There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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martedì 11 settembre 2012

9/11: never forget


New York non è una semplice città, New York è un mondo intero,
è il bene e il male, è il bianco e il nero.
New York è il paradiso e l'inferno.

Ti toglie il fiato, ti riempie il cuore, ti cambia per sempre.
New York è il primo amore, il sogno di una vita, il ricordo indimenticabile.




"È un mito, la città: le stanze e le finestre, le strade che eruttano vapore:
per ciascuno, per chiunque, un mito diverso, la testa di un idolo con occhi
di semaforo che ammiccano un tenero verde, un cinico rosso.
Questa isola, galleggiante su acqua di fiume come un iceberg di diamante,
chiamatela New York, chiamatela come vi pare: il nome non importa poiché,
arrivando dalla maggiore realtà dell'altrove, uno va alla ricerca soltanto di una città,
di un posto dove nascondersi, dove smarrire o scoprire se stesso,
per fabbricare un sogno all'interno del quale dimostrare che, dopo tutto,
non sei il brutto anatroccolo, ma un essere meraviglioso e degno di essere amato".

                                                                                                 
                                                                                                  - Truman Capote -

venerdì 31 agosto 2012

Prima dell'alba, sempre nei ricordi.


Ricordo come fosse ieri l'emozione che mi piombò addosso quando uscì la notizia di un sequel di Before Sunrise (Prima dell'alba), Before Sunset (Prima del tramonto).
Lo ricordo come fosse ieri.
Un film generazionale che per me, e molti altri, aveva lasciato un segno indelebile nel cuore.
Ricordo il giorno che uscì al cinema, in ogni suo dettaglio, così come ricordo perfettamente la prima volta che guardai in VHS il primo capitolo della storia d'amore tra Jesse (Ethan Hawke) e Céline (Julie Delpy), diretto nel 1995 da Richard Linklater, regista oggi conosciuto più che altro per School of Rock.
Prima dell'alba è una fotografia malinconica e piacevolmente logorroica sui giovani poco più che ventenni degli anni Novanta, gli stessi che in Reality Bites si interrogavano su amore, lavoro, famiglia e mille altri dubbi esistenziali.
La pellicola racconta con estrema delicatezza le fragilità dei due protagonisti, incappati l'un l'altro su un treno per Vienna con lo zaino in spalla nel corso di un viaggio in giro per l'Europa, scesi insieme nella capitale austriaca
(da dove partirà l'indomani il volo di lui) e decisi a consocersi meglio in poco meno di ventiquattro ore.
Tra passeggiate al chiaro di luna, folli momenti trascorsi in un pub tra una birra e una partita a freccette, incontri surreali tra poeti e cartomanti e interminabili discorsi, tra i due scatta il colpo di fulmine, coronato da una notte di passione tra i fili d'erba sotto le stelle

Ed è così, che lunghi dialoghi tra Jesse e Céline, il film racconta e descrive alla perfezione le paure che a quindici anni tu riesci già a far tue, trasformandole a venti in dubbi esistenziali e riguardandole a trenta con la stessa identica fragilità, nonostante ti scocci di più ammetterlo.
Poi succede che ventiquattro ti ritrovi a guradare il sequel, con un occhio più disincantato, e sorridi beffarda perché pensi che quella malinconia no, non ti scalfirà affatto, e psenza accorgertene, esci dal cinema e avverti un piccolo vuoto, mai colmato, in fondo al cuore, e ti chiedi perché.

E alla fine, un venerdì di fine agosto, mentre sei lì che digiti sul tuo computer indaffarata col lavoro, leggi sbadatamente la notizia che forse accadrà di nuovo, forse vedrà la luce  anche il terzo capitolo della storia indimenticabile tra Jesse e Céline, e i ricordi ti assalgono e riaffiorano nella  memoria nonostante fossi sicura di non averli mai dimenticati.
Ti chiedi come sarà stavolta, se vivrai l'evento con la stessa emozione, la stessa disillusione e la stessa ingenuità di tanti anni fa.
Ti chiedi cos'è cambiato, quanto sei cambiato
e ti stupisci di come un film, possa ancora regalarti ricordi così importanti, così contrastanti, così indimenticabili.

mercoledì 29 agosto 2012

"Di fronte al mare la felicità è un'idea semplice"

E poi ti ritrovi a respirare l’aria del mare, dopo averlo desiderato per tanto, tantissimo tempo, e pensi che sì, forse in fondo in fondo tutto andrà bene.
Perché se la vita è ancora capace di farti venire la pelle d’oca con certe piccole cose, se la vita riesce nonostante tutto a lasciarti a bocca aperta grazie a un dettaglio apparentemente insignificante, allora forse anche tu sei ancora in grado di sorprendere te stesso.
Il calore della sabbia sotto i piedi fa sì che un briciolo di energia riesca a riaffiorare nel tuo corpo per convincerti che prima o poi, anche tu ritroverai la forza per rialzarti, per vincere le tue paure, e perché no, per ricominciare a credere nei sogni.
Perché nonostante la fatica, la debolezza e lo sconforto, forse è vero ciò che dicono gli altri a volte per provare a tirarti su, forse basta davvero poco per ritrovare un sorriso, seppur fugace, seppur velato.
E finisce che ti ritrovi inaspettatamente a lasciarti andare sommersa dall’acqua del mare, fin sopra i capelli e ti chiedi come sarebbe diventare un pesce e non aver più nulla a cui pensare.
Ma poi ti ricordi che in fondo, anche i pesci i loro problemi li hanno, anche loro devono mettersi in marcia per trovare da mangiare, diventare furbi e scaltri per non farsi abbattere dai pesci più grandi.
E allora basta pensare, basta riflettere e rincorrere disperatamente il bandolo della matassa, lasciamo solo che il mare ci culli un po'.
Allarghi le braccia e le gambe, impaurita lasci che il corpo si inarchi, e ti abbandoni alla forza di gravità, quella del mare, quella che ti tiene a galla, anche se tu, a galla, pensi di non saperci più stare.
E resti lì, a fissare il cielo, coi capelli che fluttuano come fossero alghe, il respiro che lentamente trova riposo, la pancia che va e su giù a un ritmo finalmente lento e costante, e cerchi la sua mano, perché hai paura di affondare, ma lui è lì, a giurarti che ti terrà a galla se da sola non ce la farai.
E in quel momento, in quel fragile momento, pensi che sì, forse in fin dei conti tutto andrà bene.


lunedì 25 giugno 2012

I never had any friends later on like the ones I had when I was twelve. Jesus, does anyone?

Quella sera, lì su quella terrazza, si lasciarono sfiorare dal vento del ponentino, sorseggiando vino bianco, ed esagerando un po’ con le sigarette.
Le parole andavano da sole, scorrevamo come fiumi in piena, nel vano tentativo di colmare il vuoto di tutti gli anni trascorsi lontani l’uno dall’altra e lasciati alle spalle.
Si ritrovarono a parlare del più e del meno, spolverando ricordi, accennando a paure e piccole perplessità, sognando a occhi aperti un futuro migliore.
Eccoli lì: un esiguo gruppo di trentenni spaesati, riuniti intorno a un tavolo senza alcuna sicurezza.
Oggi come ieri, ancora vivo nel loro cuore il ricordo di quei giorni di tanti anni prima, quando insieme si ritrovarono a condividere gioie, dolori e difficoltà dell’adolescenza.
La vita ti porta lontano a volte, col corpo e con la mente, ma il tuo cuore sa dove  restare, sa dov’è la sua casa.
E anche se può capitare di sentirsi confusi, smarriti e impauriti, anche se in alcuni momenti ci si ritrovi lì, convinti di non valere nulla, c’è chi conosce il nostro vero valore, ed è pronto a ricordarcelo anche solo con uno sguardo.
Facile che questo accada con le persone che abbiamo vicino, più difficile con quelle lontane, ancor più speciale quando è proprio con alcuni di loro che le parole non servono.
Quando un legame è così forte e indissolubile, quando non servono parole per descrivere uno stato d’animo, quando c’è un’intesa radicata e robusta, il tempo non fa paura.
Gli anni passano, senza scalfire l’amicizia.
Se ne vanno via veloci, senza lasciare che i ricordi sbiadiscano. 
Quella notte, lassù su quella terrazza tra i tetti di Roma, avrebbe voluto che il tempo si fermasse per sempre. Desiderava sentirsi così: sicura, felice, protetta, ancora per un po’.
Lì, sotto il cielo di Roma, quella sera, si sentì nuovamente sè stessa.

He was stabbed in the trhoat. He died almost instantly.Althought I hadn’t seen him in more than ten years, I know I’ll miss him forever. I never had any friends later on like the ones I had when I was twelve.
Jesus, does anyone?

 

giovedì 31 maggio 2012

Una sigaretta

Roma. Esterno notte.
Stazione Termini, piazzale di fronte all’Hotel Ariston. 
Campo lungo a stringere su un ragazzo fermo davanti all’albergo che si guarda attorno.
Si appoggia con la schiena al muro e dalla tasca posteriore dei pantaloni, tira fuori un pacchetto malconcio di Camel Blu.

Fumo in fretta ‘sta sigaretta e poi salgo in camera, va.
È stato bello vedere i ragazzi stasera, dovrei farmelo più spesso un viaggetto a Roma. 
È magica, e ogni volta me lo dimentico.

L’uomo appoggia le labbra alla sigaretta, le sue dita scorrono sulla rotellina zigrinata dell’accendino, la fiamma azzurrina del gpl illumina appena il volto dell’uomo. 
Proprio in quell’istante una volante accosta sgommando, a ridosso di una prostituta che nel frattempo smadonna al cellulare. 
Gli sbirri scendono dall’auto e cominciano a fare gli accertamenti.
Senza nemmeno rendersene conto, l’uomo parla ad alta voce.
Una seconda voce lo raggiunge da FC.

- Cazzo è ‘sto casino? Ci mancava la retata… che sfiga!

- Ogni sera è così, sa! Lavoro qua e fianco, sapesse che caciara ogni notte, nun gliela famo più.

La voce appartiene a una donna sui 60: è vagamente sovrappeso, ma tutto sommato piacente. L’uomo la osserva mentre lei gli si avvicina, accendendosi a sua volta una sigaretta.

- Immagino signora, immagino!

- Me dica ‘n po’… Ma de dov’è lei?”

- Milano.

Nel frattempo a qualche metro dai due, un trans muscoloso e scollacciato si avvicina alla prostituta fermata dalla polizia e comincia ad alzare i toni.
I poliziotti cercano di tenere a freno gli animi, ma con fatica.

- Milano, eh? Me pareva d’avè sentito n’accento strano… A me me piace Milano, è ‘na bella città! 
Lì sì che lavorano tutti, non come ‘ste quattro zozzone. Pare che ce vengono apposta da fori, pè fa’ tutto ‘sto baccano! Ma lei dorme qua?

- Io? Sì, sì. Ho una stanza qua in hotel fino a domani. Impegni di lavoro, amici da salutare, cose così, insomma.

- È fortunato sa, a parte la zona, st’albergo è pure caruccio!

Un ragazzo sui vent’anni, col volto in parte coperto dalla visiera di un cappellino di rosso sbiadito si avvicina ai due chiedendole se hanno cocaina da vendere.

- Aò, che c’avete ‘na botta?
- Io no, ma forse a lui sì.

Il milanese ci scherza su, indicando il travestito poco distante. Il ragazzino risponde senza cogliere l’ironia.

- Aò, dici?!
- Eh si, ma non mi sembra il caso di andare lì ora..
- Me sa..

Mentre il ragazzetto si allontana, la donna fa per congedarsi con l’uomo.

- Vabbè, io finisco ‘sti quattro tiri e salgo in camera, va.

Nel frattempo le guardie finiscono gli accertamenti, caricano la battona in macchina e stanno per ripartire.

- Che me la offre ‘na sigaretta? Sa, quella era l’urtima…

Lui - Certo signora. Anzi può tenersi tutto il pacchetto. 
Mi spiace, però non riesco a farle compagnia, sono stanchissimo. Vado a letto. Tenga, la saluto.

- Grazie. È proprio un bravo ragazzo, se vede. 
Che me le vo’ dà du’ bottarelle? 
A lei je faccio solo 30 euro. Ma solo perché me ricorda mi fijio.

L’uomo sbigottito, spalanca la bocca, ringrazia frettolosamente e rifiuta. Spegne la sigaretta nel posacenere all’entrata e fa per entrare in hotel.

Prima di risalire in camera, butta l’occhio nel piazzale della retata e scorge il tizio col cappellino comprare la coca dal trans. 
In un secondo, cala il silenzio, tutto torna come prima, la signora si apposta dove prima batteva la prostituta.
L’uomo pensa.

Cazzo, è proprio ora che smetta di fumare.

mercoledì 25 aprile 2012

Because no matter how painful it is, it’s the only way we grow



Grey's Anatomy - stagione 8 - episodio 20

"It’s one of those things people say - you can’t move on until you’ve let go of the past. Letting go is the easy part; it’s the moving on that’s painful.
So sometimes we fight it.
Try and keep things the same.
Things can’t stay the same, though.
At some point, you just have to let go.
Move on.
Because no matter how painful it is, it’s the only way we grow"


Lasciarsi il passato alle spalle per guardare al futuro, per far sì che i ricordi comincino a sbiadire e riuscire così ad andare avanti senza portarsi dietro rimorsi o rimpianti
Perché in fondo, combattere affinché tutto resti uguale per sempre, è una battaglia persa in partenza.
E capire questo, è il primo passo per voltare pagina.
Lasciar andare ciò che più ci ferisce, o molto più spesso trovarci costretti a separarci per forza di cose da ciò che ci rende felici, è quanto di più doloroso si possa immaginare.
Ma spesso è anche l’unico modo per crescere.
Questo concetto, che a prima vista può sembrare semplice retorica, è al centro di questo episodio di Grey’s Anatomy, The Girl With No Name, ed è spiegato in maniera esemplare dagli sceneggiatori della serie.
Quello che inizialmente può apparire come un discorso meramente qualunquista, è in realtà una verità sacrosanta.
Basta fermarsi a riflettere un attimo per comprenderla pienamente.
Cristina, Meredith e Alex, come ognuno di noi, sono arrivati a un punto in cui è indispensabile fare i conti con loro stessi, capire cosa è veramente importante nella loro vita, far luce su chi o cosa sarebbero disposti a lasciarsi alle spalle prima di intraprendere una nuova strada e iniziare un nuovo cammino.
Un punto di svolta nella loro vita, affettiva e professionale che sia, l’ennesimo nuovo inizio.
Facile per alcuni, più difficile per altri.
Perché trovare il coraggio di compiere determinate decisioni lascia sempre un segno dentro noi stessi, il più delle volte indelebile.
Perché lasciarsi alle spalle persone o situazioni cui siamo profondamente legati, non è mai semplice, anzi.
Tagliare un cordone, metter fine a un rapporto o chiudersi una porta alle spalle, fa tremare il terreno sotto i piedi, toglie il respiro, spaventa più di qualsiasi altra cosa.
Ma il più delle volte è davvero l’unica scelta che ci rimane, per andare avanti.

domenica 15 aprile 2012

It's time to say goodbye

Non abbiamo mai realmente vissuto insieme, forse non è neanche mai rimasta a dormire con me una sola volta, eppure il mio appartamento è pieno di lei. 
Ovunque mi giro, c’è qualcosa pronto a ricordarmi di noi, del tempo trascorso insieme, dei nostri momenti indimenticabili.
Lei vorrebbe che io ricominciassi a vivere la mia vita, senza voltarmi a guardare il passato, senza pensare "a noi".
Da molto, troppo tempo, sto cercando di farle capire che è impossibile riuscirci quando senti che qualcuno fa davvero parte di te.
Ci sono istanti in cui basta poco per tornare indietro con la memoria: quando una persona importante scappa via dalla tua vita, basta un niente per far sì che le lacrime comincino a scendere inesorabilmente.
Un attimo, un ricordo, anche solo una parola o un’immagine.
Ultimamente, mi capita ascoltando la radio: in tutte le canzoni c’è qualcosa di lei, di noi. 

Ogni canzone sembra volermi dire qualcosa.
Altre volte, basta che il mio sguardo si fermi su un piccolo dettaglio racchiuso tra queste quattro mura, per pensare ai suoi occhi, il cui ricordo è ancora vivo e nitido nella mia mente, o al sentimento che ci univa. 

Sento gli occhi bruciare, un nodo salire in gola e il respiro improvvisamente strozzato.
Un capello per terra, una forcina caduta in un angolo, un post-it rosa con degli appunti dimenticato in un cassetto.
A volte mi ripeto che sarebbe più facile chiudere tutto in una scatola e mettere da parte ogni sua traccia.
Altre penso che mi sentirei troppo solo senza quelle piccole cose che ancora ci legano, sparse intorno a me, a riempire la mia vita.
Non mi sento pronto, e forse non lo sarò mai, anche se lei vuole che provi ad andare avanti, a ricucire le ferite, a guardare al futuro.
Questo amore ci ha cambiati fin nel profondo. 

Ha squarciato il nostro cuore, ha fatto sì che sanguinasse e che il dolore ci togliesse a poco a poco l’ossigeno.
Non so cosa potrebbe aiutarci a stare meglio ora, non lo so davvero.
Spesso mi convinco che stare lontani potrebbe essere la soluzione. 

Ma poi mi accorgo di quanto mi manchi realmente la sua pelle, il suo profumo, la sua mano che stringe mia, e allora mi dico che forse stiamo sbagliando tutto.
Del resto, secondo lei questo non è il momento giusto per noi, e a me non resta che aspettare.
Perché in fondo, forse è vero che “sarà il tempo che deciderà”,  e quindi è solo questione di capire cosa il futuro ha in serbo per noi.
In questa lunga attesa però, ciò che più mi spaventa è che è altrettanto vero che un momento a volte può passare in solo istante, ma altre volte, può durare invece tutta un’eternità.

"I just don't want to waste another day
I'm trying to make things right
But you shove it in my face
And all those things you've done to me I can't erase
And I can't keep this inside
It's time to say goodbye"


martedì 21 febbraio 2012

So Far Behind You

Ho sempre pensato che Londra fosse la tua città, dopotutto.
Nonostante quel giorno, nonostante il corso degli eventi.
Anche se in fondo in fondo, per certi versi, proprio lì mi dicesti addio.
E proprio lì ho iniziato ad arrovellandomi la testa con mille perché.
Facile perdersi a Londra, difficile tornare al punto di partenza.
Eppure tu ce l’hai fatta, senza voltarti indietro. Mai.
Spesso vorrei non fosse mai successo, sai?
A volte penso che in passato sarebbe stato meglio per me aver avuto il coraggio di restare lì, dimenticare tutto, e ricominciare daccapo.
A volte, vorrei che quel coraggio si facesse avanti ora.
Mi ripeto continuamente che sarebbe più facile ricominciare altrove.
Sarebbe più semplice poter azzerare gli errori commessi, recuperare le scelte compiute,
riscattare le occasioni perse.
Sono tornata spesso su quel ponte a guardare il Tamigi, silenzioso e austero.
C’è chi crede lo abbia fatto per cercare qualche frammento di te, per rivivere tutto daccapo.
Ed espiare in qualche modo il dolore, ma non è così.
La verità è che i ricordi cominciano già a svanire lentamente, a dissiparsi nella memoria, e ho paura.
Il tempo me li sta portando via, e non voglio che accada.
Cominciano a dissolversi rapidamente, come una goccia di pioggia nel Tamigi.
Torno lì, nella speranza di ricordare qualcosa in più, di catturare un dettaglio passato inosservato, di conservarlo insieme a quei pochi che mi son rimasti.
Alla fine ho deciso di salire sulla ruota per vedere Londra dall’alto, sai?
Ci tenevi così tanto eppure non lo hai mai fatto. Perché?
Ora che ho finalmente spiato la città da lassù, ora che ho il suo ricordo stampato nella mente e nel cuore, mi convinco che avresti dovuto farlo anche tu.
Ti sarebbe piaciuto davvero tanto, credimi.

Chissà, magari in un’altra vita finalmente ci saliremo insieme.


"Ora che vorrei nascondermi
Ora che non so resistere
Ora che vorrei solo fuggire lontano da qui
Ora che son disteso qui
Ora che con la mia testa che urla
Ora che la mia lingua tace
Portami via da qui
E non sai più chi sei, cosa vuoi e in cosa credi"

mercoledì 1 febbraio 2012

..l'altra metà..

La nostra non era una semplice storia d’amore.
Con te nulla poteva dirsi scontato.
Avevi deciso di salvarmi, nonostante io non potessi essere salvata in alcun modo.
A volte ripenso a quella mattina, al nostro ultimo giorno insieme.
Il giorno del mio compleanno, quando mi portasti  in alto, sul tetto più alto della città, per osservarla da lì, tenendomi stretta, in un abbraccio senza fine.
Lontano da sguardi indiscreti, distanti anni luce dalla realtà.
Senza doverci nascondere per una volta. Senza scuse, né alibi. Noi, figli di un amore sbagliato.
Mi sentivo così forte da lassù, forte come te.
Nulla poteva scalfirti, e io dal canto mio, ti ammiravo in silenzio, in tutte le mie paure e le mie fragilità. E sognavo di diventare come te.
Ricordo il freddo pungente, il sole timido dietro la foschia, l’azzurro intenso del cielo e il riflesso dei miei occhi nei tuoi.
In quel periodo, riuscivo a sentirmi sicura solo tra le tue braccia, anche se tra quelle stesse braccia, stringevi già qualcun altro. Anche se per noi, un futuro possibile, in fondo non sarebbe mai potuto esistere.
Ricordi quanto ti piaceva prendere il mio viso con una mano?
Le tue mani grandi, forti e gentili. E io, che mi ostinavo a stringerne una, con due delle mie, senza lasciarla andar via.
E tu, che ti divertivi a metterle palmo a palmo per dimostrarmi, semmai ce ne fosse ancora bisogno, quanto le mie fossero piccole rispetto alle tue.
Nonostante sapessi perfettamente quanto sbagliato fosse il nostro amore, non riuscivo a smettere di amarti. Tu, che riuscivi a farmi sentire unica, speciale. Come potevo rinunciare a quelle emozioni?
Nonostante il tuo amore mi stesse soffocando, nonostante mi stesse lentamente uccidendo.
Non trovavo il coraggio di dirti addio, malgrado lo desiderassi. Per il tuo bene, e per il mio.
Eri l’altro lato del mondo per me.
Un mondo bellissimo, segreto, dove c’eravamo solo tu e io.
Da quando mi hai detto addio, quel mondo vive solo nei miei ricordi. E anche se sbiaditi, anche se lontani, non mi danno tregua.
La cicatrice che hai lasciato nel mio cuore, quella, non andrà mai via, di questo sono certa.
Dalla malinconia, forse non guarirò mai.
Continuerò a coltivare nostalgia, a portarti dentro di me.
Senza far rumore, senza gridare, verserò lacrime silenziose, che neanche tu potrai sentire. Anche se forse, sarai a due passi da me.
Restituiscimi la metà del mio cuore se puoi.
La mia, da sola, non ce la fa.


“Liberi, ci sembrerà di essere più liberi 
se dalle nostre mani 
non cadranno più parole per noi due. 
Liberi, ci sembrerà di essere più liberi 
e intanto farò a pugni contro il muro per 
averti ancora qui. 
Portami altrove, 
portami dove non c'è nessuno che sappia di noi, 
fammi vedere come si muore 
senza nessuno che viva di noi

mercoledì 18 gennaio 2012

Lacrime e rimmel

Ricordi il giorno che ti portai in Giappone, Stella Ryoko?
Non smetto mai di pensare ai tuoi occhi in quel momento.
Anche se è passato tanto tempo.
Anche se i ricordi sono sbiaditi ormai.
Non avevamo abbastanza soldi, né opportunità per viaggiare in quel periodo, non potevo portarti via con me come avrei voluto, perciò trasformai la casa in un angolo di Tokyo.
Solo per te.
Solo per vederti sorridere.
La lampada rossa. La musica di sottofondo. I porta bacchette e le ciotoline di Osaka. Il ventaglio e le statuine di Kyoto.
E tu che non smettevi di ridere. E piangere allo stesso tempo. Incredula, emozionata.
E io mi sentivo in paradiso, con il cuore a mille, a ogni tuo sorriso.
Mi piaceva regalarti emozioni, piccola mia, avrei continuato a farlo, fosse anche fino alla fine del mondo.
Vederti felice, sentirti così vicina. Mi riempiva l’anima.
Nonostante le tue lacrime.
Lacrime di gioia e di dolore, come spesso accadeva quando eri con me.
Lacrime che sapevano di rimmel. E di disperazione. Silenziose, profonde, dolorose.
E in quegli occhi grandi, così pieni di malinconia, a volte riuscivo scorgere una scintilla, quella stessa scintilla che mi fece innamorare così profondamente di te. Senza quasi rendermene conto.
“Tanto ti dimenticherai di me, vedrai”
Me lo ripetevi sempre. E tu avevi sempre ragione.
Ma allora perché non è stato così? Perché stavolta non ha funzionato?
Perché non ti ho dimenticata, Stella Ryoko?
Me lo sono chiesto spesso, senza trovare mai una risposta.
E oggi più che mai, so che quella risposta, neanche il tempo me la darà.
Vorrei tornare in quell’angolo del Giappone con te, e vedere i fuochi d’artificio stavolta.
E sussurrarti all’orecchio che tutto andrà bene.

sabato 31 dicembre 2011

Questa notte, esprimi un desiderio...

Lasciarsi l’anno che sta per finire alle spalle, porta con sempre con sé un bagaglio di emozioni contrastanti, di ricordi, speranze, spesso sogni spezzate. Salutare il 2011 che se ne va, ecco cosa faremo tutti tra poche ore.
Qualcuno proverà sollievo, qualcun altro nostalgia. Alcuni gioia, altri tristezza.
Il tempo corre veloce si sa, e allo scoccare della mezzanotte, daremo il benvenuto al 2012.
Ci ritroveremo tutti, inevitabilmente, a tirare le somme e le sottrazioni dei 365 giorni appena trascorsi. Molti penseranno che gli ultimi 12 mesi siano volati, molti non vedranno l’ora di lasciarseli alle spalle.
Una cosa è certa, anche quest’anno, come succede ogni 31 dicembre, ci verrà offerta la possibilità, seppur simbolica, di azzerare tutto e ricominciare. Di prepararci a un nuovo inizio, fare un elenco dei buoni propositi futuri, giurare a noi stessi di trovare una soluzione a delle situazioni irrisolte, di centrare finalmente quegli obiettivi che da tanto tempo rincorriamo, di realizzare i nostri sogni, e perché no, mettere da parte i nostri errori e rimediare ai nostri sbagli.
Che lo si voglia oppure è no, questa notte è una di quelle notti in cui volenti o nolenti, ci ritroveremo a esprimere un desiderio, e inconsciamente, a credere in qualcosa.
Anche se da troppo tempo ci sembra di non credere più a niente, anche se da tanto ormai, abbiamo perso fiducia e speranza.
Questa notte, ci sarà un momento in cui tutti alzeremo la testa, gli occhi, e guarderemo il cielo.
E in quel momento, in quel preciso istante, ognuno di noi, si convincerà che stavolta, stavolta sì, il suo desiderio si avvererà.

A chi sogna e non si stancherà mai di sognare.
A chi crede nelle seconde possibilità, e non smetterà mai di crederci.
A chi possiede tutto, fuorché l’unica cosa che potrebbe davvero renderlo felice.
A chi non possiede quasi niente, ma non smette mai di lottare.
Alle persone a me care, vicine e lontane. A quelle che ho perso durante il cammino e non so dove si trovino ora, a tutte quelle che ahimè, non abbraccerò più.
A tutti coloro che ho incrociato sulla strada quest’anno, a quei volti nascosti dietro uno schermo, a quelli che ancora devono venire.
A tutti voi, dedico questo post, con l’augurio che il 2012, sia l’anno che sognate.
Credeteci stasera, quando alzerete lo sguardo al cielo. Crederci serve sempre.
A me basterà vedere una stella cometa per sorridere.
Mi accontento di poco, dite?
Allora non vi rendete conto di quanto sia rara una stella cometa…



All is quiet on New Year's Day, a world in white gets underway,

And I want to be with you, be with you night and day.

Nothing changes on New Year's Day.

I will be with you again.

I will be with you again.

Under a blood-red sky, a crowd has gathered in black and white.

Arms entwined, the chosen few, newspapers say, it says it's true.

And we can break through, though torn in two we can be one.

I will begin again, I will begin again.

Oh and maybe the time is right, oh maybe tonight.

I will be with you again.

I will be with you again.