There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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venerdì 6 febbraio 2015

Parenthood: l'addio strappalacrime dopo sei stagioni


Il 2 marzo 2010, la NBC trasmetteva l’episodio pilota di Parenthood, il family drama incentrato sulle vicissitudini della famiglia Braverman.
La serie, ideata da Jason Katims e ispirata all’omonimo film di Ron Howard (1989), si è conclusa il 29 gennaio scorso dopo sei stagioni.
Acclamato negli anni da una discreta fetta di pubblico, lo show ha alternato nel corso del tempo stagioni entusiasmanti ad altre un po’ sottotono, sopravvivendo in maniera altalenante anche negli ascolti, per cinque lunghi anni.
La sesta e ultima stagione non brillato per originalità e si è conclusa in maniera piuttosto sbrigativa e per alcuni versi un po’ superficiale. Non sono mancati però momenti estremamente commoventi e toccanti, caratteristica imprescindibile della serie.
La famiglia Braverman ha sempre saputo emozionarci, strapparci sorrisi, lacrime, veri e propri singhiozzi a volte. Si è sempre distinta per essere “una famiglia normale”, non necessariamente sopra le righe come i Gallagher (Shameless), né troppo melensa.
Senza discostarsi mai troppo da situazioni e atteggiamenti “politically correct”, i Braverman ci hanno fatto entrare nelle loro case, sedere sul loro divano e condividere insieme momenti di vita quotidiana, contraddistinta da problemi comuni, vicinissimi a quelli che incontriamo ogni giorno nelle vita reale.
Assistere a un episodio di Parenthood è sempre assomigliato al sedersi a tavola con i propri parenti per una cena di famiglia: fiumi di chiacchiere, risate, incomprensioni con eventuali discussioni o litigi annessi, sempre però senza oltrepassare il limite della buona educazione.
Zeek e Camile, con i loro figli Adam, Julia, Sarah e Crosby e annesse famiglie, sono entrati a loro volta nelle nostre di case e per cinque anni ci hanno tenuti legati alle loro storie.
Alle volte abbiamo preso le parti di uno, altre volte dell’altra, proprio come nella vita reale.
Ognuno di loro ha saputo emozionarci, e per quanto mi riguarda, non sono mai riuscita ad arrivare alla fine di un episodio della serie senza commuovermi a più non posso.
La series finale non è stata da meno: la puntata si è aperta con l’attesissimo matrimonio tra Sarah e Hank, per concludersi con la morte di Zeek, che noi spettatori aspettavamo ormai da inizio stagione.
Ottima la scelta degli autori di non calcare ulteriormente la mano sulla dipartita del capofamiglia, nell’aria già da troppo tempo per essere portata ancora più all’estremo, e forse un po’ furbetta la scelta di mostrarci, attraverso alcuni flash forward, il futuro dei personaggi.
Fatto sta che, seppur buonista o troppo “volemose bene”, questo finale ci ha regalato ciò che ci aspettavamo e che anzi, quasi pretendevamo da questa serie: un sorriso, qualche lacrima, un lieto fine infiocchettato e perfetto.
Forse è stato troppo rose e fiori se paragonato alla realtà, ma sempre di finzione si tratta qui, quindi per una volta, prendiamoci una series finale così, senza troppe complicazioni.
Consumiamo il nostro pacchettino di kleenex senza fare troppo gli snob e archiviamo Parenthood in un cassetto, tra le serie più vere e commoventi di tutti i tempi.



lunedì 24 febbraio 2014

About a Boy: dal romanzo, al film... alla serie tv!


Nel 1998 Nick Hornby pubblicò About a Boy, romanzo che nel giro di poco tempo diventò un best seller indiscusso, campione di vendite nel Regno Unito e non solo.
Quattro anni dopo, Paul e Chris Weitz adattarono il romanzo nel celebre film con Hugh Grant, Toni Collette e Nicholas Hoult come protagonisti.
Il concetto chiave del film, che racconta la bizzarra amicizia tra il single incallito Will, e Marcus, adolescente con una madre iperprotettiva e costantemente depressa, è che “nessun uomo è un’isola” e che per vivere sereni e felici, è necessario instaurare relazioni interpersonali salde, durature e ben radicate.
Inevitabile che, dopo romanzo e film, a distanza di parecchi anni, arrivasse anche la serie tv di About A Boy, in onda sulla NBC e creata da Jason Katims, creatore di prodotti di innegabile successo e qualità quali Roswell, Parenthood e Friday Night Lights.
La sitcom, ha debuttato il 22 febbraio negli States e vede nel ruolo di Will il bel David Walton (New Girl, Happy Endings) e in quello di Marcus l’adorabile Benjamin Stockham.
Nel ruolo di Fiona, la madre del protagonista, Minnie Driver, interprete di alcune celebri pellicole come Will Hunting La versione di Barney, mentre in quello del padre del bambino, personaggio presente nel romanzo ma non nel film dei fratelli Weitz, Tony Hale, famoso per il ruolo di Gary in Veep (HBO).
Il pilot della comedy parte in quarta e nell’arco di poco più di venti minuti, riesce a toccare tutti i punti salienti del romanzo, attraverso una sceneggiatura intelligente ed esaustiva e una regia briosa e fresca.
La principale differenza con l’opera di Hornby, risiede principalmente nel cambio di location: la serie è ambientata infatti nella soleggiata San Francisco, tra salite, discese e villette a schiera.
L’alchimia tra i due protagonisti c’è e si nota subito, sin dalle prime gag: Walton e Stockham insieme funzionano, convincono e divertono lo spettatore.
Poco importa se la trama differirà in futuro con quella originale: la storia di Hornby è talmente famosa e celebre, che qualche piccolo cambiamento non può che giovarle.
A distanza di più di quindici anni dall’uscita del romanzo, e a più di dieci da quella del film, è interessante vedere la nuova versione di una vicenda già nota e molto amata dal grande pubblico.




lunedì 6 gennaio 2014

Midseason: il calendario delle serie tv di gennaio


Per molti di noi, appassionati di serie tv, questo gennaio 2014 rappresenta un mese ricco di interessanti series premiere e ripartenze altrettanto avvincenti. 
Il 1° gennaio ha portato con sé la terza, attesissima stagione di Sherlock, la serie di Moffat e Gatiss in onda sulla BBC One.
Tra le nuove serie in arrivo, le più intriganti sembrano senza dubbio Intelligence, True Detective ed Helix, mentre cresce intanto l'attesa per il ritorno di The Following, Shameless e Girls.

Di seguito, il calendario di gennaio delle novità, dei ritorni e delle ripartenze sui principali network americani.

6 Gennaio
Single Ladies (VH1, stagione 3)
Teen Wolf (MTV, stagione 3, pt.2)
Cracked (Reelzchannel, stagione 2)
Hostages (CBS, stagione 1, season finale)

7 Gennaio
Pretty Little Liars (ABC Family, stagione 4, pt.2)
Ravenswood (ABC Family, stagione 1, pt. 2)
Intelligence (CBS, series premiere)
Cougar Town (TBS, stagione 5)
Justified (FX, stagione 5)
Killer Women (ABC, series premiere)

8 Gennaio
Psych (USA, stagione 8)
Chicago PD (NBC, series premiere)

10 Gennaio
Banshee (Cinemax, stagione 2)
Helix (Syfy, series premiere)
Enlisted (Fox, series premiere) 

12 Gennaio
Girls (HBO stagione 3)
Shameless (Showtime, stagione 4)
True Detective (HBO, series premiere)
Episodes (Showtime, stagione 3)
House of Lies (Showtime, stagione 3)

13 Gennaio
Switched at Birth (ABC Family, stagione 3)
Being Human (Syfy, series premiere)
The Fosters (ABC Family, stagione 1, pt.2)
Archer (FX, stagione 5)
Chozen (FX, series premiere)
Lost Girl (Syfy, stagione 4)
Bitten (Syfy, series premiere)

15 Gennaio
Jim Rome (Showtime, stagione 3)
Melissa & Joey (ABC Family, stagione 3, pt.2)
Suburgatory (ABC, stagione 3)
Men at Work (TBS, stagione 3)
Baby Daddy (ABC Family, stagione 3)

16 Gennaio
Under the Gunn (Lifetime, series premiere)

17 Gennaio
Cold Justice (TNT, stagione 2)

19 Gennaio
Looking (HBO, series premiere)
The Following (Fox, stagione 2)

23 Gennaio
King of the Nerds (TBS, stagione 2)
Rake (Fox, series premiere)

25 Gennaio
Black Sails (Starz, series premiere)


mercoledì 16 ottobre 2013

Calendario serie tv: il palinsesto dal 17 ottobre all'8 novembre


Pensavate di esservi messi in pari con tutti i pilot di questa prima parte di stagione? Per fortuna non è così :)  Le prossime due settimane infatti, porteranno altre interessanti novità sul piccolo schermo, prima su tutte l'attesissima new entry in casa NBC, Dracula  con Jonathan Rhys Meyers. Ma non finisce qui: sul network Fox debutteranno Almost Human e Enlisted, sulla CW sarà il turno di Reign mentre la Abc trasmetterà il teen drama dalle tinte dark, Ravenswood. Di seguito il calendario completo delle prossime due settimane:
Giovedì 17 ottobre
Reign (CW) Novità 
White Collar (USA) stagione 5
Martedì 22 ottobre
Ravenswood (ABC Family ) Novità
Venerdì 25 ottobre
Dracula (NBC) Novità
Grimm (NBC) stagione
3
The Carrie Diaries (CW) stagione 2
Lunedì 4 novembre
Almost Human (FOX) Novità

Venerdì 8 novembre

Enlisted (FOX) Novità
Raising Hope (FOX) stagione 4




martedì 1 ottobre 2013

Robin Williams e Michael J. Fox alla conquista del piccolo schermo


Che io non ami le comedy è un fatto ormai risaputo sia per chi mi conosce nella vita “vera” sia per chi ha imparato a conoscermi in quella “online”.
Sono una “humorless” di prima categoria, inutile negarlo: la battuta mi piace, mi riesce anche bene, ma con le serie americane difficilmente mi lascio travolgere da fiumi di risate (piangere con un telefilm, quello sì che invece mi riesce benissimo).
Come già ripetuto parecchie volte, poche sono le sitcom che sono riuscite a strapparmi qualche sorriso in questi anni, How I Met Your Mother e 2 Broke Girls per esempio ce l’hanno fatta, ma le risate vere e proprie no, quelle ha il merito di averle suscitate in me soltanto Friends.
Tra le numerose comedy che hanno debuttato in questi giorni, personalmente sono costretta a bocciare a pieni voti The Goldbergs, Trophy Wife, Back in the Game, We Are Men e Dads.
Differente il mio giudizio su due sitcom che la maggior parte di noi quest’anno aspettava con ansia visti i due protagonisti al centro delle storie: Robin Williams in The Crazy Ones e Micheal J. Fox nell’omonimo show a lui dedicato.
Partiamo da una premessa: né con la prima né con la seconda ho riso a crepapelle, tutt’altro, e nonostante la serie con l’ex interprete di Casa Keaton sia riuscita a strapparmi due o tre sorrisi, quella con Williams non ce l’ha proprio fatta ad avere la meglio su di me.


Detto ciò, non me la sento di bocciare The Crazy Ones fosse anche solo per l’ottimo cast che fa da spalla all’istrionico Robin che qui interpreta Simon Roberts, titolare di un’agenzia pubblicitaria di Chicago presso cui lavorano anche sua figlia Sydney (una Sarah Michelle Gellar in splendida forma) e un piccolo di team di giovani creativi: Lauren (Amanda Setton), Zach (James Walk) e Andrew (Hamish Linklater).
Ideata da David E. Kelley e in onda sulla CBS, la serie non brilla certo per originalità, poggiandosi essenzialmente al rapporto padre-figlia tra Williams e la Gellar e le loro piccole diatribe quotidiane all’interno dell’agenzia, dovute principalmente a incomprensioni generazionali e alla repentina perdita di autostima di Simon, in crisi di mezza età.
Al cast, si affiancheranno guest star d’eccezione e già nel pilot troverete Kelly Clarkson nei panni di sé stessa chiamata dallo stravagante personaggio interpretato da Williams per cantare il jingle per una pubblicità di McDonald’s.
L’umorismo ricercato e sofisticato dell’attore de L’Attimo Fuggente è senza dubbio irresistibile e vale da solo l’intera serie, così come la presenza della Gellar farà felici orde di fan di Buffy che, dopo il deludente ritorno della loro eroina in Ringer, potranno ammirarla ora in un ruolo totalmente agli antipodi rispetto a quello cui erano abituati.

Altro discorso per The Micheal J. Fox Show che, opinioni da “humorless” a parte, merita davvero di essere visto perché sì, dobbiamo ammetterlo: Micheal J. Fox è un mito. Assoluto.
Se lo avete adorato negli anni Ottata e Novanta, se conoscete a memoria tutti capitoli di Ritorno al Futuro o Voglia di Vincere, se avete esultato a ogni sua piccola apparizione in tv, da Scrubs a The Good Wife, da Curb Your Enthusiasm a Rescue Me, questa è la comedy che fa per voi: una sorta di biografia dell’attore in cui non ci si limita a raccontare della terribile malattia che lo ha colpito anni fa, ma si descrive anche il punto di vista di chi vive questa condizione insieme a lui, ogni giorno: la sua famiglia.
Ideata da Sam Laybourne e scritta a quattro mani con lo sceneggiatore Alex Reid, la comedy si ispira alla vita di Michael per raccontare le vicissitudini di Mike Henry, ex giornalista newyorkese che decide di tornare in tv dopo aver smesso di condurre il suo show mesi prima a causa del Parkinson, incoraggiato dalla moglie Annie (Betsy Brandt di Breaking Bad), dai suoi tre figli e dalla sorella Leigh (Katie Finneran).
Attraverso un umorismo irriverente e a tratti cinico, Michael J. Fox mette in luce piccoli particolari della vita di un malato di Parkinson capaci di compromettere le più semplici azioni chiamate in gioco nella vita quotidiana, dall’aprire un barattolo di sottaceti fino a comporre il giusto numero telefonico sulla tastiera del telefono.
È una sitcom dal retrogusto amaro quella che ci troviamo di fronte, capace di farci sorridere di fronte a una malattia (The Big C docet), ma allo stesso tempo perfettamente in grado di fornirci spunti di riflessione e momenti commoventi.
Ciò che risulta più complicato, dopo aver visto il pilot, è capire come una serie del genere possa reggere per 22 episodi  se non addirittura per una seconda stagione (anche se gli ascolti delle prime due puntate trasmesse sulla NBC, ahimè non promettono certo bene).