There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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mercoledì 7 marzo 2012

Tokyo Blues (Norwegian Wood): I once had a girl, or should I say she once had me?

E invece, inutile negarlo, la memoria si sta allontanando, e ho già dimenticato troppe cose. Nello scrivere seguendo i ricordi come faccio adesso, a volte vengo preso da una terribile angoscia. All'improvviso mi assale il dubbio di iniziare a perdere la memoria delle cose più essenziali. Il dubbio che tutti i miei ricordi più preziosi, accumulati in qualche zona buia del mio corpo, in una specie di limbo della memoria, si stiano trasformando in una massa fangosa”.

La paura più grande di Toru è proprio questa: dimenticare. Perdersi sul viale nostalgia tra dubbi e domande, disseminando qua e là frammenti di un passato che non tornerà mai più, lasciando soltanto un senso d’inquietudine e amaro in bocca.
Una paura che ci accomuna un po’ tutti del resto, chi più chi meno.
A 37 anni, travolto da un profondo senso di malinconia e solitudine, Toru decide di ripercorre con la mente la sua vita, e in particolare quegli anni travagliati che lo hanno visto trasformarsi da adolescente timido e introverso, nell’uomo che è oggi.
Il periodo dell’adolescenza non è stato semplice per lui, sempre diviso tra un forte senso d’inadeguatezza e un radicato disagio psicologico, tra l’impossibilità di scegliere tra bene e male e la difficoltà a trovare un po’ di stabilità.
Tutto comincia con la morte del migliore amico Kizuki, a soli 17 anni, una sciagura che imprigiona subito il protagonista in un continuo conflitto con la vita e la morte, da solo, a picco in un estenuante dualismo senza fine.
In una fitta rete di flashback spesso confusi o slegati da un ordine cronologico preciso, tra personaggi ambigui ed emblematici ed espliciti riferimenti sessuali, sullo sfondo di un incantevole Tokyo inizio anni Settanta, si scontra così con l’amore, il dolore e le lacrime, tante lacrime.
Troppe, per un ragazzo appena maggiorenne.
Toru entra in contatto per la prima volta con l’amore puro, trascendentale e doloroso quando conosce Naoko, personaggio esile ed estremamente delicato, contorto e travagliato.
Qualcosa in lui cambia dopo l’incontro con Midori, una ragazza viva e passionale, determinata e ottimista, nonostante le ingiuste disgrazie che la vita le ha messo davanti.
Imprigionato in un vortice di dubbi e tradimenti, d’incomprensioni e interrogativi, Toru resta per anni in bilico in una situazione terribilmente complicata, diviso dall’amore per due donne diversissime l’una dall’altra, totalmente agli antipodi tra loro, capaci entrambe di renderlo felice, di completarlo.
E lui, spinto ad amarle, entrambe, in maniera assoluta.
Al centro di
Tokyo Blues (Norwegian Wood), intimo e introspettivo romanzo del maestro Haruki Murakami, apparentemente c’è il mondo di Toru, ma in realtà, vi si nasconde un mondo intero.
La sua scrittura, asciutta e intensa, in alcuni passaggi è arricchita da un profondo simbolismo manieristico e si avvale di metafore e assolutismi validi per ognuno di noi.
L’autore ci trascina in un universo a sé stante, dove vengono innescate riflessioni chiave sull’amore e la solitudine, il perdono e la redenzione, pronte a esplodere a ogni nuovo capitolo.
I sentimenti e le emozioni dei protagonisti ci vengono raccontate attraverso il filtro distorto di Toru, ma non per questo perdono valore lungo il cammino.
Tokyo Blues è un clamoroso successo letterario che racconta l’adolescenza come nessun romanzo ha mai fatto prima, e lo fa ribaltando moltissimi punti fermi dalla letteratura contemporanea, scardinando numerosi paletti, innalzando inaspettate verità.
Il dualismo vita-morte che pervade il romanzo, si riflette fortemente anche sui personaggi femminili che dividono Toru in due: la fragile ed eterea Naoko da una parte, l’estroversa e sconclusionata Midori dall’altra. La prima guida il protagonista nel labirinto di una complessa e interminabile analisi interiore, vittima di una depressione che non le lascerà via d’uscita. La seconda invece, prova a insegnarli con estrema fatica e pazienza, a vivere secondo l’
hic et nunc, per non sprecare nessuna un’occasione e per non perdere la possibilità di essere felice.
Con Tokyo Blues si sorride e si piange.
È un libro che porta con sé riflessioni e constatazioni vere e universali.
Fa commuovere e spaventare.
Toglie il fiato, e lascia un vuoto immenso dentro.
Ma fa venire una gran voglia di ascoltare le canzoni dei Beatles.

“Quello che provo per Naoko è un sentimento incredibilmente dolce, calmo, puro, mentre quello per Midori è di natura completamente diversa. È qualcosa che cammina, respira, pulsa, che mi scuote nel profondo. Io non so più che fare e sono terribilmente confuso. Non voglio assolutamente cercare di giustificarmi ma io ho sempre cercato di vivere con sincerità, senza mentire. E mi sono sempre sforzato di non far soffrire nessuno. Perché allora sono andato a finire in questo labirinto? E questo che non riesco a capire. Cosa devo fare?”