There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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lunedì 12 marzo 2012

GCB - Good Christian Bitches: casalinghe meno disperate


Proviamo per un attimo a immaginare un mondo senza le casalinghe disperate.
Tentiamo, non di dimenticarle, Dio me ne scampi, ma di immaginare già il futuro (ormai prossimo) senza l’appuntamento fisso con le protagoniste di Wisteria Lane. Sorvoliamo per un attimo sulle irresistibili storyline orizzontali che da anni ci accompagnano, sull’intensa caratterizzazione dei personaggi e sull’ineguagliabile componente narrativa e focalizziamo la nostra attenzione altrove.
Sulla scia del discreto successo ottenuto da
Suburgatory, la Abc si tiene stretta l’atmosfera patinata e kitsch della comedy e la trasferisce in un’assolata cittadina del sud del Texas, dove a farla da padrona troviamo musica country, quarantenni siliconate nei punti giusti e strette in abiti succinti, una brillante fotografia dagli accesi colori pastello e una sceneggiatura che punta tutto su dialoghi ironici e rapidi.
La nuova serie in questione,
GCB - Good Christian Bitches (modificato in seguito ad alcune aspre proteste in Good Christian Belles), creata da Robert Harling e prodotta da Darren Star (un nome, una garanzia), è partita in midseason lo scorso 4 marzo e dopo due episodi appena, si è già fatta carico di un’eredità pesante come quella delle Desperate Housewives, pur discostandosi notevolmente dal drama sia dal punto di visto del plot che da quello dei personaggi.
Amanda (la deliziosa
Leslie Bibb, Popular), ex mean girl al liceo e oggi madre di due teenager e vedova di un truffatore, ritorna nella città d’origine, in quell’angolo di Texas, per ripartire da zero e ricominciare una nuova vita, e contare sull’aiuto di una madre invadente e prepotente (interpretata da una strepitosa Annie Potts).
Per Amanda però, la strada è tutt’altro che in discesa: ad accoglierla infatti, le ormai attempate ex compagne del liceo, arricchite e affermate “cougar” ora, affamate di una famelica vendetta nei suoi riguardi.
A capeggiarle, un’irresistibile
Kristen Chenoweth (Pushing Daisies, Glee) la classica “bitch” dalla lingua tagliente, pronta a nascondersi dietro la religione per tirare le sue frecce avvelenate e colpire gli avversari. Tratto da un irriverente romanzo della scrittrice Kim Gatlin, GCB punta i riflettori sull’ipocrisia delle apparenze, i superficiali rapporti di vicinato e i colpi bassi tra amiche, qui edulcorati ad hoc.
Lo humour portato in scena è cinico e aspro, divertente seppur a volte prevedibile, la regia fresca e frizzante e il cast decisamente appetitoso.
Il mio suggerimento più spassionato è di partire col piede giusto quando vi troverete faccia a faccia col
pilot: preparatevi a vedere la puntata di una nuova dramedy ben scritta e ben diretta e con un ottimo potenziale, senza darle subito l’appellativo di “erede” di Desperate: evitate di cadere nello stesso errore che molti di noi hanno fatto con Lost, solo così non resterete delusi.
GCB va visto con la giuste dose di leggerezza, senza eccessive aspettative, con la speranza che andando avanti non deluda ed evitando di paragoni inopportuni con Bree, Susan & Co.
Perché se è vero che nella vita le certezze non sono poi molte, di una cosa possiamo però esser sicuri:
Desperate Housewives è una serie che non dimenticheremo mai, che resterà per sempre nel nostro cuore e nessun altro telefilm potrà mai eguagliarla. 

martedì 18 ottobre 2011

Alla fine qualcuno si salva

Oggi mettiamo da parte per un attimo gusti e pareri personali, per fare velocemente il punto della situazione, a poche settimane dalla ripresa dei palinsesti americani, e scoprire quale tra le nuove serie tv di quest’anno continueremo a vedere nei prossimi mesi e quale invece non vedrà mai una nuova alba.
Buone notizie per le sitcom di “nuova generazione”: trionfano e si aggiudicano una seconda stagione il divertentissimo
New Girl con Zoey Deshanel, l’irrefrenabile 2 Broke Girls e il Suburgatory della Abc, che con oltre 9 milioni di spettatori a settimana sale sull’Olimpo delle serie più seguite del network. Proseguiranno fino a 22 settimane ciascuna, anche Up All Night con Christina Applegate e Will Arnett e Whitney, comedy della Nbc creata da Whitney Cummings (la stessa di 2 Broke Girls).
In casa CW, si assicurano 9 episodi aggiuntivi
Ringer con Sarah Michelle Gellar, Hart of Dixie con Rachel Bilson e The Secret Circle, il nuovo teendrama fantasy tratto dalla saga di romanzi di Lisa J. Smith, l’autrice di The Vampire Diaries. L’Abc dal canto suo, punta su Revenge, confermandola per 22 episodi, mentre resta ancora incerto il destino di Panam, che continua a perdere spettatori di settimana in settimana.
Stroncati praticamente sul nascere Charlie’s Angels, remake dell’omonimo film, The Playboy Club, How to be a Gentleman e Free Agents.

martedì 11 ottobre 2011

2 Broke Girls: waitress power.


Io e le sitcom abbiamo sempre avuto un rapporto travagliato, questo non l’ho mai negato.
In ambito telefilmico, farmi ridere, non è per niente facile.
A oggi, solo
Friends e How I met your mother, sono riusciti a farmi sbellicare di gusto, nonostante The Big Bang Theory (serie notevole, sia ben inteso) e molte altre comedy, ci abbiano provato, portando a casa anche qualche successo. Ultime in ordine cronologico, New Girl e Suburgatory.
Ieri, inaspettatamente, mi sono ritrovata a ridere nel vero senso della parola, durante i primi due episodi di
2 Broke Girls, nuova serie della CBS, e la cosa mi ha piacevolmente sorpresa.
Nella speranza che lo humour (da me graditissimo) non vada a scemare da qui al temine della prima stagione, posso finalmente dire di aver trovato LA
sitcom da seguire quest’anno.
Considerando che, grazie agli esorbitanti ascolti del
pilot (19,2 milioni di spettatori, rating del 7.0 nella fascia commerciale 18-49), il network ha già confermato una season 2 (lo stesso ha deciso Fox per New Girl, e Nbc per Up All Night e Whitney), se la liason tra me e 2 Broke Girls dovesse andare a buon fine, in quanto a risate, sarò a posto per i prossimi due anni.
E ciò, ovviamente, mi rincuora non poco: non posso continuare a rimpiangere Rachel e Ross, Monica e Chandler, Joey e Phobe ancora a lungo.
Lo faccio già con Carrie e le ragazze (
Sex and the City), con Betty e Amanda (Ugly Betty), diventerebbe emotivamente troppo impegnativo.
Volutamente ispirato agli anni Ottanta nella location, il tipico
diner americano dalle luci ovattate e i colori sgargianti, con bottiglie di ketchup, menù unti sui tavoli e cupcakes colorati in bella vista, 2 Broke Girls racconta le paradossali e buffe vicissitudini di due cameriere totalmente diverse l’una dall’altra, che inspiegabilmente, diventano amiche e roommates nel giro di 24 ore appena.
Da un lato Max, irresistibile ragazzaccia sboccata e cinica, per nulla femminile e dalla lingua tagliente, interpretata dalla conturbante e irrefrenabile
Kat Dennings (Nick e Norah, Tron); dall’altro Caroline, ex miliardaria ed ereditiera dell’Upper East Side, oggi in bancarotta e nullatenente poiché figlia del truffatore che ha lasciato l’élite di Manhattan in mutande, a cui presta il volto l’eterea Beth Behrs.
Formosa, orgogliosa e a dir poco sopra le righe la prima, snella, bionda snob ed elegante la seconda: colleghe, amiche e coinquiline agli antipodi, così diverse l’una dall’altra tanto da generare gag paradossali e goffe a cui è impossibile resistere.
Nonostante l’incredibile riscontro positivo da parte del pubblico, la critica non è però dalla parte della premiata coppia Dennings-Behrs, e tra le tante obiezioni rivolte alla comedy, c’è soprattutto quella di non spiccare per originalità, e su questo non posso che trovarmi d’accordo: la storia è datata, vista e anche un po’ prevedibile.
Allo stesso tempo però, non posso non riconoscere alla serie della CBS, il pregio di risaltare tra le altre nei palinsesti grazie allo humour sagace e irriverente firmato dalle brillanti penne di
Michael Patrick King (Sex and the City, Will & Grace) e Whitney Cummings (Chelsea Lately), capaci di dar vita a una sceneggiatura frizzante e a dialoghi veloci, sfrontati e per nulla politicamente corretti. Un umorismo a tratti arrogante, fulmineo e mai esagerato, portato in scena da due attrici brillanti e talentuose, belle senza esserlo in modo esagerato e fastidioso, anzi affascinanti con i loro piccoli difetti.
Pur non brillando con un plot innovativo, la comedy ha carattere, è ben strutturata e ricca del potenziale giusto: ha le carte in regole per crescere, divertire e maturare, e questo, oggi, non è poco.

“Don’t smile. Because it raises the bar and then I have to smile, and I can’t be doing that. It’s exhausting and I have a bad back.”

“I’ve been waiting my whole life. I’ve waited on tables. I’ve waited on bars. I’ve waited on home pregnancy tests.”

“Don’t smile. Because it raises the bar and then I have to smile, and I can’t be doing that. It’s exhausting and I have a bad back.”

mercoledì 5 ottobre 2011

Suburgatory: periferia, andata senza ritorno


Tessa è un’adolescente atipica: poco interessata a shopping e make up, per nulla estroversa o frivola, è arguta e perspicace, riflessiva e molto ironica.
Tessa è l’anti Bieber per eccellenza, è una teenager che va controcorrente e segue poco le mode. Adora Manhattan, l’atmosfera frizzante e creativa di New York, e non capisce come certe mamme della City, possano trascurare le proprie figlie per dedicarsi anima e corpo alla carriera.
Nonostante l’amore che nutre per la sua città però, Tessa è costretta a dirgli addio, poiché suo padre, preoccupato che possa crescere in un ambiente malsano e dispersivo, decide di tirar su baracca e burattini, lasciare “l’isola felice” e trasferirsi in periferia. La periferia in questione non è certo quella che conosciamo noi però: qui non si parla di Quartoggiaro, Centocelle o Secondigliano, ma di una sorta di patinata e plasticosa
Wisteria Lane, con villette a schiera, praticelli impeccabili e cassette della posta perfettamente dipinte con colori pastelli.
Qui, ragazze talmente modaiole da far rabbrividire anche
Carrie Bradshaw, popolano il liceo del quartiere, pianificando party esclusivi e trascorrendo i pomeriggi nei centri commerciali, immerse nella superficialità dissacrante e prive di qualsiasi valore morale da condividere, costringendo Tessa a chiudersi a riccio, riversando la rabbia nei confronti di suo padre per averla trascinata in una sorta di purgatorio farsesco.
Anche qui, nel suo
Suburgatory personale da cui non può fuggire, Tessa osserva attentamente le mamme delle sue coetanee, tutte omologate, siliconate e capricciose, e si sente anni luce lontana da loro, senza riuscire a comprenderle pienamente. Ma del resto Tessa, una mamma non l’ha mai avuta, considerando che l’ha abbandonata quando era ancora una bambina, quindi lei cosa può saperne?
Queste sono le premesse del
pilot di Suburgatory, nuova serie della Abc (guarda caso lo stesso network di Desperate Housewives, che di Bree & Co. riprende fortemente le scenografie), prodotta dalla Warner Bros e nata da un’idea di Emily Kapnek (produttrice di Parks and Recreation).
Quasi dieci milioni di spettatori hanno seguito la premièrè di stagione, lasciando ben sperare per il futuro, e assicurando alla
comedy un ottimo punto di partenza.
Nel ruolo di Tessa, l’esordiente
Jane Levy (apparsa in Shameless in un ruolo minore), versione mignon di Emma Stone per certi versi, ma molto più semplice e genuina, e in quello di suo padre il Jeremy Sisto di Six Feet Under.
Dopo
New Girl, Suburgatory è decisamente una delle migliori novità di quest’anno, nell’ambito delle sitcom, grazie ai dialoghi sagaci e ironici, una sceneggiatura brillante e una fotografia scintillante e piacevole.
La voce narrante di Tessa ci accompagna dall’inizio alla fine dell’episodio, ci conduce su e giù per il quartiere, tra le luci ovattate e le forti tinte rosa shocking che fanno da cornice.
La serie, irrinunciabile satira dei costumi e della società americana di periferia, ricorda parecchio
Mean Girls, celebre commedia adolescenziale interpretata da Lindsay Lohan, da cui assorbe le veloci incursioni nel trash e nel grottesco, e il personaggio di Tessa è il perfetto mix tra Rory Gilmore (oggi) e Lux di Life Unexpected.
Suburgatory non è per nulla pretenzioso, è piacevole e scorrevole, e seppur apparentemente banale a causa dell’inevitabile scontro città/provincia, regala momenti divertenti e leggeri: è la serie perfetta da gustarsi in tarda serata, dopo aver versato fiumi di lacrime su uno di quei classici episodi commoventi e drammatici di Grey’s Anatomy, o dopo essersi arrovellati il cervello per decifrare l’ultima trovata del dottor Bishop.

“It’s so lame your mom died, beeyotch!”
“My mom didn’t die, she’s just gone”
“So you became a lesbian, to get back at her?”