There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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lunedì 3 febbraio 2014

The Following: la seconda stagione, questa sera su Premium Crime


ATTENZIONE: CONTIENE SPOLIER SULLA STAGIONE 2

Il salto temporale di un anno ci introduce alla seconda, adrenalinica stagione di The Following, la serie evento del 2013 in onda da questa sera con la seconda stagione alle 21.15 su Premium Crime e da domani su Fox Crime (21.55).
Lo scorso anno The Following è riuscito a dividere pubblico e critica: molti infatti hanno rimproverato lo show creato da Kevin Williamson (Dawson’s Creek, The Vampire Diaries, Scream) per la sceneggiatura a tratti confusa, a tratti eccessivamente prevedibile e forzata.
Una verità innegabile, non c’è dubbio, ma è altrettanto vero che, malgrado gli evidenti difetti nello script, la serie è riuscita a conquistare la maggior parte del pubblico, registrando negli Usa ascolti più che positivi, tra i sette e i dieci milioni di spettatori a episodio.
The Following è l’esempio eclatante di come, attratto dalla trama e dai personaggi, lo spettatore sia disposto a cedere alla “sospensione dell’incredulità”, ovvero a mettere in stand by le proprie facoltà critiche per godere pienamente di un’opera di fantasia ignorandone incongruenze lampanti ed evidenti anche agli occhi meno esperti di “crime”.
In sintesi, noi spettatori decidiamo implicitamente di accettare i difetti e di goderci lo show senza ragionare troppo su quanto sia plausibile una scelta narrativa o l’altra grazie soprattutto al carisma di due personaggi magnetici e irresistibili come Ryan Hardy (Kevin Bacon) e Joe Carrol (James Purefoy).
Il pregio della serie è infatti quello di riuscire a coinvolgere lo spettatore trascinandolo in un susseguirsi di inseguimenti, omicidi e colpi di scena inarrestabili.
Una serie che, seppur in alcuni passaggi prevedibile, riesce a dare i brividi, a tenere incollati alla poltrona per tutta la durata degli episodi.
La seconda stagione, trasmessa da Mediaset e Sky in contemporanea con gli Stati Uniti, già nella prima puntata introdurrà nuovi, emblematici personaggi.
L’addio di Claire Matthews (Natalie Zea) nei primi minuti, verrà colmato da un nuovo personaggio femminile che farà battere il cuore (malmesso) di Ryan: Lily (Connie Nielsen), l’unica sopravvissuta durante l’omicidio collettivo compiuto da un gruppo di seguaci di Carrol in metropolitana.
Sin dall’inizio della stagione ci troveremo faccia a faccia con i nuovi serial killer cui Hardy dovrà dare la caccia, una coppia di gemelli interpretati da Sam Underwood, giovane e talentuoso attore comparso di recente nell’ultima stagione di Dexter.
Le new entry non finiscono qui, e accanto a Mike Weston (Shawn Ashmore) ed Emma (Valorie Curry), volti già noti della prima stagione, conosceremo subito aniche Max, la nipote di Ryan interpretata da Jessica Stroup (che molti ricorderanno per aver interpretato Silver in 90210), e Mandy (Tiffany Boone), presunta nipote di Joe. 
Quest’ultimo, sulla cui morte nessuno avrebbe scommesso neanche un centesimo, si è infatti rifugiato in una baita sperduta in mezzo al bosco, barba lunga e camicia da boscaiolo, pronto a tornare sulla scena grazie soprattutto all’insistenza della sua setta che continua, proprio come nella prima stagione, a inviargli messaggi criptati attraverso internet.
Già nel secondo episodio, la natura di Joe irromperà sulla scena in maniera violenta e cruenta, nel corso di un efferato omicidio, compiuto di fronte agli occhi sbigottiti di Mandy.
La lotta tra bene e male è ancora al centro della serie, il dualismo tra eroe e antieroe prosegue, e fa sì che Joe e Ryan si assomiglino sempre più tra loro, proprio come le due facce della stessa medaglia.
La scena finale della prima puntata, in cui Ryan indossa la maschera di Carrol di fronte allo specchio è il chiaro esempio di come si svilupperà una stagione iniziata col botto, che lascia davvero ben sperare.

lunedì 4 febbraio 2013

The Following: la serie più attesa dell'anno da stasera su Premium Crime e Sky Uno


Da questa sera, su Premium Crime e su Sky Uno.


Quando una serie “evento” è nell’aria, lo si avverte in fretta, ma solo il pilot, alle volte, può chiarirci meglio le idee.

Negli ultimi anni, vuoi per una generale carenza stilistica nelle produzioni americane, vuoi per l’enorme vuoto lasciato da alcuni show (superfluo citare Lost per l’ennesima volta), ci siamo trovati spesso di fronte ad alcuni presunti successi "abbaglianti" che con una manciata di puntate si sono invece rivelati strepitosi flop.

La novità più attesa del 2013 è senza dubbio The Following (dal 4 febbraio su Premium Crime, Mediaset Premium, e contemporaneamente su Sky Uno) che segna l’esordio sul piccolo schermo di Kevin Bacon nei panni di Ryan Hardy, ex agente dell’FBI richiamato a investigare su un serial killer catturato nove anni prima e appena evaso dal carcere.

L’episodio pilota, in onda ieri sera negli States sul network Fox, ha riscosso un successo incredibile di pubblico e critica: osannato oggi dalla stampa d'oltreoceano, a The Following sono bastati 40 minuti per mettere tutti d’accordo.

Un entusiasmo incontenibile per la serie di Kevin Williamson quindi, entusiasmo che, dopo la visione della prima puntata, non posso non condividere.

Una bomba, ecco cos’è The Following
Una bomba pronta a esplodere in tutta la sua irruenza.

Una sfida nella sfida, quella del poliziotto buono contro la sua nemesi feroce, che esula però dagli altri drama simili grazie a due caratteristiche fondamentali: la liason con il mondo di internet e dei social network in primis, argomento gettonatissimo in questo momento in ogni sfera della vita quotidiana, e il fascino inestimabile di un personaggio come quello di Ryan. 
The Following riuscirà a tenervi inchiodati, letteralmente, e non scherzo, letteralmente, davanti allo schermo per tutti i 40 minuti del pilot, nonostante i sobbalzi, nonostante l’hype a livelli altissimi.

Ottimo l’utilizzo dei flashback, per nulla prolissi o confusi, utilissimi anzi a descrivere perfettamente gli eventi accaduti nove anni prima rispetto agli eventi portati in scena dal regista.

Un gioiello, ecco cos’è The Following: un prodotto per il piccolo schermo che non ha nulla da invidiare alle grandi pellicole sul genere, che ricorda inevitabilmente Il Silenzio degli Innocenti o i romanzi di Michael Connelly, differenziandosi per la maggior profondità attribuita ai personaggi, evidente già dopo la prima puntata.

Una bomba, dicevamo, che è lì lì per esplodere, con un potenziale tale da poter davvero lasciare il segno stavolta, a dispetto dei numerosi buchi nell'acqua messi a segno ultimamente dalla maggior parte dei network americani.

Impossibile non lasciarsi travolgere da Kevin Bacon, inevitabile calarsi subito al centro della storia, non solo per merito di un plot davvero meritevole e di una regia sopraffina, ma per tutto il contesto perfettamente orchestrato, che vanta, come ciliegina sulla torta, un ottimo cast, uno script ben strutturato e una colonna sonora ad hoc.

Imperdibile, non c'è altro da aggingere.
Provare per credere. 



lunedì 10 ottobre 2011

The Secret Circle: la Cw punta sul fantasy


Dopo l’incredibile successo di The Vampire Diaries, il network attinge a un’altra saga letteraria della Smith e porta sul piccolo sul piccolo schermo streghe e stregoni nel nuovo telefilm di Kevin Williamson.


All’inizio fu Samantha Stephens (Elizabeth Montgomery), in Vita da Strega, a esorcizzare l’immagine inquietante e misteriosa delle streghe, viste per lo più come vecchiette ingobbite, arcigne e perfide, col cappello a punta e la bacchetta di legno per fare incantesimi .
Poi fu il turno di
Sabrina vita da strega, in cui l’omonima protagonista era invece una teenager svampita e sognatrice impegnata però più a conquistare il ragazzo dei suoi desideri che a inventare magie e sortilegi.
Nel 1998, la palla passò ad
Aaron Spelling e alle sue sorelle Halliwell, Prue (Shannen Doherty) Piper (Holly Mary Combs) e Phoebe (Alyssa Milano), che nel celebre telefilm Streghe, cercavano in tutti i modi, e con fatica, di conciliare la magia con la vita quotidiana, trovandosi nel corso di otto stagioni di fronte a feroci demoni da sconfiggere e innocenti da salvare.
Rebecca Romijn, Katy Price e Jamie Ray Newman invece, nel 2009, interpretarono Cher, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer nella trasposizione sul piccolo schermo del celebre Le Streghe di Eastwick, senza conseguire però il successo sperato, e chiudendo prematuramente i battenti della serie dopo qualche episodio appena.
Streghe, vampiri, lupi mannari e alieni sono da sempre al centro di film e serie tv per l’enorme fascino che esercitano sugli spettatori.
Per risollevare i
teendrama dalla crisi d’identità in cui si sono imbattuti negli ultimi anni, Gossip Girl docet, la nuova moda è quella di infarcirli con l’elemento fantasy, strizzando l’occhio a Buffy – L’Ammazzavampiri, e andando a braccetto con telefilm di successo come The Vampire Diaries, Teen Wolf e molti altri ancora.
È il caso di
The Secret Circle, in onda sulla CW dal 16 settembre, nato da un’idea di Kevin Williamson e Andrew Miller e tratto, come i cugini vampiri, dai romanzi best seller di Lisa J. Smith, I Diari delle streghe.
Cassie Blake (
Britt Robertson), lascia la California dopo sedici anni e si trasferisce dalla nonna nella cittadina di origine di sua madre, deceduta in seguito a un insolito e misterioso incidente domestico.
Qui entra subito in contatto con un gruppo di suoi coetanei piuttosto anomali, poiché tutti in possesso di un potere sovrannaturale che li tiene apparentemente legati l’un l’altro. Figli di una precedente generazione di streghe e stregoni, i ragazzi fanno parte di un ristretto gruppo di eletti in grado di cambiare il corso degli eventi e interferire con i fenomeni naturali, alterando le condizioni atmosferiche e il normale corso degli eventi.
Andando più a fondo nella trama e superando il
Pilot, i primi nodi vengono al pettine e approfonditi successivamente in Bound che getta le basi per maggiori intrecci.
Il legame di Cassie con il resto dei membri del gruppo, Adam (
Thomas Dekker) su tutti con cui da subito sembra avere un’intesa inossidabile, è indispensabile per chiudere il cerchio di cui fanno parte, per diminuire l’intensità dei loro poteri e tenerli sotto controllo onde evitare spiacevoli incidenti di percorso o irreversibili imprevisti.
Grazie al libro degli incantesimi posseduto da Diana (
Shelley Henning), fidanzata di Adam nonché improbabile (vista la sua debolezza), leader del gruppo, i ragazzi riescono nel loro intento, nonostante la netta opposizione di Faye (Phoebe Tonkin), la cattiva di turno, spalleggiata dalla pressoché invisibile Melissa (Jessica Parker Kennedy), e dal bel tenebroso Nick (Louis Hunter).
Malgrado sia chiaro sin da subito lo schieramento, tre contro tre, i ragazzi si ritrovano strettamente collegati tra loro in seguito all’incantesimo, che se da un alto contribuisce a renderli più deboli se presi singolarmente, insieme li rende invece imbattibili.
Il triangolo amoroso tra Cassie, Adam e Diana, non lascia presagire nulla di buono, gettando subito le basi della più classica storia d’amore travagliata tra teenager, primo evidentissimo punto dolente della serie. Nonostante la trama s’intensifichi un po’ dal terzo episodio,
Loner, le premesse sono tutt’altro che positive e l’impressione iniziale non è certo delle migliori: i personaggi, a partire da Cassie, fino ad arrivare alla bad girl Faye, incarnano tutti i cliché possibili, visti già mille volte, e di conseguenza finiscono per non catturare l’attenzione dello spettatore.
Gli stereotipi ci sono tutti, lo sviluppo degli eventi è fin troppo prevedibile e la regia non aiuta affatto: risulta infatti troppo veloce, superficiale e per nulla focalizzata sui singoli personaggi.
Non ci sono sfaccettature né sfumature in
The Secret Circle: tutto procede in maniera scontata e a tratti anche un po’noiosa, priva di pathos e arricchita solo da qualche timido colpo di scena poco efficace. Il fatto che si punti su personaggi adulti sullo sfondo dei protagonisti, nel perfetto stile dei teendrama, nel contesto regge poco, perché anche questo dettaglio ormai sa troppo di visto e rivisto.
Per nulla convincente anche il cast, a partire purtroppo dalla Robertson, indiscutibilmente brava, ma ancora troppo acerba e troppo legata al personaggio che l’ha lanciata sul piccolo schermo: Lux, in Life Unexpected. Se a fare un incantesimo sia Cassie o Lux infatti, abbiamo difficoltà a distinguerlo: l’attrice sembra inchiodata al suo vecchio ruolo e poco incline a calarsi in altri personaggi, a causa forse dell’inesperienza.
Volutamente forzate invece le performance della Tonkin e di Hunter, eccessivamente marcati nelle espressioni facciali e meccanici nella recitazione, troppo pomposi per essere dei cattivi veri; quasi inespressive le attrici che prestano il volto a Diana e Melissa, e l’unico che merita a essere spronato è soltanto Dekker (John Connor in
Terminator: The Sarah Connor Chronicles e Zach in Heroes), forse il più adatto e plausibile nel ruolo che gli è stato affibbiato.
Notevole e convincente invece il cast “adulto”, che vede
Gale Harold (Hellcats, Desperate Housewives) nel ruolo del papà di Diana, Ashley Crow (Heroes) in quello della nonna di Cassie e Natasha Henstridge (Eli Stone) nei panni della madre di Faye.
Un seguito che sfiora i due milioni di spettatori a episodio, per ora dà ragione a Williamson e alla sua nuova serie, che per riuscire a sopravvivere dovrà però dimostrare di valere qualcosa in più di un semplice incantesimo o un’annacquata storia d’amore.
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