There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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lunedì 30 dicembre 2013

Un anno di serie Tv… in pillole!

La fine di dicembre, si sa, è tempo di bilanci e classifiche.
L’anno telefilmico che sta per volgere al termine, si è rivelato ricco di novità più o meno interessanti, finali di serie in alcuni casi epici, in altri deludenti, reboot, remake e spin off.
Sono proprio questi ultimi generi che, in voga già da alcuni anni, che continuano a invadere i network d’oltreoceano, dando l’impressione che le idee inizino a venir meno (nel 2013 abbiamo Bates Motel, Mistresses US, Ravenswood, solo per citare qualche esempio).
In certi casi, autori e produttori non sanno da dove attingere per creare nuovi prodotti e il rischio alla fine, è che alcuni show vengano scritti, girati e prodotti velocemente e, altrettanto velocemente vengano poi cancellati.
Siamo lontani dalla Golden Age dei telefilm, ed eccezion fatta per alcuni rari casi (Breaking Bad, The Walking Dead e Game of Thrones), siamo distanti anni luce da quell’anno così significativo, unico e indimenticabile che fu il 2004, l’anno di  Lost, di Desperate Housewives, di House MD.
Eppure, nonostante il calo qualitativo che in questi ultimi mesi ha investito l’universo delle serie tv, non mancano prodotti di qualità, più o meno significativi ma capaci di attirare a sé un buon seguito di pubblico, sia negli States che, di riflesso, in Italia (per il Regno Unito vi rimando a uno dei prossimi post: gli inglesi ormai sono fenomenali nello scrivere serie tv e meritano un capitolo a parte). È il caso di The Blacklist (NBC/Fox Crime), The Americans (FX/Fox), The Following (FOX/Premimum Crime/Sky Uno) o Arrow (CW/Premium Action).
Di seguito, un dettagliato e personalissimo recap dell’anno appena trascorso, con le serie tv che ho maggiormente apprezzato nel 2013, tra le migliori novità negli Usa e in Italia, le serie che anche quest’anno si sono confermate ottimi prodotti, le guilty pleasure, trash ma irrinunciabili e le series finale più significative dell’anno che stiamo per lasciarci alle spalle.



Master of Sex (Showtime/inedita in Italia)
Serie della Showtime inedita per ora in Italia, Masters Of Sex ha per protagonisti il ginecologo William Masters (Michael Sheen, Underworld, The Twilight Saga) e la ricercatrice Virginia Eshelman Johnson (Lizzy Caplan, Cloverfield, True Blood), i veri pionieri della rivoluzione sessuale americana.
La storia, ambientata nel 1956 in un comunissimo Central Medical Building di St.Louis (Missouri) racconta come i due personaggi al centro delle vicende, nell’arco di undici anni di attività, abbiano analizzato oltre diecimila atti sessuali compiuti da 700 individui (382 donne e 312 uomini) affetti dal problema definito “umana inadeguatezza sessuale”. Ispirata al romanzo di Thomas Meier, Masters Of Sex: The Life & Times Of William Masters And Virginia Johnson, The Couple Who Taught America How To Love, si è rivelata da subito una serie audace e originale, caratterizzata da una ricostruzione storica estremamente accurata e dettagliata e dai dialoghi corposi e ben strutturati, capace di analizzare una tematica seria e delicata in maniera esemplare.


Orange is the New Black (Netflix/inedita in italia)
Lo show targato Netflix, è un prodotto di altissima qualità, scritto, girato e strutturato in maniera esemplare. È la serie del 2013 con la S maiuscola.
Un piccolo gioiello sotto tutti i punti di vista, destinato (mi auguro) a durare parecchio tempo. Basato sul romanzo autobiografico di Piper Kerman, Orange Is the New Black: My Year in a Women's Prison, la serie creata da Jenji Kohan (Weeds) è una dramedy incredibilmente avvincente e accattivante.
La sensazione che si ha al termine di ogni episodio è di essere di fronte a una sceneggiatura encomiabile, e ogni volta non si vede l‘ora di scoprire cosa accadrà in futuro. Il legame tra la protagonista e lo spettatore s’instaura sin dai primi minuti, pregio che poche serie possono davvero vantare di avere: a metà strada tra il drama e la comedy, lo show di Kohan, alterna momenti di spiccata e amara ilarità ad altri molto più intensi e delicati, che indagano sulla psicologia di ogni singolo personaggio dando vita a un’incredibile storia corale dove ognuno è artefice del proprio destino.


The Michael J Fox Show (NBC/inedita in italia)
Se negli anni Ottanta avete adorato Michael J. Fox, questa è la serie che fa per voi, la comedy che ha segnato l’attesissimo ritorno in tv dell’attore di Ritorno al Futuro.
Come si può intuire dal titolo, The Michael J. Fox Show è una sorta di biografia dell’attore in cui non ci si limita a raccontare la malattia che lo ha colpito anni fa, ma descrive anche il punto di vista di chi vive questa condizione insieme a lui, ogni giorno: la sua famiglia.
Ideata da Sam Laybourne e scritta a quattro mani con lo sceneggiatore Alex Reid, la comedy si ispira alla vita di Michael per raccontare le vicissitudini di Mike Henry, ex giornalista newyorkese che decide di tornare in tv dopo aver smesso di condurre il suo show mesi prima a causa del Parkinson, incoraggiato dalla moglie Annie (Betsy Brandt di Breaking Bad), dai suoi tre figli e dalla sorella Leigh (Katie Finneran).
Attraverso un umorismo irriverente e a tratti cinico, Michael J. Fox mette in luce piccoli particolari della vita di un malato di Parkinson capaci di compromettere le più semplici azioni chiamate in gioco nella vita quotidiana, dall’aprire un barattolo di sottaceti fino a comporre il giusto numero telefonico sulla tastiera del telefono.
È una sitcom dal retrogusto amaro quella che ci troviamo di fronte, capace di farci sorridere di fronte a una malattia (The Big C docet), ma allo stesso tempo perfettamente in grado di fornirci spunti di riflessione e momenti commoventi.


Devious Maids (Lifetime/Fox Life)
Il 2013 ha rappresentato anche il ritorno di Marc Cherry, il creatore di Desperate Housewives, con una nuova serie tutta al femminile, stavolta senza casalinghe quanto piuttosto con le loro collaboratrici domestiche, e con lo stesso brio con cui anni fa era riuscito a conquistare il piccolo schermo.
Distante un bel po’ di chilometri da Wisteria Lane e dalle sue villette a schiera con i giardini perfettamente curati, lontano dalla classe medio-alta cui Gaby e compagnia bella ci avevano abituati, Cherry ci riprova, stavolta sulla rete via cavo Lifetime e qui in Italia su Fox Life, con una serie irriverente e ironica, dall’inconfondibile sapore latino. Prodotto da nostra signora Eva Longoria, Devious Maids è ispirato alla soap messicana Ellas son la Alegría del Hogar e vanta un cast di tutto rispetto, dove ritroviamo parecchi volti noti del piccolo schermo, da Ana Oriz (Ugly Betty) a Judy Reyes (Scrubs), da Roselyn Sanchez (Senza Traccia) a Dania Ramirez (Heroes). 


Nashville (Abc/Fox Life)
Rayna James (Connie Britton) e Juliette Barnes (Hayden Panettiere) sono le regine della musica country di Nashville e appartengono a due generazioni agli antipodi una dall’altra. Rayna è una cantautrice di sani principi e valori morali, ha due figlie, un marito e una carriera alle spalle che Juliette, adolescente viziata e catapultata sotto le luci della ribalta troppo in fretta, può solo sognare per ora. Sono due donne diversissime tra loro che però, volenti o nolenti, saranno costrette a intrecciare le loro strade per scelte imposte da manager, produttori ed etichette discografiche. Rayna e Juliette sono irresistibili, e come loro, lo sono tutti i personaggi che ruotano intorno a Nashville.
C’è la musica (country), c’è il romance, il bromance, ci sono intrighi, sotterfugi e tradimenti, storie d’amore, dialoghi ben scritti e curati e un regia frizzante e vagamente da soap. Nashville, seppur all’apparenza non lo direste mai, vi terrà incollati allo schermo a ogni episodio e perché no, ogni tanto riuscirà anche a farvi muovere le gambe al ritmo delle canzoni di Juliette e Rayna.


Breaking Bad (Amc/AXN)
Che dopo il finale di Breaking Bad, nulla sarebbe più stato come prima, lo sapevamo sin dall’inizio della quinta, inarrivabile stagione.
La serie di Vince Gillian è riuscita a riscrivere la storia della tv, come avvenne con Twin Peaks prima e con Lost poi.
Dopo aver assistito, il 29 settembre 2013, alla series finale dello show, molti di noi si sono subito resi conto che, almeno per il momento, nulla riuscirà più a emozionarci come prima. Né Walking Dead, né Game of Thrones o nessun’altra serie per un bel po’ di tempo forse.
Il merito di tutto ciò è senza dubbio uno script eccezionale sotto tutti gli aspetti, brillante, originale, magistrale. Ma alla sceneggiatura si sposa una regia favolosa, a tratti manieristica, lineare anche attraverso i flashback, magnetica, emozionante.
Un cast incredibile regala il valore aggiunto a uno show già di per sé perfetto: Bryan Cranston non ha più bisogno di aggettivi per essere descritto ormai, così come Aaron Paul, spalla e partner perfetto, alter ego ideale di Walt. Da Anna Gunn (Skyler) a Dean Norris (Hank), da Betsy Brandt (Marie) a RY Mitte (Walt JR), senza dimenticare Giancarlo Esposito (Gus) o Jonathan Banks (Mike) ogni personaggio ha contribuito a rendere lo show un capolavoro del piccolo schermo capace di mettere d’accordo pubblico e critica come nessuna serie fino a oggi era riuscita a fare negli ultimi anni.


Dexter (Showtime/Fox Crime/FX)
Dexter è tra quegli show che, negli ultimi anni, hanno senza dubbio segnato la storia del piccolo schermo. In netto declino dalla quinta stagione in avanti, la serie, giunta quest’anno al termine, ha tirato troppo la cinghia, e alla fine, l’ha spezzata.
Dex ha perso i suoi punti di forza, ha ceduto dal punto di vista dell’originalità e della sceneggiatura, dopo Trinity nessuno è riuscito più a imporsi come un vero e proprio “villain”. Lo stesso Dexter, cresciuto negli anni grazie anche ai suoi antagonisti, ha smesso di nutrire il suo “dark passenger”.
L’ematologo più famoso del piccolo schermo è diventato sempre più irriconoscibile agli occhi degli spettatori, sempre più debole, vulnerabile, sottotono. Si è trasformato in una persona “normale”, capace di provare emozione, passione, odio. Ciò che amavamo di lui erano la sua fermezza, la sua forza, il suo riuscire a essere sempre distaccato, disposto a tutto pur di non legarsi, disposto a tutto pur di punire “il cattivo”. Un personaggio e una serie che hanno lasciato un segno nel panorama delle serie tv degli ultimi anni e che, nonostante il deludente series finale di questo 2013, nonostante tutto, ci mancheranno per molto, molto tempo.


Shameless US (Showtime/Mya/La5)
Shameless US è uno dei prodotti più interessanti degli ultimi anni, una delle mie serie preferite in assoluto. In onda su Showtime, è il mix perfetto tra drama e comedy e racchiude tutte le caratteristiche tipiche dei due generi. Sagace, irriverente e ironica, nonché remake dell’omonima serie inglese, Shameless nasce da un’idea di Paul Abbot, autore e produttore esecutivo di entrambe le versioni, quella americana e quella del Regno Unito. Un’irresistibile dramedy, politicamente scorretta, anzi, scorrettissima, che può contare su un cast favoloso e su una sceneggiatura davvero convincente e ben scritta, contraddistinta da ottimi dialoghi e da battute sfrontate e sfacciate. 
La terza stagione trasmessa nel 2013, ha rappresentato un giro di boa nello script nella serie. Il 2013 è stato l’anno in cui Frank (William H. Macy), controverso capofamiglia della serie, ha mostrato al pubblico il suo vero io, intenso, “umano”, reale. Smessi i panni, solo per poco tempo, dell’alcolizzato scapestrato, Frank è tornato per un attimo nel ruolo di un vero padre, rivelando un lato di sé, ancora sconosciuto. La quarta stagione debutterà il prossimo 12 gennaio, e sono pronta a scommettere, ancora una volta, che riuscirà a commuoverci, a emozionarci, a farci sorridere ma soprattutto, a farci ridere delle disgrazie che spesso la vita ci mette davanti.


Girls (HBO/Mtv)
Il 2013 è stato anche l’anno che ha consacrato il talento di Lena Dunham, attrice, sceneggiatrice e regista di Girls (con il supporto di Judd Apatow), la serie in onda sulla HBO che negli ultimi due anni ha fatto incetta di premi e statuette.
Girls ha il pregio di portare, con prepotenza e fragilità, l’universo dei twenty-something newyorkesi, sul piccolo schermo. Attraverso un linguaggio a tratti crudo, a tratti irriverente, lo show si rivolge a un pubblico che ha la stessa età dei protagonisti ed è molto simile a essi più di quanto non creda: quei giovani smarriti, confusi, vulnerabili, che spesso si fermano a chiedersi “Where am I?”, “Dove sono?”.
La seconda stagione ha saputo legittimare il successo riscosso dalla prima grazie soprattutto a una sceneggiatura più realistica, introspettiva e intimista rispetto allo scorso anno. La Dunham ha superato sé stessa, è riuscita ad approfondire ogni singolo personaggio senza sacrificare la coralità della serie, senza trascurare i minimi dettagli. Nolita, Williamsburg, Brooklyn: in Girls c’è la New York che non ti aspetti, lontana da paillettes e lustrini, distante da Gossip Girl e Sex and the City, slegata dai soliti stereotipi e dai ripetitivi personaggi convenzionali.
La terza stagione verrà trasmessa, negli States, a partire dal 12 gennaio.


Siberia (NBC/inedita in Italia)
Siberia, show trasmesso a patire dal 1 luglio del 2013 sulla Nbc, è un esperimento interessante e ben scritto, a metà strada tra i reality show e le serie tv.
Sedici concorrenti sbarcano nell’incontaminata terra siberiana per partecipare a un reality inusuale, totalmente privo di regole e il loro obiettivo è sopravvivere fino alla fine dell’inverno, per aggiudicarsi il classico, ricco montepremi. 
Non ci sono televoti, giudici, o il pubblico sovrano a decidere da casa: l’importante qui è arrivare alla fine, stringere i denti, sopravvivere alle intemperie e tornare a casa con un bel bottino. Tutte le regole stilistiche dei reality show, in Siberia, vengono rispettate: la presenza dei cameramen, dei confessionali, delle prove da superare per ottenere in cambio ricompense necessarie alla sopravvivenza, e un bottone, pronto a essere schiacciato qualora si decidesse di abbandonare il gioco.
Non tutto però, andrà come teoricamente dovrebbe: strane presenze sembrano aggirarsi nella foresta circostante, una mole consistente di misteri aleggia nell’aria e una prepotente vena horror si insinua da subito nello show. Non lasciatevi distrarre dalla location, che paradossalmente in alcuni frame vi ricorderà Lost, non pensate al fallimentare The River, concentratevi semplicemente su questo telefilm, che dopo le prime puntate vi inchioderà al divano, rivoluzionando completamente le regole del reality. La prima, emozionante stagione si è conclusa a settembre e, noi fan della serie, stiamo ancora incrociando le dita affinché la NBC comunichi il rinnovo dello show che, visti gli esigui ascolti, rischia di non andare in onda per una season 2.

lunedì 4 novembre 2013

666 Park Avenue: e se il Diavolo avesse il volto di John Locke?



In molti pensavano che 666 Park Avenue, horror drama targato Abc, lo scorso anno sarebbe stata eletta come “la serie evento”, bastarono invece poche puntate per capire subito che quella che avevamo di fronte altro non era che un clamoroso flop.
Peccato: il cast prometteva bene, l’idea alla base del plot anche, ma sia il network che la produzione non sono riusciti a gestire l’enorme potenziale che avevano tra le mani.
La Abc la cancellò dopo nove episodi appena, costringendo i pochi fedelissimi fan, ad aspettare fino all’estate per assistere alle ultime quattro puntate per completarne la visione.
Tratto dai romanzi di Gabriella Pierce, creato e prodotto da David Wilcox (tra gli autori di Fringe fino alla fine della terza stagione), il telefilm, nonostante le numerose pecche soprattutto a livello di dialoghi e sceneggiatura, vantava due attori di grande impatto sul pubblico come Terry O’Quinn, l’indimenticabile John Locke di Lost, e Vanessa Williams, Wilhelmina Slater in Ugly Betty nonché Renee Perry in Desperate Housewives.
La serie ha per protagonista una giovane coppia di sposini, Jane Van Veen (Rachael Taylor) e Henry Martin (Dave Annable) che si trasferisce nell’Upper East Side newyorkese in uno storico appartamento di lusso, il Drake.
Qui, Jane si trova faccia a faccia con il suo passato più recondito, fatto di misteriose presenze, oscuri segreti, sussurri nella notte e fantasmi nascosti in cantina. 
Il peggior difetto di 666 Park Avenue è proprio il fatto di essere incredibilmente prevedibile: tutti i luoghi comuni racchiusi in una serie dall’alto potenziale totalmente sprecato da una regia mediocre e da storie campate per aria. Pochi sussulti, tanta banalità, ma, come per molti fenomeni simili, c’è sempre un “ma” perché tutto sommato, andando avanti con gli episodi, la serie, anche se solo per i 13 episodi prodotti, riesce a tenerci inchiodati lì, legati allo schermo, per scoprire qualcosa in più sulla vera identità dell’affascinante personaggio interpretato da O’Quinn. Molto probabilmente se un qualsiasi altro attore avesse interpretato il ruolo a lui assegnato, l’effetto sarebbe stato totalmente diverso: averlo nel cast, è una sicurezza a tutti gli effetti, è innegabile. Come affermato da Brian Lowry su "Variety": "risulta apprezzabile, in questa sorta di 'Rosemary's baby' televisivo, il fatto di far scorgere il Diavolo dai dettagli, piano piano, senza l'irruenza cinematografica, con una serie di spunti anche fashion e attuali".

E se già di suo, nell’immaginario collettivo, il diavolo ha un certo fascino, figuriamoci l’effetto che può sortire sul pubblico se ha il volto dell’indimenticabile John Locke.
666 Park Avenue, da stasera alle 21.15 su Premium Action di Mediaset Premium.

mercoledì 9 ottobre 2013

Dal creatore di Desperate Housewives, Devious Maids: questa sera alle 21 su Fox Life



Devious Maids: panni sporchi a Beverly Hills, arriva finalmente in Italia! 
L'attesissima serie di Marc Cherry, il creatore di Desperate Housewives, debutterà questa sera alle 21.00 su Fox Life. Non perdetevela!

Nonostante il rifiuto inaspettato della Abc, Marc Cherry è tornato con una nuova serie tutta al femminile, stavolta senza casalinghe, ma con lo stesso brio con cui anni fa era riuscito a conquistare il piccolo schermo.
Distante un bel po’ di chilometri da Wisteria Lane e dalle sue villette a schiera con i giardini perfettamente curati, lontano dalla classe medio-alta cui Gaby e compagnia bella ci avevano abituati, il creatore della Desperate Housewives ci riprova, stavolta sulla rete via cavo Lifetime, con una serie irriverente e ironica, dall’inconfondibile sapore latino.
Ha debuttato ieri sera negli States, Devious Maids, l’irresistibile storia di un gruppetto di “domestiche” di Beverly Hills, meno disperate di Bree e delle sue amiche, ma senza dubbio ugualmente pettegole, ciniche e agguerrite.
Tra stracci, aspirapolvere e bagni da pulire, le protagoniste della serie di certo non abbandonano i tacchi e loro innata voglia di emergere a tutti i costi. 

Chi per un verso chi per l’altro, daranno delle belle gatte da pelare ai proprio datori di lavoro. 
Prodotto da nostra signora Eva Longoria, Devious Maids è ispirato alla soap messicana Ellas son la Alegría del Hogar e vanta un cast di tutto rispetto, ove troviamo parecchi volti noti del piccolo schermo, da Ana Oriz (Ugly Betty) a Judy Reyes (Scrubs), da Roselyn Sanchez (Senza Traccia) a Dania Ramirez (Heroes). 
A far compagnia alle quattro donzelle, direttamente dagli anni Novanta, Grant Show di Melrose Place, Mariana Klaveno di True Blood e molte altre piccole star viste negli ultimi anni in serie di minor successo.
Spregiudicate e disposte a tutto pur di far valere i loro diritti, le protagoniste della serie, Marisol, Zoila, Valentina, Carmen e Rosie sono sanguigne e calienti come la cultura latina ci insegna: sguardo ammiccante, coraggio da vendere e forza di volontà, difficilmente si faranno pestare i piedi dalle ricche ereditiere delle California. Tra ville sontuose, piscine da urlo e ricchi sfrontati  dovranno ritagliarsi un piccolo spazio in una società che spesso nega loro il prestigio che meriterebbero.
Esattamente come in Desperate Housewives, anche Devious Maids inizia con la morte di un’amica delle protagoniste, se nel primo ci trovavamo di fronte a un triste suicidio però, stavolta ci ritroveremo a indagare su un efferato omicidio e su torbide storie di tradimenti e prostituzione.
Tra misteri, segreti e sotterfugi, le risate sono assicurate, ma proprio come a Wisteria Lane, non mancheranno numerose occasioni in cui la trama ci regalerà momenti di riflessione più profondi e solo a prima vista superficiali. 
In America la serie è stata accusata di cavalcare troppo gli stereotipi delle donne latine per antonomasia, certo è che per la prima volta, le protagoniste appartengono a un ceto sociale che difficilmente abbiamo visto raccontato in tv fino a oggi e l’originalità sta proprio in questo.
Nonostante l’idea alla base non sia di Marc Cherry, nessuno meglio di lui avrebbe saputo rendere al meglio la trasposizione della serie originale, dando vita a una nuova dramedy irresistibile e intrigante
Mi sento in dovere di avvisarvi però che, proprio come succedeva in Desperate, le nostre "maids" creano dipendenza: provare per credere! 


martedì 25 giugno 2013

Mistresses US: il ritorno di Alyssa Milano



Trovare serie godibili e appassionanti in questo particolare periodo dell’anno è particolarmente difficile. I finali di stagione ce li siamo lasciati alle spalle, negli States i network preannunciano già i prossimi palinsesti, e a parte “mostri sacri” come Dexter e Breaking Bad, l’attesa per una nuova serie spesso non soddisfa le nostre aspettative. 
Mentre i fan di Stephen King stanno ancora riflettendo se Under the Dome li soddisfi o meno e mentre gli appassionati di comedy si barcamenano tra le novità in onda (a breve le recensioni di tutti questi telefilm) vorrei concentrarmi su un’altra serie tutta al femminile, dopo che pochi giorni fa vi ho parlato di Devious Maids (il nuovo drama di Marc Cherry il “papà” di Desperate Housewives), oggi mi concentrerò su Mistresses US.
Quattro donne al centro del nuovo show della Abc, remake dell’omonima serie inglese del 2008, April (Rochelle Aytes), Savannah (Alyssa Milano), Josselyn (Jes Macallan) e Karen (Yunjin Kim), le nostre “mistresses” appunto, che letteralmente significa “amanti”.
Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere parecchie recensioni negative sulla serie di K.J. Steinberg (Gossip Girl, The Nine), molte sensate, altre a mio modesto parere no. 
Partiamo dal presupposto che non ci troviamo davanti a un "capolavoro", né tantomeno, come molti hanno evidenziato, di fronte all’erede di Desperate Housewives (vi svelo un segreto, quello non esisterà mai, proprio come con Lost).
Siamo di fronte a una serie che di originale ha senza dubbio poco e niente  ma che punta innanzitutto su un cast di tutto rispetto, per far breccia nel cuore dei fan: accanto alla Milano e alla Kim, indiscutibili punte di diamante del telefilm, altri volti noti del piccolo schermo fanno capolino nella storia, da Jason George (Grey’s Anatomy) a Gary “Warrick” Dourdan (CSI). 
In secondo luogo, l’appealing della maggior parte dei personaggi gioca un punto a favore della serie: affascinanti, appassionate, fragili, vulnerabili, le quattro protagoniste rispecchiano, per molti aspetti, parecchie donne di oggi.
Mamme single, donne in carriera, giovani irriverenti, amanti devote. Chiamatele pure “stereotipi” se volete, ma non fermatevi lì e cercate di andare oltre. 
Sotto la superficie, c’è qualcosa di più. 
Ve ne accorgerete soffermandovi per esempio su ognuno dei personaggi, che seppur non innovativi sono senza ombra di dubbio ben strutturati e ben raccontati.
Non vi basta? Proviamo ad andare più a fondo: tradimenti, segreti inconfessabili,  proposte indecenti, compromessi, bugie. Questi e molti altri argomenti al centro delle storyline che si intrecciano nel corso di ogni episodio, rappresentano sì stereotipi già visti e rivisti in parecchi telefilm, ma non sono gli stereotipi che in fondo ci uniscono, ci accomunano e fanno sì che tra gli individui si creino dei legami più o meno profondi?
I problemi di Savi, Joss, Karen e April sono i problemi di molte donne di oggi e di ieri, e in futuro continuerà a essere così, perché siamo complicate e abbiamo accanto noi uomini ancor più complicati.
Non fraintendetemi però: Mistresses non è affatto una serie sdolcinata, stucchevole o melensa, perché il sesso, ancora una volta, è al centro di tutto. Più passionale che crudo come quello visto in Girls, più torbido, sensuale e bollente.
Il pubblico maschile sarà felice di ritrovare una Alyssa Milano in splendida forma nonostante i chiletti di troppo, o le gambe chilometriche della Macallan, e quello femminile non esiterà a rifarsi gli occhi con l’aitante Jason George (povera Miranda Bailey).
Se avete tempo libero, o in una calda serata estiva non sapete cosa guardare, Mistresses US è la scelta giusta: sexy, ironico e poco impegnativo.
Un peccato di gola insomma. Quasi irrinunciabile.