There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
Visualizzazione post con etichetta HBO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta HBO. Mostra tutti i post

mercoledì 2 aprile 2014

Girls: Two Plane Rides, recensione della season finale


CONTIENE SPOILER

E anche per quest’anno, Girls ci saluta. Per la terza volta, la season finale della stagione è dedicata alla coppia Hannah e Adam, per chiudere gli interrogativi lasciati aperti e lasciarci ancora una volta col fiato sospeso fino al prossimo anno.

Hannah riceve una notizia inaspettata: una scuola di scrittura creativa in Iowa ha accettato la sua richiesta d’iscrizione e presto, se vorrà, dovrà partire e lasciare New York per iniziare i corsi. A pochi minuti dalla prima a Broadway del Major Barbara, Adam viene a sapere della novità dalla stessa Hannah, insensibile di fronte alla reazione che lui potrebbe avere di fronte alla possibilità di un simile cambiamento. Inutile dire che, in seguito alla notizia, nonostante gli applausi in sala, la performance di Adam si rivela piuttosto sottotono rispetto alle prove. Questa, la goccia che fa traboccare il vaso: per Adam è troppo, meglio finirla qui, meglio interrompere la relazione. A fine serata, di ritorno a casa, la reazione di Hannah invece, è quella di stringere tra le mani la lettera della scuola dell’Iowa, con un sorriso sereno e soddisfatto sul volto.
Marnie confessa a Shosh di aver avuto una relazione con Ray, e ciò spinge la più giovane del gruppo, a confessare al ragazzo di rivolerlo indietro, di voler ricominciare con lui, dopo un anno trascorso distanti. Troppo tardi però, stavolta Ray è deciso a non tornare sui suoi passi. Duro colpo per Shosh, il secondo della giornata: poche ore prima, infatti, la notizia che non avrebbe potuto laurearsi in questo semestre.
Hannah Horvath e le sue mille sfaccettature.
Lei, che ogni giorno, dalla penna di Lena Dunham prende forme diverse.
Hannah così irritante, impertinente, esagerata.
Hannah egocentrica ed egoista, Hannah così vera.
Nel corso di tre stagioni l’abbiamo vista cambiare più volte, aprire il suo cuore all’amore, richiuderlo, riaprirlo. Tentarle tutte pur di sfondare nel mondo del lavoro, voltarsi indietro alla prima difficoltà per tornare con la coda tra le gambe al punto di partenza.
Perché Hannah è tutto questo: è una ragazza contradditoria, indisponente, piena di fragilità, nonostante tutto. Mai come in questa stagione l’abbiamo vista legata a qualcuno, mai così dipendente da un’altra persona, e fino all’ultimo momento, c’eravamo convinti che quella persona fosse Adam. Ma con Hannah è vero tutto e il contrario di tutto, e ancora una volta, in extremis, ha capovolto le nostre aspettative, ha spezzato il cuore dell’unica persona in grado di amarla totalmente, ed è tornata al punto di partenza.
Hannah ha scelto sé stessa, a dispetto di tutto e tutti e ha deciso di puntare tutto solo ed esclusivamente su di lei.
Difficilmente riusciremo a capire cosa avesse in mente la Dunham per il personaggio di Jessa in questa terza stagione, certo è che la scelta di lasciarla così tanto in disparte, anche nella season finale, ci ha convinti poco.
Che il personaggio interpretato da Jemima Kirke fosse un “outsider” tra le ragazze, lo sapevano già da un paio d’anni, ma la terza stagione ha trascurato fin troppo lo spazio dedicato a Jessa, sacrificando un potenziale su cui in molti sarebbero pronti a scommettere. Che Jessa sia il personaggio più controverso e antipatico della serie, non c’è alcun dubbio, che sia quello più interessante da sviluppare anche. Curioso che la sceneggiatrice le abbia dedicato così poco spazio, certo è che, per raccontare Hannah in tutte le sue sfaccettature, un taglio era necessario. Avremmo preferito che capitasse a Marnie, per quest’anno è andata così, non ci resta che sperare che la quarta stagione si concentri maggiormente su Jessa.
Shoshanna è rimasta in disparte per la maggior parte della stagione, saltando fuori però, sempre al momento giusto. Se in Beach House infatti, è riuscita a mettere a tacere le tre amiche in preda a una crisi isterica e a un litigio senza precedenti, in Role-Play è stata lei a prendere in mano le redini della vita di Jessa, per salvarla, in extremis, dalla droga.
È nella season finale però, che Shosh dà il meglio di sé stessa, proprio nel momento più difficile attraversato dal suo personaggio: dopo aver scoperto che non potrà laurearsi in questa sessione a causa di un esame arretrato, Marnie le racconta della sua storia con Ray. Ciò basta a scatenare in Shoshanna una susseguirsi di sentimenti contrastanti, che la spingono, alla fine, a dichiarare a Ray tutto il suo amore e la volontà, disperata, di tornare insieme con lui.
Poco importa in fondo, che Ray la respinga, ciò che conta è che, al termine di un anno bizzarro, trascorso tra storie di una notte e studio estenuante, Shosh stia tornando a essere la persona romantica, dolce e confusa che negli abbiamo imparato a conoscere e ad amare.
Consapevoli del fatto che con Hannah Horvath vale sempre tutto e il contrario di tutto, il dubbio maggiore resta proprio quello sulla scelta che prenderà in futuro. Sceglierà davvero di lasciare Adam a New York e trasferirsi in Iowa?
Di lasciarsi la sua vita e le sue amiche dietro le spalle per ricominciare daccapo in una nuova sconosciuta città? O per una volta ci stupirà e si rivelerà meno egoista del solito? 
Non ci resta che aspettare il prossimo anno per scoprirlo!

mercoledì 12 marzo 2014

Girls 3x09: a pochi episodi dal finale di stagione, "Flo" è il miglior episodio di quest'anno



Una puntata dedicata interamente ad Hannah e marginalmente anche ad Adam, irrompe senza intaccare minima il ritmo della serie.
Commovente e toccante, l’episodio racconta perfettamente tutte le implicazioni che, una situazione drammatica, riesce a far saltar fuori in una famiglia piuttosto travagliata.

Hannah corre al capezzale di sua nonna Flo, costretta in ospedale dopo essersi rotta un femore, e gravemente malata di polmonite. Lì, oltre a sua madre, trova le sue due zie e la cugina Rebecca. Ancora una volta, la protagonista si ritrova in una situazione grottesca in cui sentirsi un pesce fuor d’acqua è inevitabile. Il rapporto altalenante con sua madre e le sorelle e quello parecchio contraddittorio con la cugina Rebecca, non fanno che acuire l’insicurezza di Hannah, che riesce a trovare pace soltanto seduta al fianco della nonna, accarezzandole le mani lisce, guardandola negli occhi paciosi, tra rughe, sorrisi di circostanza e capelli bianchi.
Un giorno intero lontano da New York e da Adam, che ad Hannah sembra una vita intera. Costretta da sua madre a mentire alla nonna annunciandole che presto si sposerà, per potersi aggiudicare un anello di famiglia bramato dalla madre, Hannah si rende conto, ancora una volta, che no, lei non sarà così “da grande”. E anche quando Adam incontra finalmente sua madre, nei corridoi dell’ospedale, e Hannah resta sola con la donna ascoltando ancora una volta critiche sulla sua vita provata e consigli non richiesti, capisce che la strada da intraprendere in futuro, dovrà discostarsi parecchio da quella della sua famiglia.
Trascorsa la notte, la protagonista tira finalmente un sospiro di sollievo quando il peggio sembra passato e la nonna sembra definitivamente guarita. Riparte per New York, ma appena scesa alla Grand Central Station, un colpo al cuore quando, le giunge notizia della morte improvvisa di Flo.
Hannah contro tutti, Hannah diversa da tutti.
Ancora una volta, la nostra protagonista lascia il segno, indelebile, del suo passaggio.
Inarrestabile, capace di meravigliare e stupire ogni volta. Perché sì, quando la Horvath smette i panni “dell’antipatica”, riesce veramente a rivelarsi un personaggio meravigliosamente vero e magnetico.
Triste l’assenza di Marnie, l’amica più vicina ad Hannah, che in momento così delicato avrebbe dovuto essere al suo fianco. Fortuna che il vuoto lasciato dalla sua presenza in quest’occasione, sia stato perfettamente colmato da Adam.
Nei panni di Rebecca, l’antipatica cugina di Hannah, la giovane Sarah Steele, apparsa in alcune serie tv come Nurse Jackie, Blue Bloods, The Good Wife. Nel ruolo della nonna Flo, June Squibb, apparsa recentemente in Nebraska, grande successo cinematografico di Alexander Payne.
A tre episodi dalla fine della stagione, le sorti delle protagoniste cominciano a delinearsi sempre più: Jessa caduta di nuovo nel tunnel della cocaina, Shosh a un passo dal finire gli studi, Marnie decisa a dare una seria sferzata alla sua carriera lavorativa, Hannah in bilico tra problemi familiari e lavorativi. Nel prossimo episodio vedremo come le quattro ragazze reagiranno alle loro diverse situazioni personali.

domenica 19 gennaio 2014

Girls - recensione season 3 premiere - Females Only e Truth or Dare


L’attesa è finita, Hannah, Marnie, Shosh e Jessa sono tornate, pochi mesi dopo gli ultimi eventi, ognuna con nuove domande, perplessità e le consuete disavventure quotidiane che ci hanno fatto innamorare di loro.

La terza, attesissima stagione della serie di e con Lena Dunham, è stata trasmessa domenica 12 gennaio sulla HBO con una doppia premiere.
La storyline è ripartita alcuni di mesi dopo gli ultimi eventi che hanno travolto le protagoniste: Hannah (Lena Dunahm) e Adam (Adam Driver) vivono serenamente la loro storia d’amore, seppur tra gli altri e i bassi legati alla convivenza e Hannah sembra essersi definitivamente lasciata alle spalle i suoi problemi di salute. Marnie (Allison Williams) è invece costretta a inventarsi una nuova vita, dopo la rottura con Charlie, dopo aver perso l’ennesimo lavoro, vittima degli eventi, della confusione più totale e di una madre fin troppo presente e invadente. Shoshanna (Zosia Mamet), in procinto di laurearsi, ha iniziato a darsi alla “pazza gioia”, cominciando a frequentare un ragazzo dopo l’altro con l’obiettivo di esplorare fino in fondo il rapporto con l’altro sesso. Dopo un lungo silenzio, sono finalmente giunte notizie anche da Jessa (jemina Kirke), ricoverata in una clinica di rehab dalla quale, al termine del primo episodio, è riuscita a farsi cacciare, costringendo Hannah a intraprendere un lungo viaggio on the road per farsi riportare a casa.
L’emblematico di Adam continua a stupirci sempre di più.
La season finale della seconda stagione aveva già ampiamente contribuito a rivalutare il suo personaggio, deciso fino a fondo a tornare da Hannah per aiutarla a guarire dal suo disturbo ossessivo-compulsivo.
In un paio di occasioni nel corso della premiere (la cena a casa con Hannah e le sue amiche e il viaggio on the road) un lato caratteriale di Adam ancora sconosciuto al pubblico è emerso in maniera sempre più precisa. Il suo passato, la sua sensibilità nascosta sotto un’adolescenza travagliata, cominciano finalmente a venire fuori, confermando ancora una volta quanto, quello che forse è l’unico personaggio maschile degno di nota all’interno dello show, sia essenziale per lo show stesso.
La premiere della stagione ha lasciato poco spazio a Marnie. Salvo un breve intermezzo a lei dedicato nel primo episodio, nel secondo Truth or Dare, il suo personaggio è pressoché assente, complice anche la decisione di Hannah nel non coinvolgerla nel viaggio on the road per andare a recuperare Jessa.
Il rischio, quando si parla di Marnie, è che, trascurando alcuni aspetti del suo personaggio, per forza di cose questo possa apparire superficiale. Tra le quattro protagoniste, lei è senza dubbio quella più fragile e meno determinata e, senza una storyline strutturata, difficilmente riuscirà a prevalere rispetto ad Hannah o Jessa.
Guest star del primo episodio, Females Only, un volto noto del piccolo schermo, Danielle Brooks, nei panni di Laura, compagna di rehab di Jessa, nonché causa principale del suo allontanamento dalla clinica. Molti ricorderanno l’attrice nel ruolo di Tasha in Orange is the New Black, la serie trasmessa la scorsa estate su Netflix.
Difficile capire come e se Jessa riuscirà a reintegrarsi nel gruppo e a recuperare ancora una volta il suo rapporto con Hannah. In bilico tra un passato da dimenticare e un futuro da inventare, il presente di Jessa riserverà grandi sorprese e, conoscendo ormai il suo personaggio, ne vedremo senza dubbio delle belle.

Foto gallery e altre info su Movieplayer.it

giovedì 20 giugno 2013

The Carrie Diaries: non nominare il nome di Carrie invano



Per chi se lo fosse perso durante la messa in onda statunitense.
Per chi volesse rivederlo.
Non è una serie che ho apprezzato, tutt'altro. 
Mi domando ancora come la CW possa averlo rinnovato per una seconda stagione... 
Resta comunque un telefilm che ha fatto parlare di sé, e sicuramente continuerà a farlo in futuro, vivendo, volente o nolente, del riflesso di Sex and the City
Per tutti i curiosi, The Carrie Diaries, da stasera, in anteprima assoluta, su Mya (Mediaset Premium). 


Le ultime stagioni di Gossip Girl hanno dimostrato come Josh Schwartz, già autore di The O.C., non sia affatto in grado, alla lunga, di mantenere alti ritmo e qualità di uno show nel corso degli anni.
Le serie prodotte dalla CW nell’ultimo periodo, come The Secret Circle, Arrow, Beauty and the Beast, hanno invece confermato ancora una volta il mediocre livello qualitativo adottato dal network per accaparrarsi la fetta di pubblico, importante sì, ma non effettivamente influente, dei teenager.
Alla luce di questi fatti, il connubio Schwartz (e Amy Harris, showrunner di Gossip Girl) e Cw quindi, non può che risultare ormai scadente se parliamo di serie tv.
Esempio lampante The Carrie Diaries, il tanto temuto, e mi fa male già solo definirlo così, “prequel” di Sex and the City, che ha debuttato il 14 gennaio scorso ed è già arrivato al quarto episodio.
Trovo piuttosto superfluo suggerire, come molti hanno fatto, di non fare paragoni con la serie madre in onda fino al 2006 sulla HBO, così come ritengo inappropriato provare a guardare la serie senza pensare al passato. 
The Carrie Diaries nasce come prequel e va visto come tale, con tutte le responsabilità che una scelta simile comporta.
Vuole essere un prequel a tutti gli effetti ed è innegabile che sì, fa acqua da tutte le parti.
Non solo non si avvicina minimamente a Il diario di Carrie (2012) e Summer and the City (2011) romanzi che Candace Bushnell ha pubblicato anni dopo la chiusura della serie madre, ma presenta anche buchi clamorosi nello script totalmente slegati a livello temporale dai fatti raccontati dalla Carrie adulta.
L’idea di abbandonare una rete valida e stimata come la HBO per approdare su un network di serie B è il primo di numerosi errori, seguito a ruota dalla trovata, poco intelligente, di discostarsi notevolmente, a livello narrativo e stilistico, dai romanzi cui lascia intendere invece di volersi ispirare.
Altro passo falso, ricade senza dubbio sulla scelta, sofferta a quanto pare, della protagonista, quell’Anna Sophia Robb vista nel 2005 ne La Fabbrica di cioccolato di Tim Burton, ragazzetta anonima e sciapa, imparagonabile a sua maestà Sarah Jessica Parker nonché poco credibile nel ruolo affidatole.
Poco espressiva, per nulla magnetica e alquanto debole nella recitazione, la Robb risulta oggi il frutto di una scelta davvero poco oculata, il vero tallone di Achille di una serie già di per sé poco convincente. I personaggi comprimari, a loro volta, non colpiscono né convincono, eccezion fatta per Austin Butler, (Switched at Birth e Life Unexpected), nei panni di Sebastian Kidd, il primo amore di Carrie.
Non manca la cura dei dettagli, questo è innegabile, ma anche in questo caso, il tentativo di ricreare l’atmosfera degli anni Ottanta, soprattutto nelle esterne girate a Manhattan, risulta forzato e poco credibile, e il risultato è che, aldilà di qualche abito fluo e una colonna sonora caratterizzata da hit ‘80s, tutto si traduce in un banale susseguirsi di cliché e stereotipi messi uno in fila all’altro.
Impossibile slegare The Carrie Diaries da Sex and the City, difficile apprezzarlo come prodotto a sé stante, poiché fin troppo debole e mediocre anche per un network come la CW che negli anni ha alimentato la tv trash, e continua a farlo, con serie “spazzatura” come 90210 o Gossip Girl, solo per citare i casi più eclatanti.
Il teen drama è morto, su questo non ci sono dubbi, ed è inutile rincorrerlo.
Sex and the City fa parte del passato, proprio come Lost, e oggi come oggi, sarebbe davvero meglio smetterla di inseguire quella chimera inafferrabile che si rifugia nei remake, nei prequel e nei sequel.
Non volermene Anna Sophia Robb, io non ce l’ho con te, il fatto è, che hai infranto l’undicesimo comandamento: non nominare il nome di Carrie invano.

martedì 11 giugno 2013

Critics’ Choice Television Awards 2013: l'elenco dei vincitori



Si sono tenuti ieri sera a Beverly Hills, i Critics’ Choice Television Awards 2013, i premi assegnati dai critici televisivi americani e canadesi alle serie tv. A trionfare, The Big Bang Theory, che si è aggiudicato il premio nelle categorie miglior comedy e migliore attrice e attore non protagonisti (Kaley Cuoco e Simon Helberg). A contendersi il premio come miglior drama, invece, Game of Thrones e Breaking Bad. Quest’ultimo ha visto ancora una volta prevalere l’inimitabile Bryan Cranston come miglior attore in una serie drammatica.
Di seguito, l’elenco completo dei premi, che ne pensate?
Best Movie/Miniseries
Behind the Candelabra (HBO)



Best Supporting Actor in a Movie/Miniseries

Zachary Quinto (American Horror Story: Asylum)



Best Supporting Actress in a Movie/Miniseries
Sarah Paulson (American Horror Story: Asylum)



Best Actress in a Movie/Miniseries
Elisabeth Moss (Top of the Lake)



Best Actor in a Movie/Miniseries
Michael Douglas (Behind the Candelabra)
Best Drama Series
Game of Thrones (HBO), Breaking Bad (AMC) 



Best Actress in a Drama Series

Tatiana Maslany (Orphan Black)

Best Actor in a Drama Series
Bryan Cranston (Breaking Bad)



Best Supporting Actor in a Drama Series Michael Cudlitz (Southland)



Best Supporting Actress in a Drama Series
Monica Potter (Parenthood)



Best Guest Performer in a Drama Series

Jane Fonda (The Newsroom)

Best Comedy Series The Big Bang Theory (CBS)



Best Actress in a Comedy Series Julia Louis-Dreyfus (Veep)



Best Actor in a Comedy Series Louis CK (Louie)



Best Supporting Actress in a Comedy
Kaley Cuoco (The Big Bang Theory), Eden Sher (The Middle)


Best Supporting Actor in a Comedy Series
Simon Helberg (The Big Bang Theory)



Best Guest Performer in a Comedy Series
Patton Oswalt (Parks and Recreation)