There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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sabato 2 agosto 2014

Cineforum estivo: Her, a romantic drama by Spike Jonze



In un futuro non troppo lontano gli uomini e le macchine vivono in perfetta sintonia gli uni con gli altri.
In quello stesso futuro, gli uomini e le macchine si innamorano, si amano, si spezzano il cuore.
Le loro storie d’amore sono passionali, appassionanti, struggenti.
Come quella tra Theodore e Samantha.
Introverso e rassegnato lui, entusiasta ed empatica, lei (Her), “La” macchina.
Samantha infatti, altri non è che un OS, un sistema operativo rivoluzionario e innovativo, destinato a relazionarsi con gli esseri umani, per assisterli e aiutarli nella vita quotidiana, riempire i loro vuoti emotivi, colorare un po' le loro giornate sempre uguali, piatte. Spesso vuote.
Di tutti questi elementi, in effetti, “lui”, ha davvero un gran bisogno.
Divorziato e depresso per la rottura con la sua ex moglie, solitario e pessimista, il buon Theodore nella vita scrive lettere d’amore su richiesta e lo fa con una sensibilità e una profondità fuori dal comune.
In quel mondo, in cui gli esseri umani stringono rapporti intimi con gli OS infatti, è proprio con gli altri esseri umani che non riescono più a comunicare come una volta, e persone come Theodore, lo fanno al loro posto. 
Lettere di addio, dichiarazioni d’amore, promesse solenni: il personaggio interpretato da uno strepitoso Joaquim Phoenix, regala parole d’amore a chi non riesce a metterle nero su bianco, foglio di carta o foglio elettronico, poco importa.
L’amore con Sam, passionale e avventato prima, lacerante e tormentato poi, riesce in qualche modo a far sì che, le meravigliose parole che "confeziona" da sempre per gli altri, comincino a sgorgare direttamente dalla sua mente, dal suo cuore, dalla sua anima.
Un amore "ideale" più che impossibile, quello che li lega l'uno all'altra.
Un amore che vive nello spazio e nel tempo. 
Nelle parole. 
O negli spazi tra le parole stesse.
"It's like I'm reading a book and it's a book I deeply love. But I'm reading it slowly now. So the words are really far apart and the spaces between the words are almost infinite. I can still feel you, and the words of our story...but it's in this endless space between the words that I'm finding myself now"
Nei loro pensieri più reconditi, nelle loro emozioni nascoste. 
Quelle più intime, più profonde.
Quelle più vere.
"Sometimes I think I have felt everything I'm ever gonna feel. And from here on out, I'm not gonna feel anything new. Just lesser versions of what I've already felt"
Ma come in tutte le storie "impossibili", travagliate, quello con Samantha è un rapporto destinato a esaurirsi in poco tempo. 
Theodore questo non lo sa, Theodore questo lo scoprirà soltanto dopo. 
Quando, in un certo senso, forse sarà troppo tardi. 
"Operating System Not Found"
L'amore con Sam, in poco tempo nasce, cresce, finisce e lascia solo una scia.
"I've never loved anyone the way I loved you. Me too. Now we know how"
Ma è proprio quella scia, a indicare la via a Theodore. 
Quella che stava cercando da tanto, troppo tempo: la via della redenzione, necessaria per accantonare un passato doloroso ed estenuante.
Quella breve e intensa relazione, surreale, platonica, ma vera più di molte altre, gli permetterà finalmente di aprire gli occhi, capire i suoi limiti, affrontarli, superarli prima o poi. 
"Your past is just a story you tell yourself"
E chissà, magari un giorno, quando avrà capito se e come superare i suoi limiti, Theodore forse riuscirà finalmente a ritrovare il suo OS. 

O forse no, se non credete nel lieto fine, e allora non gli resterà che vivere con il ricordo di Sam, nella mente e nel cuore.

"Where are you going? It's hard to explain, but if you get there, come find me. 
Nothing will be able to tear us apart then".


martedì 26 febbraio 2013

Silver Linings Playbook: l'importante è cercare il lato positivo, sempre.

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Pat (Bradley Cooper) e Tiffany (Jennifer Lawrence) si conoscono durante una cena imbarazzante e surreale organizzata dal miglior amico di lui, infelicemente sposato con una donna arida e dispotica, sorella di lei.

Pat ha perso il controllo qualche mese prima, accecato dalla gelosia e dalla paranoia, a causa di un disturbo bipolare che lo ha costretto in una clinica psichiatrica per otto lunghi mesi.

Tiffany ha perso il marito in un tragico incidente tempo addietro, proprio mentre stavano attraversando un periodo di forte crisi, motivo che la spinge giorno dopo giorno a sentirsi colpevole e annebbiata dai sensi di colpa.

Pat e Tiffany sono due anime in pena, alla deriva che aspirano solo e soltanto a un pizzico di tranquillità e stabilità emotiva e affettiva.

E mentre Pat ce la mette tutta per scovare il “lato positivo” in ogni situazione, Tiffany dal canto suo si butta anima e cuore in una gara di ballo in cui sa già che fallirà, ma che la aiuta a tenere la mente occupata nel vano tentativo di ritrovare quella stabilità necessaria per ricominciare a vivere.

I due protagonisti di Silver Linings Playbook, tragicommedia romantica di David O. Russel (The Fighter) che esula dal genere per scontrarsi coi drammi della vita “vera”, si incontrano, si scontrano e inevitabilmente si innamorano in un gioco di tira e molla sì forse un po’ estenuante, ma necessario per rimarcare laddove necessaria, l’instabilità di entrambi.

Nel corso di una gara di ballo che assume via via un significato molto più profondo di quello apparente, e che arriva a simboleggiare addirittura una sfida con la vita stessa, Pat e Tiffany non aspirano alla vittoria, non vogliono essere i primi, i più bravi o i più fortunati: vogliono solo partecipare per dimostrare a loro stessi prima che agli altri, di potercela fare, in un modo o nell’altro.

Seppur a stento e con estrema fatica e forza di volontà, i due scelgono di prendere la vita per le corna, di affrontarla anche a testa bassa, senza però arrendersi.

Non è retorica, è realtà: perché forse è vero che spesso cercare “il lato positivo” non serve a nulla, perché a volte neanche c’è ed è solo un’illusione, ma è anche vero che spesso è la spinta necessaria che occorre a ognuno di noi per andare avanti e continuare a credere che sì, forse un giorno tutto andrà meglio.



Film delizioso, per nulla melenso, nonostante l’inevitabile e prevedibile happy ending. Ottima la performance di Bradley Cooper, finalmente in un ruolo che esula dal solito belloccio aitante e ammiccante cui siamo abituati e assolutamente perfetto nei panni del personaggio travagliato e confuso che interpreta. Notevole anche la Lawrence, nonostante forse, l’Oscar come “miglior attrice”, per una pellicola simile, non lo avrebbe in verità meritato.
Film da non perdere anche per uno strepitoso Robert De Niro nel ruolo del padre di Pat, scommettitore incallito perennemente in conflitto con la malattia di suo figlio. La regia, affidata a Russel, è asciutta, essenziale, per nulla dispersiva, arricchita da una sceneggiatura che scandaglia e approfondisce i personaggi con estrema profondità.