There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

mercoledì 20 luglio 2011

Empire State of Mind (& Love)

“Capitolo primo. Adorava New York. La idolatrava smisuratamente”. Ma no, è meglio: “la mitizzava smisuratamente. Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero, e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin”. Ahhm, no, fammi ricominciare da capo. “Capitolo primo. Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto. Trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico.Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione”. No, roba stantia, troppo stantia, di un gusto… Insomma, dài, impegnati un po’ di più. “Capitolo primo. Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. La stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. “ Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia”. Troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato. “Capitolo primo. Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre”. No, aspetta, ci sono. “ New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”. (Woody Allen, Manhattan)

Spesso penso che se rinascessi, vorrei reincarnarmi in una newyorkese.
Ho sognato New York per 30 lunghissimi anni, con in testa e nel cuore, la voglia sfrenata di visitarla e viverla come il cinema e la tv me l’hanno sempre dipinta.

Sarà colpa della mia musa di Carrie Bradshaw, questo è sicuro se non addirittura ovvio, sta di fatto che, quando pochi giorni fa il sogno si è finalmente realizzato, e ho messo le mie ballerine sul suolo di Manhattan, il risultato finale non ha minimamente tradito le mie altissime aspettative: New York non mi ha delusa, mi ha letteralmente stregata.

La sensazione di essere dentro un film o una serie tv, protagonista di una pellicola d’autore, mi ha fatto compagnia durante tutta la mia permanenza, fuori dal negozio di Tiffany come Audrey Hepburn, nel Queens come Ugly Betty, davanti al Plaza come in Sex and The City. Come una moderna Cerentola, mi sono lasciata catturare, seppur per poco tempo, da vizi e virtù che la città offre: pranzo a Central Park, un giro al Moma, shopping sfrenata e un Cosmopolitan. Ho trascorso 6 giorni da favola, imparando ad amare ogni angolo di quella metropoli dove tutto accade velocemente, senza lasciarti il tempo di fermarti a pensare.

Della città che non dorme mai e che riesce a conquistarti e stravolgerti con il suo turbinio di culture, profumi e colori, ho cercato di assaporare e memorizzare ogni singola sfumatura o sfaccettatura, per chiuderla nella scatola dei ricordi e non dimenticarla più.
La Grande Mela racchiusa nella sua cornice dorata e splendente, unica e meravigliosa, piena di vita e di energia, mi è entrata nel cuore, e lì resterà per molto molto tempo.

Un amore a prima vista, folgorante e indimenticabile, che mi spinge a volerci tornare sin da ora.


Di sicuro New York non è mai stata “effettivamente” la mia città, come diceva Woody Allen, ma da oggi, credo lo sarà per sempre
.


domenica 5 giugno 2011

Lila

L’ultima volta che vidi Lila la portai al Luna Park.
Non pensavo che dopo quel giorno, non l’avrei mai più rivista, nonostante fossi perfettamente consapevole del rischio che stavo correndo. Sapevo che prima o poi sarebbe scivolata via dalle mie mani all’improvviso e senza il minimo preavviso. Sin dall’inizio ero al corrente di quanto fosse labile e fragile il nostro legame.
Lila, dal canto suo, mi metteva sempre in guardia: “Potrei sparire da un giorno all’altro, lo sai vero?!”
E io annuivo, triste e totalmente cosciente che presto o tardi sarebbe successo davvero.
Quel giorno al Luna Park la sua chioma vaporosa e piena di boccoli era scompigliata dal vento, e le guance arrossate dal primo sole primaverile, il sorriso da bambina, un po’ sorniona, un po’ maliziosa, e l’aria spensierata e felice che aveva sempre quando era con me.
I capelli dorati e i braccialetti colorati.
Gli orecchini penzolanti e le scarpe stravaganti.
Lila e i suoi capricci, Lila e le sue virtù.
Lei che riempì e colorò la mia vita, e mi insegnò ad amare.
Lei che mi chiedeva sempre di “non dimenticarci”, per paura che il nostro ricordo potesse svanire come mille altre volte.
Lila sulla ruota panoramica che saluta le persone sul prato. Lila con lo zucchero filato rosa. Lila che mi accarezza il viso e mi scalda con uno dei suoi baci.
Quei baci in cui c’è tutto. Amore, rancore, dolcezza, passione, lacrime, risate.
Lila “che ho sempre avuto, ma in fondo non ho avuto mai”.
Lei, che da qualche parte chissà dove, c’è sempre stata.
Lei, di cui già avevo nostalgia, ancor prima che andasse via.
Che arrivò a rischiarare le nuvole, e andò via in un giorno di sole, fugace e splendente come un arcobaleno.

mercoledì 1 giugno 2011

Grey’s Anatomy: gravidanze e nuovi amori al termine della season 7

I medici del Seattle Grace si prendono una lunga pausa fino a settembre, al termine di una stagione più introspettiva e meno movimentata rispetto a quelle precedenti.

A inizio anno, le premesse sembravano chiare: in seguito alla sparatoria avvenuta nell’ospedale più rinomato di Seattle, chirurghi e specializzandi sarebbero andati incontro a un periodo impegnativo e ricco di tensioni e ferite da curare.
Superato il trauma, arginati gli ostacoli e le difficoltà che una situazione del genere comporta però, la tensione si è allentata gradualmente e tutti sono riusciti a tornare sul binario giusto, riappropriandosi delle proprie vite e pronti a riprendere la strada intrapresa.
Ed è stato così che i fiumi di lacrime che pensavamo di dover versare, non sono arrivati affatto: Shonda Rhimes ci ha stupiti ancora una volta e anziché colpirci con storie commoventi e a volte troppo melense, ha deciso di giocare un’altra carta, regalandoci, alla fine dei conti, una stagione forse meno toccante e lacrimevole rispetto agli standard a cui ci aveva abituati in passando, ma ugualmente riflessiva e coinvolgente.
Focalizzando come sempre l’attenzione sulla psicologia di ogni singolo personaggio, per 22 episodi la Rhimes ha scavato a fondo nell’animo dei protagonisti principali, circondandoli dei consueti personaggi di contorno, che seppur ricoprendo un ruolo minore, sono la cornice ideale alle storie di Meredith e dei suoi colleghi.
Le realtà dei pazienti, sviluppate di pari passo con quelle dei dottori, quest’anno hanno preso una piega diversa e sono state approfondite ancor più nello specifico, approfittando dell’escamotage della “sperimentazione chirurgica” intrapresa da ogni specialista all’interno della struttura ospedaliera.
Casi clinici spesso al limite del possibile e ricerca medica hanno fatto da sfondo alle numerose storie d’amore sbocciate, concluse e ricominciate tra i corridoi di un reparto e l’altro, e come al solito l’amore l’ha fatta da padrone.
Il consolidato legame tra Meredith (Ellen Pompeo) e Derek (Patrick Dempsey), che sembrava aver superato ormai qualsiasi ostacolo, ha iniziato a vacillare invece negli episodi finali (a partire da
It’s A Long Way Back), subito dopo la decisione di adottare la piccola Zola, una bambina arrivata direttamente dall’Africa, orfana di entrambi i genitori e dalla salute cagionevole.
Messa di fronte alla realtà di neo-mamma, la giovane Grey ha accusato il colpo di una responsabilità forse troppo grande da affrontare per lei, accettando alla fine, suo malgrado, l’affidamento della bambina proprio nel momento di maggior crisi con suo marito. Rea di aver compromesso i test clinici di Shepherd sull’alzheimer per aiutare la moglie di Richard (James Pickens Jr.) e permetterle così di usufruire delle cure, nella season finale, Unaccompanied Minor, la rottura tra i due arriva in maniera repentina e inevitabile, lasciando la Grey con una bambina al seguito e senza nessuno ad aiutarla.
Sempre insieme, nella gioia e nel dolore, neanche fossero marito e moglie, anche per Cristina (Sandra Oh) ecco un figlio in arrivo, senza averlo neppure cercato. Tornata in carreggiata più in forma che mai dopo un lungo esaurimento nervoso, e di nuovo col camice da chirurgo indosso, la Young continua la sua idilliaca seppur anomala relazione con Hunt (Kevin McKidd), mantenendo il giusto distacco sul lavoro, senza risparmiarsi in fatto di smancerie tra le mura domestiche. E come un fulmine a ciel sereno, anche per loro la notizia di un nascituro in arrivo, che ha il potere di sortire l’effetto opposto nella coppia: entusiasmo e gioia per Hunt, disperazione e rabbia per Cristina, ancora una volta concentrata esclusivamente sul suo lavoro.
E proprio questo è uno dei pregi riscontrabili nella serie, il fatto che i personaggi restino fedeli a loro stessi nonostante tutto, senza mai assumere comportamenti lontani da quelli per cui li abbiamo conosciuti in questi anni, mantenendo una sorta di sottile filo con la realtà al di fuori del piccolo schermo. Coerente e razionale, Cristina sceglie momentaneamente di non portare avanti la gravidanza, scatenando l’ira di suo marito, ferito e offeso per non aver avuto la possibilità di dire la sua in merito.
Un altro bebè ha fatto capolino in questa serie, Sofia, figlia di Callie (Sara Ramirez) e Mark (Eric Dane), nonché figliastra di Arizona (Jessica Capshaw), membri del divertente trio che ha animato la stagione dall’inizio alla fine.
Superato lo spavento per il grave incidente d’auto che ha visto coinvolta la dottoressa Torres, a un passo dalla morte nell’episodio
This Is How We Do It, la nascita della bambina ha portato quella ventata di aria fresca nella vita della piccola famiglia allargata, spingendo Arizona ad aprirsi con Mark e creando un legame indissolubile e sincero tra lei e Callie, protagoniste tra le altre cose, del matrimonio dell’anno in White Wedding, un episodio romantico e commovente, forse il migliore della season 7.
A pagare le conseguenze della rinata unione tra Mark e le due donne, la dolce Lexie (Chyler Leigh), ancora innamorata di lui, ma costretta a farsi da parte per riuscire a prendere una strada propria, senza doversi adeguare a percorrere quella dell’uomo che ama che non condivide affatto.
La loro storia, negli ultimi due anni, ha preso il posto di quella travagliata tra Mer edithe Derek che, nonostante gli ultimi sviluppi, sembra aver trovato finalmente una stabilità. Il tira e molla tra la piccola Grey e il chirurgo estetico riesce a renderci complici e coinvolti nelle loro diatribe giornaliere, e ci spinge a tifare inevitabilmente per loro nonostante Lexie sia ora legata a Avery (Jessie Williams), lo specializzando del Mercy West, da mesi carta vincente del Seattle Grace. Affascinante, comprensivo e leale, Jackson Avery si è fatto gradualmente conoscere di più in questa stagione, conquistandosi una larga fetta di fan e portando quel pizzico di novità tra personaggi storici della serie. La sua relazione con Lex, sbocciata spontaneamente tra un intervento e l’altro, non sembra avere molto futuro, e nell’ottava stagione, gli spoiler promettono, ci sarà un riavvicinamento tra i due ex che porterà inevitabilmente alla rottura tra i novelli fidanzatini.
Per nulla in disparte e sempre più protagonista, Alex Karev (Justin Chambers), sempre distaccato e ostile con tutti, ma allo stesso tempo sensibile e premuroso con i suoi pazienti, i piccoli bambini del reparto pediatrico. Superata con fatica la drastica rottura con l’ex moglie Izzie (Katherine Heigl), l’amore non va certo andare a gonfie vele per lui, e per dimenticare le donne sbagliate incontrate sul suo cammino, ad Alex non resta che concentrarsi sul lavoro dove riesce a brillare e eccellere sui suoi colleghi, collezionando un successo dopo l’altro, senza però riuscire ad aggiudicarsi l’agognata carica di capo degli specializzandi, in seguito a un brutto litigio con Meredith.
Lavoro e amicizia tornano a scontrarsi ancora una volta, e la Rhimes porta magistralmente in scena discussioni e problematiche tipiche dei trentenni di oggi, giovani in continua competizione tra loro pronti a tutto pur di avere successo, ma sempre fragili e a volte immaturi come degli adolescenti.
I membri della grande famiglia del Seattle Grace si aiutano e sostengono a vicenda, ponendo la serie a metà strada tra il
medical e il family drama, affrontando tematiche spesso scottanti, come l’aborto, l’eutanasia e malattie irreversibili come l’alzheimer, lasciando però sempre spazio a momenti divertenti e ironici, alternati ad arte ad altri più commoventi, come nell’episodio Song Beneath The Song, musical girato con la colonna sonora di tutte le canzoni storiche della serie.
Le vicissitudini degli specializzandi del Seattle Grace continuano a catturarci e a tenerci incollati allo schermo, grazie a nuove appassionanti storie d’amore, come quella nata tra Teddy (Kim Raver) e il suo paziente Henry (Scott Foley), a casi clinici complicati e coinvolgenti e a legami affettivi complicati e problematici, molto vicini alla realtà.
E se è vero che molti telefilm dopo parecchie stagioni danno l’impressione di non aver più nulla da raccontare, così non sembra accadere per Grey’s Anatomy, un evergreen del piccolo schermo, sempre in grado di stupirci, sorprenderci e toccarci nel profondo.


lunedì 23 maggio 2011

Gossip Girl: la quarta stagione vince ma non convince

La CW ha deciso di concedere un’altra chance alla serie rinnovandola per la quinta stagione, nonostante gli ascolti sempre più bassi.
Ma il pubblico non si dimostra per nulla soddisfatto, stanco delle storie ripetitive e prive di spessore raccontate da Schwartz.

Poco meno di un milione di spettatori ha seguito la season finale di Gossip Girl, confermando il triste e allarmante calo di ascolti riscosso dalla serie nel corso di quest’anno. La quarta stagione che si è appena conclusa, ha deluso pubblico e critica, e anche chi fino a oggi aveva tentato di salvare il salvabile, stavolta è rimasto a bocca asciutta.
La sceneggiatura inconsistente e povera di intrecci originali e divertenti, i personaggi privi ormai di un qualsivoglia spessore e l’impressione generale che non ci sia più nulla da raccontare, hanno contribuito a trasformare una serie spassosa e frizzante in un’accozzaglia di avvenimenti monotoni e spesso senza senso.
Il cammino di Gossip Girl sembra lo stesso di The O.C., partito in sordina con le prime due stagioni, peggiorato nel corso della terza e crollato definitivamente al termine della quarta. Anche in quel caso infatti, Josh Schwartz non riuscì a superare quella che, col senno di poi, possiamo definire “la crisi del terzo anno”, il momento decisivo in cui tutte le sue serie avvertono un netto calo a livello narrativo e strutturale e imboccano la ripida discesa verso la fine, particolarità riscontrabile anche in un'altra serie tv, Chuck, in onda sulla Nbc.
Se allo show che ha per protagonista Zachary Levi però, quest’anno è andata bene e dopo la crisi della terza stagione la quarta si è rivelata un gran successo meritando una nuova tornata di 13 episodi per il prossimo anno, lo stesso non si può dire per Gossip Girl, che si ritrova invece sulla stessa barca di The O.C., senza più nulla da raccontare, e con l’unica differenza di essere stata graziata per il quinto anno.
Situazioni ai limiti del possibile e fuori da ogni logica, anche nelle peggiori favole contemporanee, hanno caratterizzato l’ultima parte della stagione, degenerando, se possibile, soprattutto negli episodi finali, a partire da
The Princesses and The Frog, in cui Blair (Leighton Meester) tenta l’ascesa al trono di Monaco al fianco del fantomatico principe Louis Grimaldi (Hugo Becker), giunto a New York per chiederla in moglie.
Entrata con fatica nelle grazie della Regina madre, Blair accetta incredula la proposta di matrimonio e si prepara a vestire i panni di una moderna principessa, sulla scia di Kate Middleton versione Upper East Side.
Neanche la straziante dichiarazione d’amore di Chuck (Ed Westwick), che ferito e ancora innamorato le chiede di tornare insieme, riesce a far cambiare idea alla giovane Waldorf, in quest’occasione davvero decisa a proseguire in solitaria sulla sua strada.
Per Chuck, come d’abitudine, i guai non vengono mai soli e in
Shattered Bass, a movimentare le sue giornate, oltre ai tormenti amorosi ci pensano le diatribe finanziarie e familiari, nell’eterna lotta con Russel Thorpe (Michael Boatman) e la figlia Raina (Tika Sumpter).
Il ritorno sulla scena di Jack Bass (Desmond Harrington), stavolta si rivela piuttosto utile per Chuck, poiché anziché mettergli i bastoni tra le ruote, lo zio contribuisce a spianargli la strada contro il magnate Thorpe, svelandone l’autentica e crudele natura agli occhi di Raina.
Reo di aver assassinato sua moglie, Russel getta la spugna, consegna a Chuck il suo impero finanziario e implora invano il perdono di Raina. Un intrigo patriarcale degno del peggior Beautiful, che ha come epilogo l’addio di Raina a New York e a Nate (Chace Crawford), o a quel che resta del suo personaggio, pressoché invisibile nel contesto generale.
In ombra dall’inizio della stagione, Nate ha perso il suo ruolo da latin lover affascinante e ammaliante, lasciandosi surclassare da un ormai irriconoscibile Dan Humphrey (Penn Badgley) che, archiviata la fugace e inconsistente liason con Blair, ripiega ora sull’ennesimo personaggio improbabile, quello di Charlie (Kaylee DeFer), cugina di Serena (Blake Lively).
The Wrong Goodbye, la season finale, scorre per 40 minuti sullo schermo dando la costante impressione di essere in procinto di chiudere i battenti al termine di ogni scena, per poi continuare invece a sfornare sequenze di avvenimenti scontati e banali, ai limiti quasi della sopportazione. Il ritorno insensato e improvviso di Georgina Sparks (Michelle Tracthenberg) che, comme d’habitude, fa capolino in ogni finale di stagione, inutile ai fini narrativi, annoia e non diverte, così come non sconvolge il colpo di scena finale, in cui ci viene rivelato che Charlie altri non è che un’attrice ingaggiata dalla zia di Serena per sottrarre denaro alla famiglia Van Der Woodsen.
E anche l’unico intreccio che fino a oggi ci aveva tenuti legati alla serie, il destino di Chuck e Blair e la speranza che potessero tornare insieme, alla fine ci ha lasciati di sasso, poiché ad averla vinta, alla fine è Louis.
Senza lottare più di tanto per averla, Chuck la lascia andare, augurandole gioia e felicità e giurandole al contempo amore eterno, mettendo da parte, per il suo bene, il costume da cavaliere oscuro per arrendersi una volta per tutte al Principe Azzurro. E sul fatto che Blair non batta ciglio, la dice lunga quel test di gravidanza con esito positivo che la telecamera lascia intravedere nella sua stanza nel corso dell’ultima scena, promettendo un futuro turbolento per la prossima, improbabile, principessa di Monaco.
Con la speranza che gli autori rinsaviscano da qui al prossimo settembre, salutiamo i ragazzi dell’Upper East Side anche per quest’anno, fiduciosi che il nostro Chuck Bass, nella season 5, ritorni a combinarne delle belle e a movimentare un po’ la scena. Continua con news, foto e molto altro, su Movieplayer.it!

venerdì 20 maggio 2011

The Vampire Diaries: un bacio inaspettato sigla la fine della seconda stagione

I vampiri di Mystic Falls ci salutano anche quest’anno e ci danno appuntamento al prossimo settembre, lasciandoci ancora una volta a bocca aperta di fronte all’ennesimo colpo di scena in una memorabile season finale

Sul rinnovo da parte della CW per un altro anno The Vampire Dairies, non c’erano dubbi: seguito da quasi 3 milioni di spettatori a episodio, è diventato ormai la punta di diamante del network dedicato ai teendrama.
Forte di uno script impeccabile e di un cast ben collaudato sin dagli albori, la serie di Kevin Williamson tratta dai romanzi di Lisa J. Smith, nel corso della seconda stagione appena conclusa, ha conquistato i fan con una storyline intricata e accattivante che ha trovato il giusto epilogo negli episodi conclusivi dove non sono mancati né brividi, né emozioni, né un cliffhanger degno di questo nome.
Il diciannovesimo episodio, Klaus, finalmente fa luce sulle origini dell’omonimo vampiro, interpretato da Joseph Morgan, che dall’inizio della stagione sta dando la caccia ad Elena per rompere la presunta Maledizione del Sole e della Luna e ristabilire ordine del mondo del sovrannaturale.
Con un flashback ambientato nel 1492, Elijah (Daniel Gillies) racconta ad Elena (Nina Dobrev) tutta la verità sulla sua stirpe, quella dei vampiri più antichi che la storia ricordi, rivelando un particolare inaspettato e sostanziale sul fratello Klaus e sulla sua vera natura, quella dell’“ibrido”, un essere metà vampiro e metà licantropo. In quanto ibrido, Klaus non può essere sconfitto né con un pugnale d’acciaio imbevuto nella polvere di quercia bianca, letale per i succhia sangue, né con un proiettile d’argento micidiale per i lupi mannari. Può infatti morire solo attraverso il potere di tutte le streghe defunte, le stesse che secoli prima contribuirono a seppellire la sua vera natura, canalizzato in un’unica entità (in questo caso Bonnie).
Ed è a questo punto che emerge il particolare più inquietante di tutti, che lascia la stessa Elena a bocca aperta: non esiste in realtà alcuna maledizione che rende prigionieri del Sole e della Luna vampiri e lupi, ma solo una maledizione, indetta anni prima dalle streghe, che tiene assopita l’identità di Klaus, disposto a tutto pur di tirarla fuori. Con il sacrificio del doppelganger, il perfido originario, potrà infatti riportare a galla la sua metà da licantropo e fondare così una nuova stirpe di immortali e imbattibili ibridi.
In The Last Day, Klaus inizia a muovere le sue pedine, battendo sul tempo, mossa dopo mossa, i fratelli Salvatore, e mentre Stefan (Paul Wesley) si dimostra ancora una volta debole e sfiancato, Damon (Ian Somerhalder) prende in mano le redini della situazione, e con i suoi metodi istintivi ma per nulla riflessivi, compie un gesto incosciente e azzardato: far bere a Elena il suo sangue, mettendo a repentaglio il suo futuro senza neanche interpellarla. Il rischio che, uccisa da Klaus, Elena possa risvegliarsi vampiro, getta il gruppo nello scompiglio, si scagliano quindi tutti contro Damon, senza ascoltare ragioni e senza capire che forse, l’unica soluzione per salvare la ragazza potrebbe essere proprio quella.
Un gesto folle e sconsiderato sì, ma dettato sicuramente dal vero amore, quello che Damon nutre nei suoi confronti: un amore accecato dalla gelosia e dalla possessività, privo di leggi o di regole, puro e incontrastato, che mostra ancora una volta il ragazzo sotto una luce nuova, sempre più umano e passionale, sempre meno algido e distaccato, agli antipodi rispetto a suo fratello.
Ed è proprio Damon, leader indiscusso della stagione, forza trainante della serie, personaggio affascinante e ricco di mille sfaccettature, che in The Sun Also Rises ancora una volta si gioca il tutto per tutto per salvare la donna che ama.
Mentre Elena, imprigionata all’interno di un cerchio di fuoco assiste inerme al sacrificio di Jules e di sua zia Jenna (trasformata in vampiro da Klaus), Damon viene morso da Tyler nel corso della sua seconda trasformazione con la luna piena, e per lui il destino sembra ormai segnato. Nel corso di un combattimento serrato e letale, Klaus riesce realizzare il suo piano rompendo la maledizione, grazie al sacrificio di Elena che lascia tutti senza parole. Ancora una volta, il prodigioso intervento di Bonnie salva le sorti della nostra protagonista, e grazie a un potente incantesimo unito all’altruistico gesto di John Gilbert, che si sacrifica per ridonare la vita a sua figlia, Elena torna in vita.
Conclusa egregiamente la storyline su Klaus, che ha fornito risposte a tutti gli interrogativi sorti nel corso della stagione, sul doppelganger, sulla maledizione del sole e della luna e sul conflittuale rapporto tra lupi e vampiri, gli autori hanno scelto di dedicare la season finale a Damon, in fin di vita in seguito al morso di Tyler.
As I Lay Dying, l’ultimo episodio, racchiude in sé tutti i capisaldi della serie: l’amore e la passione, lo scontro tra fratelli, l’eterna lotta tra il bene e il male, l’altruismo, il tradimento, la disperazione.
Stefan, rinsavito dopo una stagione in cui era apparso assopito e sottotono, torna a mostrarsi in tutto il suo altruismo e sceglie di sacrificarsi per salvare suo fratello. Il suo buon cuore lo spinge così a bere il sangue di Klaus, risvegliando la sua parte crudele e violenta, per far sì che l’ibrido, tornato a Mystic Falls per portarlo via con sé, consegni a Damon l’antidoto per guarire dal morso. La generosità di Stefan è bilanciata però dall’altra faccia della medaglia, quella che lo mostra sotto un aspetto del tutto nuovo, quello di un vampiro feroce e privo di inibizioni, capace di uccidere un innocente seduta stante.
Pronto a lasciare la città con Klaus, Stefan dona a Damon una seconda chance, facendogli recapitare l’antidoto da Katherine, che per la prima volta in 500 anni di vita, si dimostra finalmente leale con uno dei due fratelli Salvatore.
E nei minuti finali, arriva finalmente quel bacio che tutti stavamo aspettando da una quarantina di episodi circa, ed Elena si lascia finalmente andare ai suoi sentimenti, posando le sue labbra su quelle di un Damon morente. Che sia un bacio d’addio, di compassione o di ringraziamento, poco importa, era il gesto che tutti volevamo, che firmasse anche solo per pochi secondi, la meravigliosa storia d’amore raccontata dagli autori di The Vampire Diaries.
Carichi di aspettative e ancora entusiasti dopo una stagione colma di emozioni e colpi di scena, salutiamo i vampiri di Mystic Falls e gli diamo appuntamento al prossimo autunno, certi che torneranno a sorprenderci anche il prossimo anno.

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Somewhere Over The Rainbow

Mi fermo, mi guardo indietro e mi domando dove sto andando.
Trattengo il respiro, metto a fuoco lo sguardo, mi concentro ma fatico a trovare un punto fisso, un punto stabile su cui focalizzare la mia attenzione.
Non so dove, non so come, né perché.
Cosa c'è oltre l'orizzonte? Quante strade da percorrere?
Quali sentieri da intraprendere, su cui perdersi e ritrovarsi?
Chi sarà sul mio cammino?
Alla costante ricerca di un motivo, una ragione, una spiegazione.
Dubbi fugaci, dubbi atroci, interrogativi perenni.
E quella felicità tanto agognata, tanto sognata.
A volte sfiorata, a volte vissuta, altre volte inseguita.
La tristezza arriva dove finiscono i sogni e inizia la realtà.
Ma i sogni a volte, ci rendono prigionieri.
E forse la felicità si nasconde sotto sotto alla realtà.
Forse un giorno lo scoprirò.
O forse no.
Ma in cuor mio, dopotutto, so che c'è, da qualche parte, oltre l'arcobaleno.

sabato 7 maggio 2011

Gossip Girl: la quarta stagione solo noie e delusioni per i fan della serie


A due episodi dalla season finale, la quarta stagione di Gossip Girl continua a non convincere affatto i fans, stufi di una trama inconsistente e ripetitiva, priva di colpi di scena e avvenimenti interessanti.

Considerando la pessima annata di Gossip Girl, la cui quarta stagione si è rivelata sin dall’inizio debole sia a livello strutturale che contenutistico, la decisione della CW di rinnovare la serie per un altro anno, ha lasciato tutti piuttosto interdetti.
A che pro portare avanti uno show che mostra carenze sotto tutti i punti di vista e che non riesce più a stupire né sorprendere gli spettatori?
Perché proseguire se gli argomenti da sviluppare e le storie da raccontare sembrano ormai arrivati al capolinea?
La quarta stagione sta avendo un effetto soporifero episodio dopo episodio, e anche la coppia su cui tutti avevano puntato, quella composta da Dan e Blair, pare essersi spenta come un fuoco di paglia senza aver neanche raggiunto l’apice.
L’esile seguito di spettatori, che raggiunge a stento il milione e mezzo ormai, la dice lunga sul futuro del telefilm, che il prossimo anno conterà probabilmente i fan con il contagocce, poiché in pochi saranno davvero disposti a seguire una serie che ha davvero poco da dire ormai.
Il crollo subito dallo show di Schwartz sembra realmente irreversibile, come dimostrano le ultime puntate andate in onda, spesso caratterizzate da eventi surreali e poco credibili, da dialoghi sconclusionati e intrecci al limite del farsesco.
La noia assorbita fino a oggi non potrà certo venir cancellata da un finale di stagione epico, come promesso dagli autori, e un’ora di season finale non basterà a cancellare una stagione deludente al cento per cento.
Se Schwartz spera di riconquistare il proprio pubblico con un’ultima puntata caratterizzata da fuochi d’artificio e cliffhanger creati ad arte, si sbaglia di grosso: per svegliare un pubblico ormai assopito, a questo punto servirebbe ben altro.
Neanche il ritorno in scena di Damien Dalgaard (Kevin Zegers), il cattivo per antonomasia nella serie, in “Damien Darko” e “Panic Roomate”, è servito a movimentare la scena quel tanto che basta per rendere gli avvenimenti emozionanti: giunto a Manhattan per distruggere Ben (David Call), Damien intraprende una liason controversa e ambigua col giovane Eric (Connor Paolo), spingendolo sulla strada della droga, e tentando in tutti i modi di ostacolare il cammino di Serena (Blake Lively).
Il “destino infausto” scatena contro Damien nientemeno che Dan (Penn Badgley) e Nate (Chace Crawford), ancora alla ricerca di una funzione nell’ingranaggio generale della storia, e il giovane spacciatore viene così allontanato velocemente dalla città senza lasciare il benché minimo segno del suo passaggio, e spingendo ancor di più Serena tra le braccia di Ben.
Due nuove coppie animano (si fa per dire) gli episodi 15 e 16, It-Girl Happened One Night e While You Weren’t Sleeping, illudendo i fan che una nuova storia d’amore possa rallegrare la serie: Chuck e Raina Thorpe (Tika Sumpter), rivali negli affari, e Blair (Leighton Meester) e Dan, nemici giurati sin dagli albori della serie.
Se per i primi le ostilità tra le rispettive famiglie sembrano aver la meglio sul vero amore, per i secondi le possibilità di un happy ending sembrano più alte, ma a dispetto dei pronostici, per entrambe le coppie il futuro non promette nulla di buono.
Chuck dal canto suo cerca infatti di avvicinarsi a Raina per mettere le mani sul suo patrimonio e disintegrare l’impero economico del magnate Russsel Thorpe (Michael Boatman), ma resta invece scottato perché si invaghisce realmente di lei senza essere contraccambiato; al contrario Blair si allontana subito da Dan dopo un bacio fugace, perché convinta di non provare nulla nei suoi confronti e di essere ancora attratta da Chuck.
In casa Bass ci mette invece lo zampino Nate che in “Empire Of The Son” cerca di rubare Raina a Chuck: intanto in casa Humphrey Vanessa torna in città, senza un motivo apparente, e accende l’ennesimo litigio tra Blair e Serena che, scoperta la fulminea tresca tra la sua migliore amica e il suo ex, trova un nuovo motivo per mettere giù il broncio e tediarci ancora una volta con i suoi capricci.
Abbandonata su due piedi e senza una spiegazione da Ben, l’avvenente bionda è di nuovo single, ma esauriti stavolta tutti i personaggi maschili da mettere al suo fianco, l’unico colpo di scena ora, potrebbe essere quello di spingerla a chiudersi in un convento.
Noiosa, capricciosa e immatura, Serena non ha più nulla da comunicare o raccontare, e ci risulta davvero difficile immaginare quale futuro abbiano in mente per lei gli sceneggiatori.
L’inevitabile comparsa di una papabile antagonista sembra comunque aver già segnato il cammino del personaggio interpretato dalla Lively: in “The Kids Stay In The Picture”, l’arrivo della cugina Charlie (Kaylee DeFer), ingenua ragazzotta di campagna giunta in città in cerca di una rivalsa su una vita fino ad ora deludente, comprometterà sicuramente la reputazione di Serena e tra le due nascerà immediatamente una qualsivoglia forma di competizione, che le porterà l’una contro l’altra nonostante il grande affetto reciproco dimostrato inizialmente. Non sfuggiremo quindi, nostro malgrado, alla classica storia delle nemiche-amiche, e una volta di più saremo costretti a osservare il viso imbronciato di Serena, perennemente insoddisfatta e lamentosa.
E se fino a poco tempo fa, almeno Blair con la sua ironia e la sua simpatia riusciva a strapparci un sorriso, spezzando la monotonia della serie, anche per lei sembra essere giunta l’ora di chiudere i battenti e di omologarsi agli altri personaggi, verso un futuro caratterizzato da avvenimenti surreali e sconclusionati.
In “Pretty in Pink”, infatti, Blair si trasforma in una moderna e assai poco credibile Cenerentola, con il ritorno di quel fantomatico principe Louis Grimaldi (Hugo Becker) conosciuto pochi mesi prima a Parigi, ora a New York per chiederla in moglie, in una storyline a dir poco bizzarra e inverosimile che certo non aiuta la serie a risollevarsi dall’infausta strada intrapresa.
E poco importa se nella season finale resteremo a bocca aperta per qualche colpo di scena inaspettato (diversi rumors parlano di incendi, morti e inimmaginabili ritorni) la noia subita fino a oggi, difficilmente verrà spazzata via così.

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lunedì 25 aprile 2011

The Vampire Diaries: adrenalina e suspence sul finire della stagione 2



A pochi episodi dalla fine, la stagione 2 della serie della CW che ha per protagonisti i fratelli Salvatore, non risparmia ai suoi fedeli aficionados colpi di scena e rivelazioni inaspettate, in un crescendo di brividi e emozioni



Una manciata di puntate appena ci separa dalla season finale di The Vampire Diaries, che il prossimo 12 maggio vedrà conclusa questa seconda incredibile stagione, per salutarci fino a settembre, visto l'imminente rinnovo promesso dalla CW.
La brillante serie interpretata fra gli altri da Nina Dobrev, Paul Wesley e Ian Somerhalder è seguita ogni settimana da una schiera di oltre 3 milioni di affezionati spettatori, fedeli ai propri vampiri, e curiosi più che mai di scoprire come evolverà la battaglia tra la dolce Elena e il perfido Klaus.
Nel corso della stagione 2 la trama si è fatta via via sempre più fitta, intricata e ricca di misteri e, complice anche l'ottima regia, non ha mai lasciato spazio alla noia, evitando di sfociare nella confusione e mantenendo sempre una linea narrativa coerente e avvincente, arricchita da una colonna sonora montata ad arte e sempre protagonista nei momenti topici. 
Gli interrogativi aperti all'inizio di quest'anno, su tutti la maledizione del Sole e della Luna e la caccia senza tregua a Elena da parte di Klaus, uno dei vampiri più antichi e pericolosi della storia, stanno finalmente convogliando verso l'epilogo e tutti i tasselli iniziano a tornare al proprio posto, facendo luce sui misteri trapelati a Mystic Falls.

Gli episodi Daddy Issues e Crying Wolf, incentrati principalmente sulla battaglia tra lupi mannari e vampiri, si sono rivelati fondamentali soprattutto per il personaggio di Tyler Lockwood (Michael Trevino), combattuto tra le sue vere origini e i suoi affetti più cari.

Giunto ormai a un punto di svolta dal quale è impossibile sottrarsi, Tyler è costretto alla fuga dopo lo scontro aspro e devastante tra Jules (Michaela McManus) ed Elijah (Daniel Gillies), che non lascia superstiti tra i licantropi, una fuga che presto volgerà al termine, e porterà il ragazzo nuovamente a Mystic Falls per lo scontro finale durante il quale ancora non sappiamo con chi sceglierà di schierarsi, se con l'amica di un tempo Caroline (Candice Accola), o con il branco a cui appartiene. 
Decisivo il ritorno del vero padre di Elena, John Gilbert (David Anders), una pedina di rilievo nel contesto generale, complice di Katherine ma propenso a schierarsi con il migliore offerente pur realizzare i propri scopi e uscire indenne da una guerra attualmente senza vincitori né vinti.

La sua natura doppiogiochista viene svelata una volta per tutte nella quindicesima puntata, The Dinner Party, capitolo clou nella faida tra i fratelli Salvatore ed Elijah, in cui si evince l'alleanza tra John e la perfida Katherine, ancora intrappolata nella cripta e pronta a tutto pur di tornare nel mondo dei vivi.
Per raggiungere tale scopo, a Katherine non resta che mentire anche al suo alleato John, spingendolo ad aiutare Damon e Alaric Saltzman (Matthew Davis) nell'omicidio di Elijah, al fine di rompere l'incantesimo e liberarsi per sempre dalla maledizione che il vampiro aveva esercitato su di lei. 
Ma con la morte di Elijah, immobilizzato con un antico pugnale e rinchiuso nella cripta, per Elena i guai proseguono, e si ritrova ora a dover tenere testa a Katherine, convinta più che mai a consegnarla a Klaus nella speranza che lui le perdoni i suoi vecchi misfatti. La donna non sa però che al vampiro servano vive entrambe per raggiungere il suo obbiettivo. 
In The House Guest, strabiliante episodio andato in onda poco prima del break primaverile, tornano protagonisti la magia, le streghe e gli stregoni, personaggi chiave nella guerra contro Klaus. Sconfitti Luka e Jonas Martin (Bryton James e Randy J. Goodwin), Bonnie (Katerina Graham) fa propri i poteri appartenuti precedentemente ai due stregoni alleati di Elijah, e si carica di una forza sovrannaturale che, se usata senza accortezza, mette a repentaglio la sua stessa vita.

Asso nella manica di Damon e Stefan, Bonnie acquisisce maggior dimestichezza con i suoi nuovi poteri, ma la sua ingenua inesperienza la metterà in pericolo in più di un'occasione. Il ruolo decisivo di Bonnie converge con quello di Jeremy (Steven R. McQueen), fratello di Elena e nuovo amore della strega, nonché suo braccio destro nel cammino spirituale di cui è protagonista. Notevole il passo avanti compiuto dal personaggio interpretato da McQueen, che da timido adolescente problematico, inizia finalmente a farsi spazio tra i protagonisti più importanti della storia, prendendo spesso in mano le redini della situazione e rivelandosi in più di una circostanza decisivo nell'aiutare Bonnie e Damon. La puntata si conclude con l'arrivo di Isobel (Mia Kirshner) che suona alla porta di Elena, lasciando di stucco la ragazza. 

La pausa primaverile ha giovato alla serie, tornata ancor più scoppiettante specie negli ultimi due episodi andati in onda, che ci hanno lasciato a bocca aperta per la girandola di colpi di scena a cui abbiamo assistito. 
Know thy Enemy riparte dal ritorno di Isobel al cospetto di Elena, incredula di fronte alla sua vera madre e poco disposta al dialogo. Senza lasciarle neanche il tempo di spiegare il perché del suo arrivo a Mystic Falls, la ragazza nega una seconda chance alla donna, respinta anche dall'ex marito Alaric e dal vecchio amore John.

Nonostante le apparenze vogliano convincerci di un'alleanza tra Isobel e Katherine, amiche di vecchia data, il destino stavolta sembra essere invece dalla parte di Elena, che si ritrova alla fine ad assistere inerme al suicidio di sua madre, senza capire esattamente in che modo la donna abbia cercato di aiutarla. Nella ricerca di un perdono che per lei non arriverà mai, Isobel contribuisce a dare un corpo a Klaus (quello di Alaric) e a consegnarli Katherine, nel tentativo di mettere in salvo sua figlia, ignara che all'antico vampiro occorra anche il doppelganger per portare a termine i suoi piani. 
Unica pecca dell'episodio, la rapida e repentina dipartita di Isobel, dissoltasi con estrema fugacità dopo la lunga attesa di un incontro tra lei ed Elena, conclusasi con un suicidio forse troppo drastico.

In The Last Dance, Klaus si manifesta quindi attraverso le fattezze di Alaric, ma solo nel successivo episodio, il diciannovesimo, vedremo le vere sembianze dell'uomo, interpretato da Joseph Morgan, in un flashback che farà luce sul suo incontro con Katherine agli albori della storia. 
Un rude e violento scontro tra Klaus e Elena viene interrotto da Bonnie che prova a sconfiggere il vampiro, cadendo vittima dei suoi stessi poteri ma riuscendo a portare in salvo l'amica.


Apparentemente deceduta nel corso dello scontro, Bonnie viene messa in salvo da Damon, disposto a ingannare la stessa Elena pur di preservare la strega, sua arma vincente, e illudere Klaus di non aver alcun colpo in serbo per distruggerlo definitivamente. 
Ancora una volta, come del resto dall'inizio della stagione, Damon si rivela il personaggio più forte, profondo e interessante tra tutti, disposto a qualsiasi cosa pur di difendere la donna di cui è innamorato. Schivo, testardo e contraddittorio, riesce a mettere in ombra il fratello Stefan, totalmente spento e sottotono dalla seconda metà della stagione ormai, relegato in un ruolo marginale che nonostante tutto gli si addice poco.

Surclassato da Damon che spicca su tutti e brilla senza eguali, Stefan è ormai una pedina debole nella battaglia per salvare Elena, anche se alcuni rumors promettono che presto tornerà a farsi valere.
Colpo di scena finale in The Last Dance, la decisione inaspettata di Elena di liberare Elijah dalla cripta, alla disperata ricerca del suo appoggio contro Klaus, per salvaguardare il destino di Bonnie e Damon, disposti entrambi a sacrificarsi per lei.

A prevalere ancora una volta, i sentimenti, e in questo caso l'amore, protagonista essenziale e imprescindibile della serie, una delle più coinvolgenti degli ultimi anni.
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