There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
Visualizzazione post con etichetta Cielo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cielo. Mostra tutti i post

mercoledì 19 settembre 2012

The Apprentice ovvero la generazione dei "wannabe"


Vi avviso subito: oggi non parliamo di tv di qualità.

La tv italiana, e non solo la tv, è arrivata alla frutta ormai.
E questa non è una novità.
Personaggi da quattro soldi la fan da padrone sul piccolo schermo in prime time, e programmi di dubbio gusto spopolano sulla tv generalista e su quella a pagamento.
Notizie indecenti impazzano sul web, da Fabio Volo che va al Festival della Filosofia, ad Alessia Marcuzzi madrina del Roma Fiction Fest.
Dalle varie Miss Italia che provano a mettere in croce due verbi, alle veline che s’improvvisano attrici-cantanti-ballerine, quando probabilmente non sono neanche capaci di cuocere un uovo al tegamino, pensavo di aver visto il peggio del peggio. Dopo i vari reality di seconda scelta, i talent show dal dubbio gusto, pensavo non si potesse scendere ancora più in basso. Pensavo.
Finché, durante lo zapping, non sono incappata in The Apprentice, il nuovo “talent” di Cielo che ha per protagonista lui, il boss. No, non Bruce, ma l’iniziale è quella, la B che in questo caso sta per Briatore.
Partiamo dal presupposto che questo “programma”, fotografia trasparente e cristallina della generazione dei “wannabe”, meglio conosciuti come i “vorrei ma non posso” serve quasi esclusivamente a lasciare che il “boss” Flavio si autocelebri, ancora una volta, davanti a migliaia di telespettatori.
Dispensando consigli e frasi retoriche, l’imprenditore insegna a un team (cominciamo a usare queste parole ridondanti che tanto piacciono ai wannabe) di giovani imprenditori/manager/strategist (non chiedetemi di cosa), a diventare come lui. Sì, avete capito bene: lo scopo del programma e smerciare perle di pseudo business a un gruppetto di twenty something per insegnar loro come sfondare nel mondo dell’imprenditoria mondiale e trasformali così, da arrampicatori sociali e arrivisti quali sono, in spietati squali dell’economia italiana e non solo.
Il “fortunato vincitore” si aggiudicherà un contratto a “sei zeri” (il boss ci tiene a sottolinearlo) nella sua holding di lusso, la Billionaire Life, e avrà la fortuna di ampliare le sue conoscenze nel business, riempirsi la bocca di parole altisonanti come “team leader”, “team building”, “brand awareness”.
Caro signor Briatore, continuerò a seguirla, per vedere fino a che punto arriveremo.
Per riempirmi le orecchie con le sue frasi fatte, per ammirare la sua abbronzatura accecante e i grattacieli di Milano ripresi sullo sfondo, per invidiare tutto quel lusso e quello sfarzo che la circondano.
Ma nel mio piccolo, vorrei darle un consiglio: dica ai suoi “adepti”, a tutti quei “ragazzetti” che con un master si sentono arrivati, che non basta farfugliare qualche parola inglese, o indossare un completo elegante o un tailleur e improvvisarsi fenomeni per essere veri uomini o vere donne.
Per diventare come lei, basta vendere l’anima al diavolo, basta calpestare il prossimo.
Lo hanno fatto in tanti, mi creda.
Basta poco e lo stipendio a “6 zeri” vien da sé.
Ma si ricordi, “boss”: l’umiltà, il buon senso, l’integrità morale e il rispetto per gli altri,  una volta persi, non tornano più.

sabato 14 luglio 2012

Luther incontra le Femme Fatales



Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl su Telefilm Cult!


Luther è senza dubbio una delle migliori serie inglesi degli ultimi anni, grazie soprattutto alla straordinaria interpretazione di Idris Elba nei panni di John Luther, capo della squadra omicidi di Londra.
A trasmettere il serial, in Italia, Cielo, che dal 7 luglio ha dato il via alla seconda stagione, ogni sabato alle 21.00, mentre in Inghilterra, è stato rinnovato per la season 3.
Stracult senza ombra di dubbi, lo show britannico conta tra i suoi tanti punti di forza, un soggetto solido e ben strutturato, un ritmo veloce e incessante, e uno script che scava a fondo nelle storie dei singoli personaggi, senza voler per forza innalzarli a eroi, anzi spesso mettendo in luce i loro difetti più intrinsechi.
Esattamente com’è accaduto al protagonista principale, che all’inizio di questa seconda strepitosa stagione, si è ritrovato a fare i conti con i propri fantasmi interiori, costretto a dover scegliere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, nonostante il suo carattere apparentemente forte e impassibile.
Proprio come accade in Dexter, in Luther si supera spesso il limite tra bene e male, tra giusto e sbagliato appunto, per salvare vittime spesso innocenti e mettere a tacere, una volta per tutte, i demoni del passato.


Assassine spietate e brutali, killer letali, infime manipolatrici: sono le Femme Fatales in onda su Cinemax (e su Sky Uno in Italia). Trasposizione televisiva della rivista Femme Fatales Magazine, la serie noir sposa alcuni aspetti del pulp e del graphic novel, portando in scena un teatrino alquanto kitch di situazioni al limite, condite da sesso, crimini e piani diabolici. La sensuale e conturbante Tanit Phoenix, nei panni della narratrice Lilith, ci guida nei meandri di storie morbose e recondite, affondando le unghie nell’universo della vendetta e del tradimento, dove il più delle volte le vittime si trasformano in carnefici. Così come nella prima, anche nella seconda stagione in corso, le femme fatales usano il sesso come arma di seduzione e persuasione, per ottenere ciò che vogliono, assecondare la loro fame di giustizia e vendetta, prevalere sugli uomini. Troppo sexy e malvagie per essere vere, stracotte nonostante l’impegno.