There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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sabato 31 marzo 2012

Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl su Telefilm Cult! 

Questa settimana (è per me un onore): 
Stargirl VS Leo Damerini su TOUCH 

Il rapporto è sempre lo stesso. 1 a 1,618 che si ripete all’infinito. Gli schemi sono nascosti in bella vista. Bisogna solo sapere dove guardare.
Cose che molta gente vede come caos, in realtà seguono sottili leggi comportamentali. Galassie. Piante. Conchiglie.
Gli schemi non mentono mai.
Ma solo pochi di noi riescono a vedere come ogni pezzo s’incastra con l’altro.
7.080.360.000 vivono su questo piccolo pianeta.
Questa è la storia di alcune di queste persone.


Stargirl – Touch è Stracult perché:
Decifrare i rapporti matematici che regolano il mondo significa rintracciare sul nostro cammino il filo rosso del destino, imbatterci in quegli individui che siamo inconsciamente costretti a incontrare e comprendere da chi o cosa dipenda effettivamente la sorte di ognuno di noi. Un sistema intricato ma ben delineato di intrecci attraversano in lungo e in largo tutto il mondo legandoci inconsapevolmente a persone di cui oggi, magari, non conosciamo neppure il nome.
In Touch, la nuova serie che ha per protagonista lo strepitoso Kiefer Sutherland, Tim Kring riprende e approfondisce i punti forti di Heroes, insistendo ancora una volta su quei temi tanto cari al grande pubblico: il fato e l’inarrestabile scorrere degli eventi, capaci di rendere l’essere umano inerme e vulnerabile di fronte a qualcosa di più grande e potente. Kring dà vita a un puzzle in cui persone da un capo all’altro del mondo si incastrano e completano, e si fa così portavoce di un messaggio di speranza e ottimismo, in un mondo che sta letteralmente cadendo a pezzi. La serie è impeccabile dal punto di vista della regia e della sceneggiatura, e vanta come carta vincente un cast eccezionale e un plot con un potenziale incontenibile. Touch commuove e invita a riflettere su noi stessi e sul nostro rapporto col mondo, ma soprattutto accresce quel desiderio utopistico che ognuno di noi custodisce segretamente nel cuore: credere nelle seconde chances.  


Leo Damerini – Touch è Stracotto perché: 
A
Kring manca poco per diventare King. Il problema della R di troppo è la Ripetitività. La quale può anche funzionare - la reiterazione è uno dei karma classici dei telefilm - ma dipende da come la si orchestra. In Touch il plot è intrigante, è innegabile. E' una sorta di versione unplugged di Heroes, un ritratto più intimista, a due (padre e figlio), rispetto al corale predecessore. L'avvio sembra però un pò troppo smussato, con alcuni passaggi prevedibili (soprattutto se si parla di Kring) che sembrano dettati dal rigurgito precedente (in Heroes l'affascinante stava nello scoprire passo dopo passo l'interazione con i super-poteri e i relativi anti-heroes). In Touch siamo di fronte - vuoi per la mannaia incombente degli ascolti, vuoi per un diktat comprensibile esterno - ad una semplificazione fin troppo evidente al primo impatto, tanto che già al secondo episodio sembra di essere entrati nel meccanismo. Forse troppo. Il mantra "siamo tutti collegati" (là tra super-anti-eroi per salvare il mondo, qui in due per salvare i destini di singoli individui) può risultare bifronte. Al momento siamo nel mezzo. Sicuramente Kring saprà sorprenderci, visto che sono previsti nuovi volti in arrivo tra i regulars...Attendiamo con fiducia.

giovedì 26 gennaio 2012

Happy Endings: tutti sognano il lieto fine




La divertente comedy della Abc arriva su Fox il 26 gennaio alle 21.00, con un cast giovane e brillante e una sceneggiatura irresistibile. Siete pronti a farvi quattro risate? Non perdete la première di happy Endings allora!

A volte è davvero difficile lasciarsi il ricordo di una splendida serie tv alle spalle: Sex and the City, Lost, Friends (e la lista potrebbe continuare all’infinito), hanno lasciato un ricordo bellissimo nella mente di milioni di fan in tutto il mondo, e spesso anche un vuoto da colmare, soprattutto per i grandi appassionati di appassionati delle tv seriale. Un peso gravoso per i telefilm ai quali è stato affidato l’arduo compito di sostituirli nel tempo, e anche se quantità e qualità non sempre vanno di pari passo, negli ultimi anni, il mondo delle serie tv ci ha regalato e continua regalarci, ottimi show con cui “consolarci”.
Per restare in tema di comedy sui
twentysomething, una nuova serie, giunta alla seconda stagione negli States è pronta a sbarcare anche in Italia, Happy Endings, e debutterà questa sera su Fox alle 21.00.
Creata da
Dave Caspe, la serie, la cui prima stagione si articola in 13 episodi, ribalta sin dai primi minuti il significato del titolo, partendo dal naufragio del matrimonio di una delle coppie protagoniste, Alex e Dave.  Coppia d’oro sin dai tempi del liceo, innamorati e felici nonostante il trascorrere degli anni, esempio per tutti, amici e parenti, a un passo dal “sì”, i due fidanzati storici, ci ripensano, o meglio, la sposa, abbandona letteralmente il futuro marito sull’altare. Niente tradimenti o colpi di testa dietro la vicenda però, solo l’umana incertezza di compiere il passo più lungo della gamba ad assalire la bella Alex e a farle cambiare direzione inaspettatamente. A confortare Dave, dopo la brusca rottura, oltre a scappatelle da bar e serate trasgressive, i fedeli amici Brad e Max, felicemente sposato il primo, felicemente gay il secondo. A fare da contraltare dalla parte femminile, la moglie di Brad nonché sorella di Alex, Jane e l’eterna single Penny, donna in carriera alla disperata ricerca dell’uomo perfetto.
Nel classico e collaudato schema delle sitcom, Happy Endings si concentra quindi su un variegato gruppetto di amici che davanti a un drink, un caffè o un brunch, si confrontano, consolano e a volte rassicurano, su gioie e dolori della vita quotidiana, problemi affettivi, lavorativi, familiari. Il tipico quadretto da cha sempre diverte e intrattiene il pubblico dai “20 in su” con gag e battute spesso ciniche sarcastiche.

Nel ruolo di Dave, neo scapolo in cerca di nuove avventure, l’aitante
Zachary Knighton, già visto in Flashforward, e in quello di Alex la bravissima Elisha Cutberth, che i fan di 24 ricorderanno per il ruolo di Kim, la figlia di Jack Bauer (Kiefer Sutherland).
A vestire i panni del divertentissimo Max, definito da molti come “il più etero tra i gay” in questa serie, il semi-sconosciuto
Adam Pally, attore brillante e di gran talento, perfetto nel ruolo grazie alle sue ottime doti recitative e agli azzeccatissimi tempi comici. Convincente anche Casey Wilson, la svampita e impacciata Penny, da anni in attesa del Principe Azzurro e sempre pronta a combattere per conquistare l’uomo giusto con cui sistemarsi una volta per tutte. Damon Wayans Jr., figlio di Damon Wayans protagonista indimenticabile di Tutto In Famiglia (che appare come guest star in un episodio), presta il volto a Brad, marito fedele e premuroso di Jane (Eliza Coupe Scrubs, Community), quarantenne tutta d’un pezzo, morigerata e precisa, sempre attenta e minuziosa in tutto quello che fa.
Un cast fresco e frizzante, mai noioso seppur in alcuni casi ricordi troppo personaggi già noti sul piccolo schermo: se Jane infatti ricorda per certi versi la Monica di Friends, Penny dal canto suo, potrebbe essere uscita da una qualsiasi serie che ha per protagoniste donne single in carriera in una grande metropoli, da
Sex and the City a Lipstick Jungle e Cashmere Mafia.
Nonostante la sensazione di “già visto” però, Happy Endings merita perché è una serie leggera e divertente, senza troppe pretese, anzi gradevole e ricca di spunti interessanti. 
È
politically correct, esilarante e genuina, seppur meno originale rispetto a comedy di successo come How I Met Your Mother, solo per citarne una. Ciò che manca davvero è il vero approfondimento psicologico dei personaggi, ma contando gli esigui episodi della prima stagione, con i ventidue della seconda (attualmente in onda negli USA) gli autori promettono scintille, quindi non resta che aspettare e farsi intanto quattro risate con questi 13 brevi capitoli.
Il ritmo, veloce e scattante, si farà un po’ altalenante a metà stagione, quando lo show perderà un po’ di verve raggomitolandosi su situazioni prevedibili, per risalire poi visibilmente verso il finale di stagione.
Happy Endings è una comedy sì piuttosto semplice, ma spumeggiante e spiritosa al punto giusto, perfetta per staccare la spina tra un procedural e un drama.



Altre info? Foto e video? Corri su Movieplayer! 

sabato 17 dicembre 2011

Stracult&Stracotti: Homeland e Gossip Girl

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Stracult della settimana? Homeland, il nuovodrama-thriller targato Showtime, che si fa carico di raccogliere l’eredità (e i fan) di 24. E non è un caso che lo show, ispirato alla seri e israeliana Hatufim, vanti alla produzione Howard Gordon e Alex Gansa, sceneggiatori e produttori proprio della serie con Kiefer Sutherland. Stavolta però, non c’è nessun Jack Bauer a salvare il mondo, ma un personaggio che è quasi il suo opposto: Carrie Mathison (Claire Danes), una donna profondamente insicura ed emotivamente instabile. La sua storia inizia in Iraq, in seguito a un’operazione non autorizzata che la porta a scoprire che un soldato americano milita fra le fila di Al-Qaeda: qualche mese dopo, durante un raid della Delta Force, viene ritrovato in un bunker Nicholas Brody (Damian Lewis), sergente dei marines, prigioniero dei terroristi dal 2003. Possibile che sia lui la talpa di cui era venuta a conoscenza Carrie? Insieme al suo mentore, Saul Berenson (Mandy Patinkin), la donna comincerà una lunga battaglia per scoprire quali e quanti segreti nasconda il sergente Brody e sventare un presunto attacco terroristico sul suolo americano. Grazie a una regia adrenalinica quanto basta, una caratterizzazione dei personaggi azzeccata e una sceneggiatura senza sbavature, la tv sembra finalmente aver trovato un “nuovo” 24: slegato dai vincoli temporali di Jack Bauer e soci, Homeland può permettersi infatti di giocare con gli spettatori regalando colpi di scena e cambi di prospettiva tanto avvincenti quanto credibili.

Stracotto definitivamente, senza riserve né speranze, e soprattutto senza ombra di dubbio, Gossip Girl: lo show della CW, giunto a metà della quinta stagione, dimostra col passare del tempo, di essere arrivato definitivamente al capolinea. Non c’è capo né coda nella serie: ogni storyline risulta ormai slegata dalle altre, senza un filo logico che crei continuità e con unplot spesso assurdo.Situazioni paradossali e surreali, ai limiti del ridicolo, riempiono puntate noiose e interminabili, totalmente prive senso e ragion d’essere. Le storie d’amore frivole e superficiali di Serena (Blake Lively) esasperano lo spettatore, le sue moine irritanti da gatta morta danno il colpo di grazia; i capricci di Blair (Leighton Meester) e la sua infinita e tediosa relazione con Chuck (Ed Westwick) non divertono né emozionano più, e anche i pettegolezzi della blogger che dà il nome alla serie, sono privi di ogni logica. Non c’è più nulla da raccontare, niente con cui sorprendere o coinvolgere il pubblico: Gossip Girl segue il triste esempio di altri teen-drama, su tutti One Tree Hill, che all’ennesima stagione priva di contenuti, farebbero meglio a chiudere i battenti anziché trascinarsi avanti miseramente cancellando ciò che di buono avevano costruito nel corso degli anni.