There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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mercoledì 9 ottobre 2013

Dal creatore di Desperate Housewives, Devious Maids: questa sera alle 21 su Fox Life



Devious Maids: panni sporchi a Beverly Hills, arriva finalmente in Italia! 
L'attesissima serie di Marc Cherry, il creatore di Desperate Housewives, debutterà questa sera alle 21.00 su Fox Life. Non perdetevela!

Nonostante il rifiuto inaspettato della Abc, Marc Cherry è tornato con una nuova serie tutta al femminile, stavolta senza casalinghe, ma con lo stesso brio con cui anni fa era riuscito a conquistare il piccolo schermo.
Distante un bel po’ di chilometri da Wisteria Lane e dalle sue villette a schiera con i giardini perfettamente curati, lontano dalla classe medio-alta cui Gaby e compagnia bella ci avevano abituati, il creatore della Desperate Housewives ci riprova, stavolta sulla rete via cavo Lifetime, con una serie irriverente e ironica, dall’inconfondibile sapore latino.
Ha debuttato ieri sera negli States, Devious Maids, l’irresistibile storia di un gruppetto di “domestiche” di Beverly Hills, meno disperate di Bree e delle sue amiche, ma senza dubbio ugualmente pettegole, ciniche e agguerrite.
Tra stracci, aspirapolvere e bagni da pulire, le protagoniste della serie di certo non abbandonano i tacchi e loro innata voglia di emergere a tutti i costi. 

Chi per un verso chi per l’altro, daranno delle belle gatte da pelare ai proprio datori di lavoro. 
Prodotto da nostra signora Eva Longoria, Devious Maids è ispirato alla soap messicana Ellas son la Alegría del Hogar e vanta un cast di tutto rispetto, ove troviamo parecchi volti noti del piccolo schermo, da Ana Oriz (Ugly Betty) a Judy Reyes (Scrubs), da Roselyn Sanchez (Senza Traccia) a Dania Ramirez (Heroes). 
A far compagnia alle quattro donzelle, direttamente dagli anni Novanta, Grant Show di Melrose Place, Mariana Klaveno di True Blood e molte altre piccole star viste negli ultimi anni in serie di minor successo.
Spregiudicate e disposte a tutto pur di far valere i loro diritti, le protagoniste della serie, Marisol, Zoila, Valentina, Carmen e Rosie sono sanguigne e calienti come la cultura latina ci insegna: sguardo ammiccante, coraggio da vendere e forza di volontà, difficilmente si faranno pestare i piedi dalle ricche ereditiere delle California. Tra ville sontuose, piscine da urlo e ricchi sfrontati  dovranno ritagliarsi un piccolo spazio in una società che spesso nega loro il prestigio che meriterebbero.
Esattamente come in Desperate Housewives, anche Devious Maids inizia con la morte di un’amica delle protagoniste, se nel primo ci trovavamo di fronte a un triste suicidio però, stavolta ci ritroveremo a indagare su un efferato omicidio e su torbide storie di tradimenti e prostituzione.
Tra misteri, segreti e sotterfugi, le risate sono assicurate, ma proprio come a Wisteria Lane, non mancheranno numerose occasioni in cui la trama ci regalerà momenti di riflessione più profondi e solo a prima vista superficiali. 
In America la serie è stata accusata di cavalcare troppo gli stereotipi delle donne latine per antonomasia, certo è che per la prima volta, le protagoniste appartengono a un ceto sociale che difficilmente abbiamo visto raccontato in tv fino a oggi e l’originalità sta proprio in questo.
Nonostante l’idea alla base non sia di Marc Cherry, nessuno meglio di lui avrebbe saputo rendere al meglio la trasposizione della serie originale, dando vita a una nuova dramedy irresistibile e intrigante
Mi sento in dovere di avvisarvi però che, proprio come succedeva in Desperate, le nostre "maids" creano dipendenza: provare per credere! 


martedì 25 giugno 2013

Mistresses US: il ritorno di Alyssa Milano



Trovare serie godibili e appassionanti in questo particolare periodo dell’anno è particolarmente difficile. I finali di stagione ce li siamo lasciati alle spalle, negli States i network preannunciano già i prossimi palinsesti, e a parte “mostri sacri” come Dexter e Breaking Bad, l’attesa per una nuova serie spesso non soddisfa le nostre aspettative. 
Mentre i fan di Stephen King stanno ancora riflettendo se Under the Dome li soddisfi o meno e mentre gli appassionati di comedy si barcamenano tra le novità in onda (a breve le recensioni di tutti questi telefilm) vorrei concentrarmi su un’altra serie tutta al femminile, dopo che pochi giorni fa vi ho parlato di Devious Maids (il nuovo drama di Marc Cherry il “papà” di Desperate Housewives), oggi mi concentrerò su Mistresses US.
Quattro donne al centro del nuovo show della Abc, remake dell’omonima serie inglese del 2008, April (Rochelle Aytes), Savannah (Alyssa Milano), Josselyn (Jes Macallan) e Karen (Yunjin Kim), le nostre “mistresses” appunto, che letteralmente significa “amanti”.
Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere parecchie recensioni negative sulla serie di K.J. Steinberg (Gossip Girl, The Nine), molte sensate, altre a mio modesto parere no. 
Partiamo dal presupposto che non ci troviamo davanti a un "capolavoro", né tantomeno, come molti hanno evidenziato, di fronte all’erede di Desperate Housewives (vi svelo un segreto, quello non esisterà mai, proprio come con Lost).
Siamo di fronte a una serie che di originale ha senza dubbio poco e niente  ma che punta innanzitutto su un cast di tutto rispetto, per far breccia nel cuore dei fan: accanto alla Milano e alla Kim, indiscutibili punte di diamante del telefilm, altri volti noti del piccolo schermo fanno capolino nella storia, da Jason George (Grey’s Anatomy) a Gary “Warrick” Dourdan (CSI). 
In secondo luogo, l’appealing della maggior parte dei personaggi gioca un punto a favore della serie: affascinanti, appassionate, fragili, vulnerabili, le quattro protagoniste rispecchiano, per molti aspetti, parecchie donne di oggi.
Mamme single, donne in carriera, giovani irriverenti, amanti devote. Chiamatele pure “stereotipi” se volete, ma non fermatevi lì e cercate di andare oltre. 
Sotto la superficie, c’è qualcosa di più. 
Ve ne accorgerete soffermandovi per esempio su ognuno dei personaggi, che seppur non innovativi sono senza ombra di dubbio ben strutturati e ben raccontati.
Non vi basta? Proviamo ad andare più a fondo: tradimenti, segreti inconfessabili,  proposte indecenti, compromessi, bugie. Questi e molti altri argomenti al centro delle storyline che si intrecciano nel corso di ogni episodio, rappresentano sì stereotipi già visti e rivisti in parecchi telefilm, ma non sono gli stereotipi che in fondo ci uniscono, ci accomunano e fanno sì che tra gli individui si creino dei legami più o meno profondi?
I problemi di Savi, Joss, Karen e April sono i problemi di molte donne di oggi e di ieri, e in futuro continuerà a essere così, perché siamo complicate e abbiamo accanto noi uomini ancor più complicati.
Non fraintendetemi però: Mistresses non è affatto una serie sdolcinata, stucchevole o melensa, perché il sesso, ancora una volta, è al centro di tutto. Più passionale che crudo come quello visto in Girls, più torbido, sensuale e bollente.
Il pubblico maschile sarà felice di ritrovare una Alyssa Milano in splendida forma nonostante i chiletti di troppo, o le gambe chilometriche della Macallan, e quello femminile non esiterà a rifarsi gli occhi con l’aitante Jason George (povera Miranda Bailey).
Se avete tempo libero, o in una calda serata estiva non sapete cosa guardare, Mistresses US è la scelta giusta: sexy, ironico e poco impegnativo.
Un peccato di gola insomma. Quasi irrinunciabile.