Stefan le prenderà da Damon e non vogliamo perderci proprio quel momento;
-        per capire l’utilità di un personaggio come Matt, un tesoro di ragazzo senza alcun dubbio, ma diteci a cosa serve, grazie;
-        per vedere Rebekka stremata per terra dopo che qualcuno, finalmente, gliene avrà date di santa ragione;
-        per capire se un bel personaggio come quello di Jeremy, avrà prima o poi un ruolo di rilievo e riuscirà finalmente a rendersi utile;
-         per gioire quando finalmente anche l’adorabile Caroline avrà un attimo di pace e serenità e smetterà di soffrire e di essere torturata dal primo vampiro incazzato che capita a Mystic Falls;
-        per renderci conto, ancora una volta e semmai ce ne fosse bisogno, che Kristen Stewart dovrebbe smettere di recitare, visto che anche una statua di sale come la Dobrev risulta più espressiva di lei;
-        perché prima o poi Bonnie smetterà di fare smorfie e versi strani, e meritiamo di assistere a quel momento dopo tre anni di attesa;
-        perché se Elena proprio non sceglierà Damon, saremo lì a consolarlo;
-        perché Damon Salvatore non ci annoierà mai, e fare a meno di lui, ormai è impossibile.

martedì 22 novembre 2011

Breaking Dawn: tragicomico flop

Bella e Edward si sposano e dopo anni di lunga ed estenuante attesa, regalano ai fan, adolescenti dagli ormoni impazziti, un paio di minuti di effusioni hot, in una pseudo scena di sesso alquanto insulsa e decisamente ridicola. Bella resta incinta di un ibrido dal nome improbabile “Renesme”, e dopo averlo dato alla luce viene finalmente trasformata, in un vampiro.
Quattro righe, quattro misere righe, per spiegare quello che si sviluppa in quasi 120 interminabili minuti di film.
Il penultimo capitolo della Twilight Saga (diviso in due parti in seguito alla brillante idea di marketing già sperimentata da quel furbetto di Harry Potter), Breaking Dawn – Part 1, è uscito nelle sale di tutto il mondo lo scorso mercoledì, incassando, solo in Italia, 6.240.599 euro nel weekend e 8.993.267 euro in cinque giorni di programmazione, 139 milioni e mezzo di dollari nel fine settimana statunitense e 283 milioni e mezzo
al botteghino internazionale.
Chi mi segue lo sa, non parlo quasi mai di numeri, mi interessano poco. Io guardo la storia, la regia, il cast, la fotografia, tante altre cose decisamente più significative. Ma stavolta non posso non fermarmi a rifletterci su, a cercare una motivazione plausibile a uno scempio simile. Non posso credere che il potere di due bellocci come Robert Pattinson e Taylor Lautner, possa raggiungere vette così alte.
Il film è una vergogna: un susseguirsi di situazioni banali, sequenze noiose e piatte, effetti speciali scadenti e una sceneggiatura a dir poco elementare, che nonostante tutto, riesce a superare di gran lunga la qualità del libro in sé, e questo è tutto dire. Le oltre 700 pagine di quello che mi costa veramente fatica definire “un romanzo”, sono riportate sul grande schermo in maniera fedele e ugualmente soporifera: il triangolo tra Bella, Edward e Jacob non sta più in piedi, la “recitazione” dei tre è un insulto alla decenza, la mimica facciale della Stewart e di Lautner e la loro interpretazione sincopata e meccanica di fronte alla macchina da presa hanno raggiunto i minimi livelli. La matrice teen lascia spazio a tinte vagamente horror, evidenti nella scena cruenta del concepimento del “mostro” nato dall’unione tra la Bella e la “bestia” (che più bella non si può però): la protagonista, ai limiti dell’anoressia, distesa su un letto bagnato di sangue, mette alla luce la nuova erede della stirpe Cullen, e inizia la sua trasformazione in vampiro, mentre Jacob in giardino si lecca le ferite, e Edward prosciuga la pazienza dello spettatore con i suoi sensi di colpa e i suoi discorsi lasciati a metà. Ma neanche il tono macabro e crudo riesce a risollevare il film, che scorre lento sullo schermo lasciando presagire che il capitolo conclusivo sarà forse addirittura peggiore di questo.
Quello che mi domando non è come mai un film del genere possa riscuotere successo, il pubblico giovanile in questo è insuperabile, si sa, e basta poco affinché frotte di teenager invadano i multisala di tutto il mondo: un cast accattivante, una lovestory ingarbugliata e dagli esiti prevedibili, e una colonna sonora ad hoc. Mi chiedo più che altro come Bill Condon, vincitore di due premi Oscar per il suo adattamento di Dreamgirls, brillante sceneggiatore di pellicole come Kinsey e Chicago, presidente della Film Independent e del comitato degli scrittori della Writers Guild of America, possa lasciarsi travisare da un blockbuster del genere. Perché vendere l’anima al diavolo per quattro soldi al botteghino? Perché lasciare che una discreta carriera venga alla fine associata a un indecente filmetto di serie b?
In sala le ragazzine urlano, scalpitano, battono le mani, e il loro comportamento non fa che ribadire ancora una volta l’ascesa di questi nuovi pseudo-divi, e sancire il completo e ormai definito declino del filone vampiresco sul grande schermo. Fortuna che, per gli appassionati del genere, restano ancora True Blood e The Vampire Diaries.



martedì 8 novembre 2011

Dai libri alle serie tv



Da sempre cinema e letteratura camminano di pari passo.
Saghe, epopee e romanzi best seller, sulla scia del successo riscosso su carta, vengono trasformati in lungometraggi per il grande schermo, in grado di coinvolgere un numero sempre maggiore di persone.
Il più delle volte, il risultato non è dei migliori, e salvo rarissimi casi, si resta sempre delusi dopo la trasposizione cinematografica dei nostri libri preferiti.
A me è capitato con
Romanzo Criminale e Caos Calmo, solo per citarne alcuni noti al grande pubblico, che nonostante gli ottimi incassi al botteghino, hanno tradito notevolmente le mie aspettative. Altri invece sono riusciti a stupirmi laddove sembrava impossibile, è il caso de Il Signore degli Anelli, Quei bravi ragazzi, Sleepers.
Un legame indissolubile, quello tra Hollywood e la carta stampata, che da qualche anno a questa parte si è esteso anche al piccolo schermo, in seguito al dilagante successo ottenuto dalle serie tv.
Molti oggi i telefilm ispirati, a volte in grande altre in minima parte, a best seller di autori più o meno famosi, come
Candace Bushnell, che con il suo Sex and the City ha dato il via a una serie di prodotti particolarmente amati dal pubblico femminile. Dopo la saga di Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte, che per sei stagioni ha catturato l’attenzione di milioni di fan in tutto il mondo, è stata infatti la volta del trio di Lipstick Jungle (della stessa autrice), Wendy, Nico e Victory, meno fortunate delle loro cugine, decisamente più divertenti e navigate.
A Lipstick Jungle, chiuso dopo due stagioni appena, è andata male, e le tre quarantenni di Manhattan non sono risultate abbastanza convincenti per sopravviver sul piccolo schermo, a differenza di un gruppo di teenager dello stesso “quartierino” della Grande Mela, che ancora oggi spopola sulla CW:
Gossip Girl. Tratta dalla collana di romanzi di Cecily Von Ziegesar, pubblicati in Italia con il nome Bad Girls, la serie è giunta quest’anno alla quinta stagione, e pur essendo calata notevolmente di tono nella sceneggiatura, nei dialoghi e nella regia, continua a mietere un ottimo numero di spettatori su un network giovane come la CW.
Sulla scia del successo di Gossip Girl, è stato poi il turno di un altro gruppetto di adolescenti tutto pepe, intrighi e sotterfugi, Aria, Hanna, Spencer ed Emily, le ragazze di
Pretty Little Liars, basato sull’omonima serie di libri di Sara Shepard, in onda sulla Abc Family dallo scorso anno.
Più di nicchia e per un pubblico indubbiamente più adulto,
Secret Diary of a Call Girl – by Belle de Jou, (Diario di una squillo per bene), serie britannica trasmessa da IT2 (in Italia su Fox prima e Cielo poi), che ha per protagonista una carismatica e ironica escort d’alto bordo, che regala allo spettatore un quadro fedele e senza veli della vita di una prostituta inglese con una grande fedeltà tra romanzo e telefilm e pochissimi passaggi modificati dagli sceneggiatori. Diverso il destino dei romanzi di Jeff Lindsay, che hanno ispirato un capolavoro della tv come Dexter (HBO) dove però, aldilà del plot, pochi elementi della storia originale sono rimasti intatti, a partire dalle storyline parallele dei personaggi secondari fino a ritocchi più profondi nella struttura principale.
Sul lato fantasy, potrei elencare moltissimi romanzi diventati prodotti televisivi, ma mi limiterò a citare i più importanti e significativi, a partire da
True Blood (HBO), ispirata al Ciclo di Sookie Stackhouse di Charlaine Harris, fino a The Vampire Diaries, altra saga vampiresca giunta alla terza stagione sulla CW tratta da I Diari del Vampiro di Lisa J. Smith. Stesso network e stessa autrice anche per The Secret Circle, una new entry di quest’anno, tratta da I Diari delle Streghe e trasformata per l’occasione in un teendrama però poco riuscito, infarcito di luoghi comuni e situazioni prevedibili e poco elettrizzanti.
Sempre in casa HBO, ha debuttato quest’estate, riscuotendo un incredibile seguito di appassionati,
Game of Thrones trasposizione dei romanzi fantasy di George R.R. Martin, A Song of Ice and Fire, e ultimo ma non per questo meno importante, anzi probabilmente il migliore degli ultimi anni, The Walking Dead, dall’omonima serie a fumetti firmata Kirkman e Adlard, che lo scorso anno ha debuttato sulla Amc conquistando un’incredibile e inaspettata schiera di fan.
Di produzione italiana invece,
Romanzo Criminale, dal romanzo di Giancarlo De Cataldo, la storia romanzata della Banda della Magliana, che con due stagioni appena, due stagioni a dir poco eccezionali, è riuscita a lasciare un segno indelebile nella produzione di fiction italiane degli ultimi anni.

giovedì 18 novembre 2010

The Vampire Diaries: Katherine domina la seconda stagione


Il piccolo break per The Vampire Diaries, in pausa fino al 2 dicembre, è l'occasione ideale per fare il punto della situazione, dopo i primi nove episodi ricchi di avvenimenti emozionanti e inaspettati, di cui Katherine è la protagonista indiscussa 



Affascinanti, sfuggenti e tenebrosi: lo charme innato dei vampiri, in tv come sul grande schermo, si è ormai ritagliato un'ampia fascia di pubblico, come testimonia l'enorme successo della Twilight Saga prima, e di The Vampire Diaries e True Blood poi.
I fratelli Salvatore e la dolce e indifesa Elena Gilbert tengono alti gli ascolti della CW, e The Vampire Diaries spicca per l'ottimo seguito di spettatori, oltre 3,5 milioni, settimana dopo settimana.
La serie, tratta dai romanzi di Lisa J. Smith, si è conquistata meritatamente il favore di pubblico e critica e continua, a seconda stagione inoltrata, a stupire e sorprendere con numerosi colpi di scena e cliffhanger ad hoc. 
La stagione, partita in sordina e dal ritmo sempre più adrenalinico, è proseguita sbrogliando intrecci aperti lo scorso anno, introducendo nuovi personaggi e approfondendo accuratamente la psicologia di quelli già conosciuti. La sceneggiatura ben curata, la regia scoppiettante e il tono corale ben orchestrato, le conferiscono una posizione privilegiata all'interno del network, che accusa un forte calo di ascolti per show già consolidati, come Gossip Girl e One Tree Hill, solo per citare i casi più eclatanti.


I primi episodi, Brave New World, Bad Moon Rising e Memory Lane incentrati principalmente sul ritorno della perfida Katherine, sulla trasformazione di Caroline e sul radicato dualismo tra vampiri e lupi mannari, sono fondamentali per il dispiegarsi della trama, piuttosto intricata rispetto alla scorsa stagione. 
La maledizione dei Lockwood viene svelata pian piano grazie ai flashback sul passato di Katherine e sui legami con i fondatori della città e la famiglia Salvatore: si scopre quindi che Mason Lockwood, giunto in città alla ricerca della pietra lunare necessaria per rompere l'anatema, è anche lui agli ordini della perfida Katherine.
Lentamente i tasselli cominciano a incastrarsi e la spedizione di Damon, Alaric ed Elena alla Duke University dove dall'incontro decisivo con Vanessa Monroe (Courtney Ford), studentessa di Isobel, si evincono altri dettagli sui fenomeni folkloristici e paranormali avvenuti nel corso dei secoli a Mystic Falls. 
Le ricerche di Isobel contribuiscono a far luce su particolari ancora più inquietanti, rivelando informazioni determinanti sull'antica maledizione del sole e della luna, secondo cui il morso di un licantropo sarebbe fatale per un vampiro; l'ulteriore ritrovamento del libro sulle radici della famiglia Petrova, stabilisce che una delle condizioni per sciogliere l'incantesimo è la morte della doppelganger Elena. 


Il ritmo incalzante e dinamico contraddistingue gli episodi successivi, Kill or Be Killed, Plan Be, Masquerade elettrizzanti e densi di avvenimenti. La storyline principale va a mescolarsi inevitabilmente con altre minori, e tutti i personaggi diventano protagonisti di un infausto destino comune, a cui sembra non esserci un rimedio vero e proprio. 
Damon prende in mano le redini della situazione, e pur non riuscendo a sconfiggere Katherine, riesce a eliminare il suo alleato Mason, in uno scontro piuttosto cruento che termina con la morte del licantropo, a cui il vampiro strappa via il cuore. Parallelamente, Stefan si ritrova impegnato su diversi fronti, forse troppi, al punto di perdere il controllo della situazione: infatti il supporto offerto a Caroline nel difficile momento successivo alla trasformazione, non gli permette di focalizzare l'attenzione su Katherine, sempre più agguerrita e crudele nel voler distruggere la sua relazione con Elena. Nel corso di uno dei tanti flashback risalenti a 150 anni prima, veniamo finalmente a conoscere i veri sentimenti della donna, sinceramente innamorata del maggiore dei fratelli Salvatore, e oggi più che mai decisa a riconquistarlo. 
La storia tra Stefan ed Elena risente fortemente della situazione: per salvaguardare il bene dei suoi cari, costantemente minacciati dalla sua doppleganger, la ragazza decide di dare un taglio al legame con il bel vampiro e mettere da parte i suoi sentimenti una volta per tutte. Damon dal canto suo, non riesce invece ad accantonare ciò che prova per Elena, e non è in grado di seppellire in fondo al cuore emozioni da cui non riesce a sottrarsi. Emozioni che esplodono nell'ottavo episodio Rose, in cui si allea, per la prima volta dopo tanto tempo, con il fratello, per salvare Elena, la donna che entrambi amano.


La puntata introduce nuovi personaggi fondamentali, la Rose (Lauren Cohan) citata nel titolo, e Trevor (Trent Ford), due vampiri che si offrono, tramite il misterioso Elijah (Daniel Gillies), di rapire la doppelganger e consegnarla nelle mani di Klaus, uno dei membri più anziani e temibili delle antiche dinastie per ripagarlo così del debito di cinquecento anni prima. All'epoca furono infatti proprio i due a trasformare Katherine in vampiro.
L'alleanza tra Damon e Stefan si rivela di vitale importanza per portare Elena al sicuro sacrificando però la vita di Trevor e spingendo poi Rose a unirsi al gruppo di Mystic Falls. 
Indispensabile in questa circostanza, l'intervento di Bonnie, che grazie a un incantesimo permette a Stefan di rintracciare e portare in salvo Elena. 
Il legame tra la giovane strega e Jeremy, diventato ormai un'altra pedina fondamentale nel disegno comune che lega i personaggi l'uno all'altra, sigla forse un nuovo amore impossibile che difficilmente potrà avere un lieto fine, al pari di quello tra Damon ed Elena, che trova il suo apice al termine della puntata, quando il ragazzo le confessa per la prima volta i suoi sentimenti, in una scena romantica e indimenticabile, per poi soggiogarla immediatamente e indurla a dimenticare tutto.

È però l'episodio successivo, Katerina, che ci aiuta finalmente a comprendere la vera natura di Katherine, andando a scavare fin nel lontano 1492 in Bulgaria, nella casa della famiglia Petrova (che in seguito verrà cambiato in Pierce, l'attuale cognome di Katherine). La ragazza ci mostra ancora una volta la sua indole vendicativa ed egoista ma allo stesso tempo si rivela emotivamente fragile sotto molti aspetti (su tutti il legame con la madre), frutto di un passato turbolento e difficile.

L'ottima interpretazione della Dobrev, conferisce credibilità e spessore al personaggio di Katherine, più debole dopo essere stata rinchiusa nella cripta da Damon, ma al contempo agguerrita e pronta a dar battaglia a chiunque le ostruisca la strada. Una donna forte e determinata, tragicamente negativa, ma anche affascinante, molto simile a Damon, punto cardine della serie. L'amore-odio che lo lega al fratello, l'attrazione che nutre per Elena, l'arroganza e l'ironia che sprigiona in ogni scena e quel fare da bad guy che tanto piace alle donne, lo rendono senza dubbio il protagonista più significativo di The Vampire Diaries. 
Personaggio in continua evoluzione e dall'atteggiamento mai scontato o banale, Damon riesce a contagiare con la sua forza di carattere anche il fratello Stefan, indebolito e in ombra nel corso della stagione, ma sulla via della redenzione già da qualche episodio, soprattutto da quando, convinto da Damon, ha cominciato a tirare fuori gli artigli per proteggere Elena, scegliendo di nutrirsi di sangue umano per accrescere la sua forza e poter sconfiggere Katherine e Klaus.

Pregio fondamentale della serie, è senza dubbio quello di saper sbrogliare, ogni volta a tempo debito, i legami intricati tra i vari personaggi, mantenendo sempre un tono credibile e coerente con la trama generale, donando spessore alla psicologia di ogni singolo individuo, senza sacrificare nessuno. Gli sceneggiatori e i creatori si adoperano per far sì che la coralità pervada ogni singolo episodio, in un insieme sempre omogeneo e fluido di voci, alternando perfettamente la giusta dose di azione ai momenti più statici e riflessivi, valorizzati da una colonna sonora in linea con l'atmosfera della serie e da dialoghi ben scritti in cui si avvicendano quel pizzico di humour e romanticismo che non guasta mai.
L'ingresso di nuovi personaggi, ultimi in ordine cronologico, Rose ed Elijah, e lo stregone Luka, da subito legato a Bonnie, non intacca minimamente la permanenza di altri seppur minori, come nel caso di Jeremy, Caroline e Tyler, fondamentali, nel disegno generale, ai fini della storia. Ed è così che in un attimo, in The Vampire Diaries, streghe, lupi mannari, teenager comuni e vampiri, diventano protagonisti, di una storia sì ingarbugliata e imprevedibile, ma mai confusa o monotona, anzi estremamente avvincente e convincente.

Nella serie di Kevin Williamson il teendrama si sposa perfettamente con il genere vampiresco, sottolineando, ancora una volta, la commistione di generi tipica dell'era televisiva moderna, conquistando non solo quella fascia di pubblico attratta dai principi delle tenebre, ma anche tutti coloro che sono alla costante ricerca di una serie che sappia tenerli incollati allo schermo dall'inizio alla fine, riservandogli in ogni puntata colpi di scena in grado di lasciarci a bocca aperta.

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