There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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martedì 1 ottobre 2013

Robin Williams e Michael J. Fox alla conquista del piccolo schermo


Che io non ami le comedy è un fatto ormai risaputo sia per chi mi conosce nella vita “vera” sia per chi ha imparato a conoscermi in quella “online”.
Sono una “humorless” di prima categoria, inutile negarlo: la battuta mi piace, mi riesce anche bene, ma con le serie americane difficilmente mi lascio travolgere da fiumi di risate (piangere con un telefilm, quello sì che invece mi riesce benissimo).
Come già ripetuto parecchie volte, poche sono le sitcom che sono riuscite a strapparmi qualche sorriso in questi anni, How I Met Your Mother e 2 Broke Girls per esempio ce l’hanno fatta, ma le risate vere e proprie no, quelle ha il merito di averle suscitate in me soltanto Friends.
Tra le numerose comedy che hanno debuttato in questi giorni, personalmente sono costretta a bocciare a pieni voti The Goldbergs, Trophy Wife, Back in the Game, We Are Men e Dads.
Differente il mio giudizio su due sitcom che la maggior parte di noi quest’anno aspettava con ansia visti i due protagonisti al centro delle storie: Robin Williams in The Crazy Ones e Micheal J. Fox nell’omonimo show a lui dedicato.
Partiamo da una premessa: né con la prima né con la seconda ho riso a crepapelle, tutt’altro, e nonostante la serie con l’ex interprete di Casa Keaton sia riuscita a strapparmi due o tre sorrisi, quella con Williams non ce l’ha proprio fatta ad avere la meglio su di me.


Detto ciò, non me la sento di bocciare The Crazy Ones fosse anche solo per l’ottimo cast che fa da spalla all’istrionico Robin che qui interpreta Simon Roberts, titolare di un’agenzia pubblicitaria di Chicago presso cui lavorano anche sua figlia Sydney (una Sarah Michelle Gellar in splendida forma) e un piccolo di team di giovani creativi: Lauren (Amanda Setton), Zach (James Walk) e Andrew (Hamish Linklater).
Ideata da David E. Kelley e in onda sulla CBS, la serie non brilla certo per originalità, poggiandosi essenzialmente al rapporto padre-figlia tra Williams e la Gellar e le loro piccole diatribe quotidiane all’interno dell’agenzia, dovute principalmente a incomprensioni generazionali e alla repentina perdita di autostima di Simon, in crisi di mezza età.
Al cast, si affiancheranno guest star d’eccezione e già nel pilot troverete Kelly Clarkson nei panni di sé stessa chiamata dallo stravagante personaggio interpretato da Williams per cantare il jingle per una pubblicità di McDonald’s.
L’umorismo ricercato e sofisticato dell’attore de L’Attimo Fuggente è senza dubbio irresistibile e vale da solo l’intera serie, così come la presenza della Gellar farà felici orde di fan di Buffy che, dopo il deludente ritorno della loro eroina in Ringer, potranno ammirarla ora in un ruolo totalmente agli antipodi rispetto a quello cui erano abituati.

Altro discorso per The Micheal J. Fox Show che, opinioni da “humorless” a parte, merita davvero di essere visto perché sì, dobbiamo ammetterlo: Micheal J. Fox è un mito. Assoluto.
Se lo avete adorato negli anni Ottata e Novanta, se conoscete a memoria tutti capitoli di Ritorno al Futuro o Voglia di Vincere, se avete esultato a ogni sua piccola apparizione in tv, da Scrubs a The Good Wife, da Curb Your Enthusiasm a Rescue Me, questa è la comedy che fa per voi: una sorta di biografia dell’attore in cui non ci si limita a raccontare della terribile malattia che lo ha colpito anni fa, ma si descrive anche il punto di vista di chi vive questa condizione insieme a lui, ogni giorno: la sua famiglia.
Ideata da Sam Laybourne e scritta a quattro mani con lo sceneggiatore Alex Reid, la comedy si ispira alla vita di Michael per raccontare le vicissitudini di Mike Henry, ex giornalista newyorkese che decide di tornare in tv dopo aver smesso di condurre il suo show mesi prima a causa del Parkinson, incoraggiato dalla moglie Annie (Betsy Brandt di Breaking Bad), dai suoi tre figli e dalla sorella Leigh (Katie Finneran).
Attraverso un umorismo irriverente e a tratti cinico, Michael J. Fox mette in luce piccoli particolari della vita di un malato di Parkinson capaci di compromettere le più semplici azioni chiamate in gioco nella vita quotidiana, dall’aprire un barattolo di sottaceti fino a comporre il giusto numero telefonico sulla tastiera del telefono.
È una sitcom dal retrogusto amaro quella che ci troviamo di fronte, capace di farci sorridere di fronte a una malattia (The Big C docet), ma allo stesso tempo perfettamente in grado di fornirci spunti di riflessione e momenti commoventi.
Ciò che risulta più complicato, dopo aver visto il pilot, è capire come una serie del genere possa reggere per 22 episodi  se non addirittura per una seconda stagione (anche se gli ascolti delle prime due puntate trasmesse sulla NBC, ahimè non promettono certo bene). 

domenica 10 giugno 2012

Stracult&Stracotti: i 3 flop telefilmici della stagione


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Come abbiamo già detto la scorsa settimana, in questi mesi molte serie sono giunte al termine, alcune salutandoci definitivamente, altre prendendosi un break per lasciar spazio agli show “estivi”.
Stracult&Stracotti indossa una veste speciale, per decretare oggi la “top 3”, o meglio la “flop 3” dei telefilm più deludenti di quest’anno.


La medaglia d’oro in questa classifica al negativo va appesa al collo di Steven Spielberg, produttore e ideatore di Terra Nova, il nuovo show sci fi targato Fox che nelle menti dei piani alti del network avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato da Lost. Attorno a questo prodotto c’erano fortissime aspettative, un budget da capogiro e una campagna marketing massiccia, certi di un forte successo in molti paesi, fra cui il nostro, la Fox aveva deciso di trasmetterlo in contemporanea con gli USA. Ma è bastata una manciata di episodi per vedere gli ascolti dello show precipitare nel baratro. Lo spunto iniziale della trama non risulta abbastanza forte, i personaggi sono artefatti e stucchevoli: dialoghi che girano a vuoto e un senso generale di noia e fastidio. Del sense of wonder che i dinosauri avrebbero dovuto suscitare, non c’è la minima traccia… e questo la dice molto lunga sulla qualità finale dello show. Bocciato da pubblico e critica, a noi non resta che dire “provaci ancora, Steven”.


Secondo posto al teen drama di Josh Schwartz Gossip Girl, in onda il prossimo autunno con la sesta,  estenuante stagione. Trama sconclusionata, surreale, inverosimile a livelli inauditi, lo show sui ragazzi dell’Upper East Side ha toccato davvero l’apice in quanto ad assurdità quest’anno, rasentando in più di un’occasione il fondo del barile. Le innumerevoli situazioni ripetitive e paradossali della quinta stagione hanno trascinato la serie in fondo a un baratro, senza lasciare speranze di salvezza. Eppure, quei “masochisti” della CW hanno deciso di concedergli un’altra chance, vuoi per condizioni contrattuali troppo complicate, vuoi per scelte di marketing a noi sconosciute. Ritroveremo quindi Blair e Serena fra qualche mese, per fortuna per uno spicciolo di episodi appena: a loro infatti, toccherà lo stesso destino di One Tree Hill, concluso quest’anno dopo 9 stagioni nel corso di una midseason di 13 episodi.


Terzo posto per Ringer, lo show che ha segnato l’attesissimo ritorno si Sarah Michelle “Buffy” Gellar sul piccolo schermo. Un ritorno col “botto” ma non nel comune senso che tutti diamo a questo termine, anzi: flop clamoroso e senza precedenti per l’ex cacciatrice di vampiri, caduta vittima di uno pseudo crime per nulla convincente né coinvolgente. Caratterizzato da una regia a dir poco debole, una sceneggiatura contorta e nella maggior parte dei casi dai risvolti fin troppo superficiali, Ringer si è trascinato con fatica, nel corso di 22 interminabili episodi, verso una season finale ancor più confusa e inverosimile di tutta l’intera stagione. Stracotta come poche, per fortuna non rinnovata.

martedì 18 ottobre 2011

Alla fine qualcuno si salva

Oggi mettiamo da parte per un attimo gusti e pareri personali, per fare velocemente il punto della situazione, a poche settimane dalla ripresa dei palinsesti americani, e scoprire quale tra le nuove serie tv di quest’anno continueremo a vedere nei prossimi mesi e quale invece non vedrà mai una nuova alba.
Buone notizie per le sitcom di “nuova generazione”: trionfano e si aggiudicano una seconda stagione il divertentissimo
New Girl con Zoey Deshanel, l’irrefrenabile 2 Broke Girls e il Suburgatory della Abc, che con oltre 9 milioni di spettatori a settimana sale sull’Olimpo delle serie più seguite del network. Proseguiranno fino a 22 settimane ciascuna, anche Up All Night con Christina Applegate e Will Arnett e Whitney, comedy della Nbc creata da Whitney Cummings (la stessa di 2 Broke Girls).
In casa CW, si assicurano 9 episodi aggiuntivi
Ringer con Sarah Michelle Gellar, Hart of Dixie con Rachel Bilson e The Secret Circle, il nuovo teendrama fantasy tratto dalla saga di romanzi di Lisa J. Smith, l’autrice di The Vampire Diaries. L’Abc dal canto suo, punta su Revenge, confermandola per 22 episodi, mentre resta ancora incerto il destino di Panam, che continua a perdere spettatori di settimana in settimana.
Stroncati praticamente sul nascere Charlie’s Angels, remake dell’omonimo film, The Playboy Club, How to be a Gentleman e Free Agents.

martedì 4 ottobre 2011

Hart of Dixie: la nuova serie con Rachel Bilson

Che Mark Pedowitz, presidente della CW, quest’anno avesse deciso di puntare su un target femminile ci era apparso evidente sin dagli up front di maggio, quando vennero annunciate, oltre al rinnovo di Nikita, Gossip Girl e The Vampire Diaries, nuove serie con al centro protagoniste femminili, come Ringer e The Secret Circle.
Ma Pedowitz ci ha stupiti ulteriormente stavolta, puntando, oltre che su
Sarah Michelle Gellar, anche su un’altra stella della tv seriale d’oltreoceano, Rachel Bilson, protagonista del nuovissimo Hart of Dixie.
Acclamata dal pubblico giovanile qualche hanno fa per il ruolo della divertente Summer in
The O.C., e apparsa recentemente come guest star in How I Met Your Mother e Chuck, la Bilson torna finalmente sul piccolo schermo con un ruolo da protagonista che le si addice particolarmente, firmando così la sua seconda collaborazione con Josh Schwartz, creatore, tra le tante, di The O.C.
In Hart of Dixie, che riporta alla memoria quel
Tutta colpa dell’amore con Reese Whiterspoon e Patrick Dempsey, la Bilson interpreta Zoe Hart, giovane specializzanda di chirurgia in un rinomato ospedale di Manhattan, studentessa modello laureata a pieni voti e disposta a tutto pur di affermarsi come medico.
Fin troppo precisa e distaccata sul lavoro però, Zoe viene redarguita dal direttore dell’ospedale poiché poco propensa al dialogo e alla comunicazione coi propri pazienti, e spedita in una piccola clinica dell’Alabama, un contesto più intimo e accogliente, perfetto per approfondire rapporti interpersonali.
Giunta nella cittadina di Bluebell, per Zoe iniziano subito i guai: snob, altezzosa e poco incline a fare amicizia con gli abitanti del posto, si ritroverà subito di fronte a mille difficoltà, incomprensioni e imprevisti di ogni tipo, che alla fine però, supererà brillantemente.
Un episodio pilota piuttosto prevedibile e piatto introduce una serie a prima vista banale e poco originale, ma indubbiamente divertente e appassionante, che ha come punto di forza il personaggio interpretato dalla Bilson e le sue divertenti vicissitudini amorose e lavorative.
Semplice e genuino, seppur infarcito di buoni sentimenti ed esiti inevitabilmente disneyani, Hart of Dixie è l’incrocio ben riuscito tra
Everwood e Gilmore Girls, in cui la protagonista, Zoe, è la giusta sintesi tra la Cristina Yang di Grey’s Anatomy e la Serena Van Der Woodsen di Gossip Girl.
Ideato da Josh Schwartz e
Leila Gerstein, il nuovo show della CW si rivolge principalmente a un pubblico femminile nella fascia tra i 18 e i 35 anni, non necessariamente appassionato di medical, poiché di medical c’è davvero poco. Una serie per tutte quelle donne sognatrici e fan del lieto fine, dall’animo romantico e anche un pizzico sdolcinato, al passo coi tempi e fedeli al credo che amore e carriera possano andare di apri passo. A tutte quelle “Miranda” come dice la stessa Zoe nel pilot, “che sognano di essere Carrie”.