There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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martedì 25 settembre 2012

Twitter, hashtag e micro blogging: il nuovo modo di guardare la TV


Twitter sta cambiando il modo di guardare e soprattutto di vivere la televisione.
Dapprima negli USA e oggi lentamente, ma incisivamente anche in Italia, in tv non esistono più trasmissioni di successo che non abbiano un #hashtag di riferimento da seguire per commentare live lo show e interagire tra telespettatori o, addirittura, direttamente con lo spettacolo stesso.

Questo social network si presta bene al “real time”, grazie a due elementi fondamentali: la sinteticità che lo caratterizza (140 caratteri appena) e l’hashtag stesso, carta vincente che gli garantisce la possibilità di mettere al centro un argomento e focalizzare su di esso l’attenzione grazie a un simbolo diventato ormai famoso in tutot il mondo, il “cancelletto” #.
Semplici, immediati ed essenziali: così appaiono al telespettatore i messaggi lanciati con il rapido “cinguettio” in 140 caratteri e rendono Twitter lo strumento perfetto per il micro blogging e 360°(esempio lampante @XFaxtor_Italia con #XF6 dello scorso anno).

Il legame tra il social network e le serie tv è, ovviamente, imprescindibile: ne avevamo parlato proprio pochi mesi fa grazie a un divertente esperimento 2.0 lanciato da Sky, il “Twittaserie”, ovvero descrivere un telefilm rispettando i canonici 140 caratteri.
In piena “fall preview”, sono molti i network, le star e i profili di personaggi di una serie tv, che si lasciano andare sulle proprie timeline con anticipazioni “spoilerose” e curiosità sulle premiere di stagione che impazzano in questi giorni.

Un esempio?
L’account @Partners_CBS, creato per l’omonima serie che ha debuttato ieri sulla CBS per comunicare direttamente con i propri fan e aumentare l'hype, grazie anche  al supporto delr esto del cast e ad altri profili come quello di Sophia Bush (@SophiaBush), David Krumholtz (@DaveKrumholtz), Brandon Routh (@BrandonJRouth), Michael Urie (@michaelurie)
 e con un hashtag ad hoc, #Partners appunto.
Moltissimi gli esempi e numerosissimi gli account, alcuni interessanti da seguire, altri un po’ meno.
Su questo blog trovate la lista completa dei profili Twitter legati agli show più importanti che stanno per debuttare sui network americani, strumento utilissimo per restare sempre aggiornati sulle nostre serie preferite!
Enjoy!

giovedì 12 gennaio 2012

Tv 2.0: un nuovo modo di guardare la “tele”

Negli anni cinquanta, le famiglie si sedevano intorno a un tavolo all’ora di cena per mangiare in compagnia del telegiornale o di uno show di varietà.
L’usanza di guardare la tv, col passare del tempo, ha progressivamente assunto connotati diversi, trasformandosi da esperienza di aggregazione qual era, in un’esperienza individuale prima e in una di pura condivisione poi, a ulteriore riprova che il modo di fruire dei media cambia a una velocità incredibile, a cui è difficile star dietro.
Dimenticate i dati auditel o i gruppi d’ascolto: è tempo ormai di social tv (interazione tra social network e prodotti televisivi) fosse anche solo per ricreare quel momento condiviso di consumo che fino a poco tempo fa era venuto meno.
La Social Tv si divide essenzialmente in due macro aree: quella delle internet tv, piattaforme come
Apple TV, Google TV (nel mercato italiano Cubovision di Telecom) e dei dispositivi set-top box, e quella fatta di applicazioni mobile e non) come Miso, GetGlue, Tunerfish e Philo o altre watch and chat (per esempio quella della CW).
Sull’esempio di
Foursquare, i badge scaturiti dai vari check-in effettuati prima o durante la visione di un film, una serie tv o uno show, creano una sorta di fidelizzazione dello spettatore, attraverso vantaggi di diverse tipologie: economiche (sconti, se in presenza di accordi e partnership con network e case di produzione), sociali e ludiche.
L’interazione con i programmi televisivi avviene, in seguito al
check-in, mediante la pubblicazione di commenti, voti e opinioni, e in un attimo una partita di calcio, uno show di satira politica o attualità piuttosto che un talent, diventa oggetto del trend topic della settimana (è il caso di Twitter). Bla Bla Tv, Kataweb TvZap e la Social tv Mediaset, sono solo alcuni esempi di luoghi di aggregazione e interattività (poco fortunati) in cui è possibile interagire con altri utenti.
Il fenomeno, sviluppatosi negli Usa in largo anticipo rispetto all’Italia, è finalmente esploso anche nel nostro Paese da qualche mese, in tutta la sua viralità, coinvolgendo un numero sempre maggiore di “consumatori”.
Le stesse pagine
Facebook di alcuni programmi, l’esempio delle Iene potrebbe essere utile a riguardo, diventano punti di incontro e dibattito per i fan dello show, che lì si radunano, nel caso dello show di Italia1, per commentare in tempo reale i servizi trasmessi in diretta.
Un nuovo modo di guardare la tv? Non solo, anche un nuovo tipo di Auditel, come dimostra
Trendrr.tv, una sorta di aggregatore in grado di fornire dati decisamente più specifici e precisi, in continua evoluzione e movimento.
La Social tv apre le porte ai membri delle
community attraverso il potere pervasivo e persuasivo dei social network, e pur non aggiungendo nulla all’esperienza audiovisiva in sé, crea momenti di aggregazione e condivisione, e raccoglie testimonianze importanti e necessarie per indagini di marketing: in questo modo infatti, i network raccolgono feedback importanti e significativi da parte dei viewers.
Gli utenti smettono così di essere passivi e diventano parte integrante del prodotto televisivo, come dimostra l’affluenza di messaggi nel corso di
live tweeting (il più recente, in Italia, quello su XFactor), in cui allo spettatore viene offerta la possibilità di interagire con i protagonisti, scambiare opinioni e lanciare dibattiti.
L’utente stesso diventa protagonista, senza filtri, e attraverso la
live chat di Skype, per esempio, interviene nel corso del programma entrando dritto dritto fin dentro lo schermo,  pur restando fisicamente sulla poltrona di casa.
Gli spettatori contribuiscono così a creare
user generated contents: ridefiniscono autonomamente i confini della narrazione e personalizzano attraverso il semplice utilizzo di uno smartphone o un computer, il normale flusso della visione.
Forse, o meglio, sicuramente qualcuno si interrogherà su quale sia la motivazione dell’eclatante successo riscosso da applicazioni come Miso e GetGlue ad esempio, e la risposta, a mio avviso, è semplice: perché oggi ci piace condividere, comunicare, interagire.
Ovunque e spesso con chiunque.
Perché oltre a voler geolocalizzare i nostri movimenti e condividerli con gli amici, vogliamo informarli su ciò che stiamo guardando, su quale episodio di una serie tv ci ha emozionato di più, su quale film ci ha delusi.
Perché a volte ci manca un solo badge che proprio non riusciamo a sbloccare, e che in certe serate, vorremmo più di ogni altra cosa.
Perché sì, forse siamo “vittime” del web e della tv, ma tutto questo ci fa conoscere persone nuove con cui scambiare opinioni, e scoprire nuove frontiere.
Ci fa sorridere e divertire.
E quindi, in fondo in fondo, che male c’è?