There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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lunedì 14 gennaio 2013

Golden Globes 2013: il trionfo di Argo


Steven Spielberg non ce l’ha fatta e il suo Lincoln è stato ampiamente surclassato da Argo, diretto e interpretato da Ben Affleck, che si è aggiudicato il premio come miglior film e miglior regia ai Golden Globes 2013.
Unica consolazione per Spielberg, il riconoscimento a Daniel Day Lewis come miglior attore in un film drammatico, mentre nella stessa categoria, per il gentil sesso, il premio è andato a Jessica Chastain per Zero Dark Thirty.
Django Uncheained di Quentin Tarantino, nelle sale italiane dal 17 gennaio, si è aggiudicato la miglior sceneggiatura e Christoph Waltz il titolo di miglior attore non protagonista,

Tre premi anche per l’attesissimo Les Misérables (in uscita il prossimo 31 gennaio in Italia): ad Anne Hathaway come miglior attrice non protagonista, a Hugh Jackman come miglior attore in una commedia musicale e alla pellicola come miglior musical.

La protagonista di Happiness Therapy, Jennifer Lawrence, ha vinto il premio come miglior attrice protagonista, e Amour di Haneke ha trionfato come miglior film straniero.




I premi dedicati al piccolo schermo hanno visto il trionfo in pompa magna di Homeland che si è portato a casa non solo il premio come miglior drama battendo un colosso come Breaking Bad), ma anche quello per miglior attrice, Claire Danes e miglior attore in serie drammatica, Damien Lewis.
Lena Dunham e il suo Girls, si sono aggiudicati il riconoscimento come best comedy e relativa attrice protagonista.

Don Cheadle quello di best comedy actor per il suo ruolo in House of Lies (Showtime), mentre Game Change (HBO), drama sulla corsa della Palin come vice presidente nel 2008 ha vinto come miglior film tv.

giovedì 11 ottobre 2012

Revolution: il flop targato NBC



Di Revolution avevamo già parlato a luglio poco dopo che la NBC aveva ordinato a J.J. Abrams e Erik Kipke di produrre la prima stagione. I rumors iniziali sulla trama, non avevano presagito nulla di buono, e oggi, dopo i primi 3 episodi, ne abbiamo avuto conferma.
Revolution è un miscuglio banale e noioso delle serie che l’hanno preceduta, proprio come avevamo ipotizzato in tempi non sospetti dopo la visione del trailer: da Flash Forward a Jericho, da Terra Nova a The Walking Dead, l’impressione generale è che gli autori abbiamo preso qualche idea qua e là e l’abbiano buttata dentro l’ennesimo telefilm scifi poco riuscito e per nulla convincente.
È un guazzabuglio di idee caotico e confuso, infarcito di personaggi e situazioni prevedibili, caratterizzato da una trama esile e da dialoghi talmente superficiali da risultare incredibilmente prevedibili.
I personaggi, per nulla accattivanti, riescono a tratti a essere addirittura irritanti, dalla protagonista Tracy Spiridakos (Charlie), espressiva quanto una statua di cera o se vogliamo quanto Kristen Stewart in Twilight, a Billy Burke (non per niente padre della Stewart nella saga) che dovrebbe in teoria interpretare il “duro” della serie, ma che in pratica è credibile quanto Paris Hilton nei panni di uno scienziato.
A poco serve la presenza di un attore fenomenale come Giancarlo Esposito (se ve lo siete perso in Breaking Bad, siete vivamente pregati di recuperare quanto prima) nel ruolo del capitano della milizia, poiché oscurato da cotanta mediocrità e inconsistenza nello script.
Poche idee, banali, superficiali e confuse, regalano a Revolution il titolo di peggior serie dell’autunno, bruciando lo show dopo una manciata di episodi appena, proprio come avvenne con il The River di Steven Spielberg (solo per citarne una) lo scorso anno.
Abrams cade ancora una volta, e dopo Undercovers e Alcatraz, aggiunge ai suoi ultimi flop anche Revolution, restando lì, aggrappato a Fringe e Person of Interest, rischiando ahimè, di compromettere il prestigio di attori come Giancarlo Esposito e Elizabeth Mitchell (reduce da un altro flop, V), coinvolgendoli in progetti tanto ambiziosi quanto effimeri.

lunedì 11 giugno 2012

E.T.: trent'anni e non sentirli

Trent’anni fa usciva nelle sale E.T. L’extra-terrestre, capolavoro di Steven Spielberg, nonché pietra miliare della storia del cinema.
Un film costato circa 10 milioni di dollari, capace di incassarne  oltre 700, vincitore di quattro Oscar e due Golden Globe.
Una pellicola unica e indimenticabile, capace di emozionare il pubblico di qualsiasi età, di far commuovere ognuno di noi, di lasciare un segno indelebile nella memoria di tutti.
L’alieno amico dei bambini, la profonda storia d’amicizia che lo lega al protagonista, lo sguardo dolce e sincero, le splendide immagini dipinte dal regista, su tutte l'inarrivabile frame della bicicletta che passa davanti alla luna alta nel cielo, sono piccoli ma significativi dettagli che nessuno dimenticherà mai.
Oggi E.T. compie trent’anni, oggi è il momento perfetto per ricordarlo ancora una volta, e ringraziarlo per aver scaldato il cuore di ognuno di noi, ieri come oggi.








martedì 31 gennaio 2012

Smash: metti una sera Broadway



Somewhere over the rainbow, skies are blue and the dreams that you dare to dream, really do come true” cantava Judy Garland, sul finire degli anni Trenta, ne Il Mago di Oz, e proprio sulle note di questa canzone comincia Smash, la nuova attesissima serie della Nbc, che debutterà il 6 febbraio negli Stati Uniti sulla Nbc, e arriverà in Italia dopo una manciata di giorni, il 19, sul canale Mya di Mediaset Premium.
Sullo sfondo di un’incantevole New York, tra le case in mattoncini rossi del Meatpacking District di giorno e le “mille luci di Broadway” di notte, la strada di attori in erba o presunti tali, cameriere dall’ugola d’oro e ballerine in cerca di gloria, incrocia quella di produttori e attori teatrali, alla ricerca di un successo in grado di lasciare il segno nel panorama artistico della Grande Mela.
A dar voce a questo gruppo di artisti, un rinomato cast di attori: da Debra Messing, indimenticabile Grace in Will&Grace, nei panni dell’autrice di musical Julia Houston, a Christian Borle in quelle del suo partner professionale Tom Leavitt, dal premio Oscar Anjelica Houston nelle vesti di Eileen Rand, stoica e cinica produttrice di Broadway, al dispotico regista Derek Willis, interpretato dall’affascinante Jack Davenport (Flash Forward, (I Love Radio Rock).
Al centro di tutto, lei, l’unica e sola, Marilyn Monroe e il ricordo indelebile che è riuscita a lasciare in eredità al mondo intero. Oggi più che mai, cinquant’anni dopo la sua scomparsa, la memoria della stella di A qualcuno piace caldo meravigliosa commedia di Billy Wilder del 1959, viene ricordata in una splendida serie che racconta la realizzazione di un musical su Norma Jane, alias Marilyn, l’attrice più famosa del cinema di tutti i tempi.
La prima stagione verterà appunto sulle fasi preliminari della costruzione del musical, passando per i casting e la stesura del copione, per giungere quindi, nella season finale, al debutto sul palcoscenico. Al centro delle vicende, accanto al team di produttori appunti, due (aspiranti) attrici totalmente diverse l’una dall’altra, entrambe in lizza per aggiudicarsi la parte e realizzare il sogno di portare la Monroe sotto i riflettori di fronte all’esigente pubblico newyorkese.
La prima, Ivy, bionda, conturbante e sensuale, è una ballerina alla ricerca di una parte che dia finalmente credito al suo talento, ed è interpretata da uno dei volti più stimati di Broadway, Megan Hilty.
La seconda, Karen, timida ed esile, è una ragazza dell’Iowa arrivata a NY in cerca di gloria, impersonata da Katharine McPhee, seconda classificata ad American Idol, che sin dai primi minuti del pilot colpisce per la sua voce calda e intensa che spicca in una versione originale e ritmata di Beautiful di Christina Aguilera.
A dare del filo da torcere alle due rivali, a metà stagione, l’arrivo di una viziata e capricciosa starlette di Hollywood, cui presterà il volto (per cinque episodi) nientemeno che Uma Thurman.
Punti cardine di Smash, oltre a location e cast, senza dubbio una sceneggiatura ben strutturata e scandita da splendidi dialoghi e una regia (Michael Mayer) da far invidia al grande schermo, coadiuvata da una fotografia di tutto rispetto e da una scenografia degna delle migliori pellicole hollywoodiane.
Il giusto connubio di brani storici e coreografie impeccabili, vi condurranno nel cuore di un vero e proprio musical, più autentico e verosimile rispetto a quelli cui siamo stati abituati sul piccolo schermo, su tutti il Glee di Ryan Murphy.
Una serie (prodotta tra gli altri anche da Steven Spielberg) che senza dubbio riuscirà a lasciare il segno, celebrando non solo il mito di Marilyn e dell’America di quegli anni irraggiungibili, ma aggiungendo qualcosa nel panorama seriale di quest’anno, con un prodotto che ancora una volta ci lascerà dubbiosi, a chiederci nuovamente se quella che stiamo vivendo possa essere davvero la nuova “Golden Age” delle serie tv.

mercoledì 28 settembre 2011

Terra Nova: e vissero felici e contenti 85 milioni di anni fa

2149.
La Terra è ben oltre l’orlo del precipizio: l’aria è diventata irrespirabile, molte specie si sono estinte, il cibo scarseggia e a causa del sovrappopolamento alle coppie viene imposto il divieto di procreare più di due figli. L’atmosfera cupa, fumosa e rarefatta risulta dannosa e deleteria per il genere umano, ma solo i più fortunati possono salvarsi.
Grazie a una falla nel sistema spazio-temporale generata da alcuni esperimenti nucleari infatti, intere colonie (sorteggiate dal Governo), possono saltare indietro nel tempo di 85 milioni di anni, tornare agli albori della storia dell’umanità, e ricominciare daccapo una nuova vita, in un mondo incontaminato, immersi nella vegetazione tra i dinosauri.
Su quest’isola, ribattezzata Terra Nova, all’interno di una zona perimetrata e protetta, le colonie vengono inserite all’internodi una comunità instauratasi lì decenni prima, che vive secondo regole e dettami precisi, la cui pace apparente è minata però da ribellioni, pericoli di vario genere e misteriosi segreti governativi.
Tra gli ultimi essere umani sbarcati su Terra Nova in questo nuovo esodo, il decimo per precisione, anche la famiglia Shannon composta dal poliziotto ribelle Jim (Jason O’Mara, Life on Mars) appena evaso dal carcere, la moglie Elizabeth (Shelley Conn), dottoressa e batteriologa inviata sull’isola a supporto dello staff medico, i figli adolescenti Josh (Landon Liboiron) e Maddy (Naomi Scott), e la piccola Zoe (Alana Mansour), di appena 5 anni.
Già dal primo giorno, Jim viene assoldato dal comandante Taylor (Stephen Lang), nel corpo di guardia dell’isola, per contrastare gli attacchi del mercenari del sesto esodo e proteggere la comunità.
Un quadretto familiare piuttosto banale e prevedibile, quello degli Shannon, a dispetto dell’ottimo potenziale sviscerato dalla nuova serie della Fox in questi due episodi inziali, Genesis part 1 e 2, che ha debuttato il 26 settembre negli States e sarà trasmessa in Italia il 4 ottobre su Sky (canale 111).
Tra gli ideatori e produttori esecutivi, alcuni nomi celebri e prestigiosi, su cui spiccano tra tutti Alex Graves , regista del pilot (Fringe, West Wing, Ally McBeal), Brannon Braga (autore di numerosi episodi di Star Trek: The Next Generation) e Craig Silverstein (Nikita, Bones).
Ciliegina sulla torta, alla produzione, Steven Spielberg ad alimentare ancora una volta, la sua passione sfrenata per i dinosauri. Il richiamo a Jurassic Park è ovvio quanto servito su un piatto d’argento, e gli effetti speciali sono degni delle migliori pellicole cinematografiche (nonostante il budget televisivo più limitato), grazie alle ottime ricostruzioni futuristiche e preistoriche, coadiuvate da un uso intelligente e preciso di CGI con ambientazioni e scenari realistici e sorprendentemente plausibili.
Il ritmo serrato e incalzante della regia cede solo nel corso del secondo episodio per qualche minuto, per risalire poi in maniera esponenziale, conferendo alla serie il fascino e le caratteristiche di un prodotto indubbiamente più cinematografico che non televisivo.
Immediato il paragone con Lost, soprattutto per gli scenari incontaminati e incontrastati (le riprese sono state effettuate per lo più in Australia), anche se in realtà, per le tematiche affrontate e gli argomenti trattati, la serie si avvicina maggiormente a Primeval, show britannico giunto quest’anno alla sesta stagione.
111 milioni di spettatori hanno seguito l’anteprima americana (in Italia è stata presentata ieri al Roma Fiction Fest) , impressionante successo per questa serie evento (stavolta è proprio il caso di dirlo),costata ben 150 milioni di dollari, tradotta in 21 lingue e acquistata da 85 paesi.
Ottime le premesse, interessante il plot seppur non troppo originale, e da apprezzare soprattutto l’idea dei produttori di non sforare oltre i 13 episodi previsti, a riprova del fatto che la serie si esaurirà dopo una stagione, motivo che ci fa sperare che non lasci strascichi di interrogativi lasciati a metà e misteri irrisolti, ma che si concluda in maniera esaustiva e completa, per non rimanere ancora una volta a bocca asciutta. Flash Forward docet.