There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.
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lunedì 29 ottobre 2012

Sexy divi del piccolo schermo


Tra una chiacchiera e l’altra sul mondo telefilm, tra nuovi pilot e season premiere, noi donzelle appassionate di serie tv, sulla pagina Facebook dell’Accademia dei Telefilm, ci siamo dilettate giorni fa a eleggere il nostro “Mister Telefilm”.
Su suggerimento di Alessia Barbiero (giornalista e blogger per Linkiesta), che ha lanciato l’amo qui, oggi anche io stilerò la mia personalissima classifica dei cinque personaggi maschili più sexy del mondo della serialità d’oltreoceano.
Preparatevi quindi a un post dall’alto contenuto testosteronico in cui vi svelerò quali sono, secondo me, i cinque personaggi più hot del piccolo schermo!



Quinta posizione per il biondissimo Chad Michael Murray: occhi da cerbiatto, muscoli scolpiti e voce rauca, il suo fascino mi catturò sin da quando, in Dawson’s Creek, interpretò il ruolo Charlie, cantante rock e latin lover innamoratpo dell’odiosa Joy Potter.
Standing ovation anni dopo in One Tree Hill, nei panni del dolce Lucas Scott, il ragazzo da sposare: scrittore di talento nonché giocatore di basket sexy e palestrato. Che volete di più? Certo, devono piacervi i biondi, sennò non potete capire!


Al quarto posto un attore sicuramente meno noto rispetto agli quattro della classifica, ma altrettanto sexy: Jonathan Tucker.
Qualcuno lo ricorderà per il ruolo di Tommy Donnelly in The Black Donnellys, strepitosa (e ahimè, brevissima) serie del 2007 cancellata ingiustamente dopo una stagione appena.
Di recente, dopo una fugace apparizione in Royal Pains, Jonathan è apparso in Parenthood, serie che tra l’altro amo particolarmente.



Matt Bomer apre il podio e si piazza di diritto al terzo posto: sguardo penetrante, corpo statuario, aria furba e portamento da fotomodello.
Gay o meno, in White Collar è impossibile resistergli ed era impossibile farlo sin dai tempi di Chuck, quando interpretava il ruolo di Bryce Larkin, aveva dato riprova del suo naturale e innato fascino.



Al secondo posto, l’aitante Scott Speedman: chi non lo ricorda nel ruolo di Ben in Felicity? Ma soprattutto, chi di voi, tra lui e Noel, avrebbe avuto dubbi su chi scegliere? Felicity su, sii onesta!
Oggi, Scott ci delizia col suo sguardo magnetico e i suoi muscoli di ferro, in Last Resort, e non c’è che dire: se possibile, la divisa lo rende ancora più sexy! Irresistibile, c’è poco da aggiungere.



Senza alcun dubbio, senza alcuna esitazione, il titolo di “Mister Telefilm” va a lui, l’unico e solo Damon Salvatore di The Vampire Diaries: Ian Somerhalder.
Lo ammetto, già in Lost qualcosa di lui mi aveva colpito, ma è stato col ruolo del vampiro arrogante ma infinitamente romantico che mi ha rubato il cuore. L’ho detto e ribadito spesso: con lui regredisco miserevolmente a teenager. Sortisce in me lo stesso effetto che all’epoca riuscivano a scatenare solo Kirk Cameron prima e Luke Perry poi. Sexy, stronzo e inaffidabile: è il classico ragazzo dal quale tutte dovrebbe stare alla larga.
E al tempo stesso è il classico ragazzo del quale, tutte, alla fine invece si innamorano.


giovedì 5 aprile 2012

Arrivederci a Tree Hill.


Un pomeriggio estivo di qualche anno fa, m’imbattei per caso in un teen drama di Rai2, in onda il pomeriggio a orari spesso sfalsati. Un paio di episodi, e via: mi conquistò subito, vuoi per i personaggi ben caratterizzati, vuoi per l’elemento sportivo ad arricchire la storyline oltre che per la forte componente romantica che lo caratterizzava.
Il passo fu breve, cercai di recuperare in pochi giorni la prima stagione per mettermi in pari col palinsesto e iniziai così a seguire la serie in lingua originale, per evitare debacle di doppiaggio.
One Tree Hill, mi ha tenuto compagnia per quasi 9 anni, tra alti e bassi, tra stagioni altalenanti, esorbitanti cadute di stile a volte e indimenticabili colpi di scena altre.
Fa parte non solo di quel gruppo di serie longeve molto amate dal grande pubblico, Desperate Housewives, Grey’s Anatomy, House MD, ma anche degli show più lunghi cui io sia riuscita a rimanere affezionata per tanto tempo, come Beverly Hills o Friends.
Difficile per un telefilm indirizzato al pubblico di teen/twentysomething riuscire a resistere per un arco di tempo così lungo, e oggi, col senno di poi e a dispetto dell’evidente calo qualitativo degli ultimi anni, non me la sento di concentrarmi solo sui difetti emersi nello script recentemente.
Oggi voglio dedicare un saluto speciale a una serie che per me, o meglio per me a vent’anni o poco più, ha significato davvero molto.
Ho pianto lacrime vere con One Tree Hill, commuovendomi fin nel profondo, e anche se questo è successo parecchi anni fa ormai, ha lasciato un segno, seppur piccolo, nel mio cuore.
La morte di Keith, la storia d’amore tra Lucas e Brooke, le disavventure di tutti i protagonisti, a volte surreali e altre volte molto vicine a ognuno di noi, non le dimenticherò, questo è certo.
Il messaggio di speranza, che la serie ha sempre cercato di trasmettere, resterà vivo nei miei ricordi.
Credere nei sogni, confidare nell’amore e nella famiglia, sono tematiche all’apparenza magari banali, ma tutto sommato sono propri i valori che ci aiutano a vivere meglio la vita, gli imprevisti e le lacrime che facilmente rischiamo di incontrare sul cammino.
La season finale andata in onda ieri sera sulla CW, ha chiuso in maniera impeccabile le vicende di tutti i personaggi, portando con sé, ancora una volta, concetti chiave, espressi con le parole, la musica e le immagini giuste.
Frasi magari un po’ scontate, ma in grado di far riflettere, di suscitare dubbi e interrogativi costruttivi, di far venire, per l’ultima volta, la pelle d’oca.

 
“
One day you are 17 planning for some day and then quietly without you ever really noticing some day is today, and then some day is yesterday. This is your life.
We spend so much time wanting, pursuing, wishing, but ambition is good.
Chasing things with integrity is good. Dreaming.
If you had a friend you knew you would never see again what would you say?
If you could do one last thing for someone you love, what would it be?
Say it. Do it. Don’t wait, nothing lasts forever.
Make a wish and place it in your heart. Anything you want, everything you want.
Do you have it? Good, now believe it can come true.
You never know where the next miracle is gonna come from.
The next memory, the next smile, the next wish come true.
But if you believe that it’s right around the corner, if you open your heart and your mind to the possibility of it, to the certainty of it, you just might get the thing you’re wishing for.
The world is full of magic, you just have to believe in it.
So make your wish.
Do you have it?
Good.
Now believe in it, with all your heart”.


sabato 21 gennaio 2012

Alcatraz: la nuova serie di JJ Abrams vs. One Tree Hill e la crisi del teen drama

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl su TelefilmCult!


Pollice su questa settimana per Alcatraz, la nuova serie Stracult di (san) J.J. Abrams, che dopo le prime due puntate conferma le aspettative fiduciose dei fan.
Prima di elencarne pregi e eventualmente difetti, partiamo però da un presupposto fondamentale: se come me siete affetti da una forte Lost-algia, se per voi i losties erano molto più che semplici personaggi di finzione e abbandonando l’isola hanno lasciato un vuoto incolmabile nel vostro cuore, nulla sostituirà mai Lost nella vostra mente, fatevene una ragione. Detto ciò, se da tempo eravate alla disperata ricerca di un ottimo sostituto di Fringe (a rischio chiusura), finalmente potete tirare un sospiro di sollievo. Mettete da parte Person of Interest se non vi ha convinti, e sintonizzatevi su Alcatraz, il valoroso sostituto, sul canale Fox, di quel deludente esperimento dal titolo Terra Nova.
10 milioni di spettatori per la première di stagione, il 10% di share in più rispetto al flop firmato Spielberg (preannunciato come la serie evento dell’anno), sancendo il miglior debutto di uno show sul network negli ultimi tre anni. La storia è intrigante e originale, grazie anche e soprattutto all’ambientazione: come location, infatti, la scelta è ricaduta sulla misteriosa isola di Alcatraz, dove dallo storico carcere di massima sicurezza si intravede la baia di San Francisco. Qui, pericolosi detenuti scomparsi nel nulla nel 1963, si ritrovano catapultati ai giorni nostri, senza riportare i segni del tempo e della vecchiaia, pronti a compiere efferati omicidi per motivi ancora ignoti. La serie è strutturata in chiave procedural, con episodi sviluppati (proprio come in Fringe), con trama verticale e casi autoconclusivi di puntata in puntata. Le inconfondibili musiche di Michael Giacchino conferiscono tensione e pathos alla storia, e nel cast brilla più che mai la performance di Jorge Garcia, in cui inevitabilmente tutti i fan ritrovano l’adorato Hugo del volo Oceanic 815.


A sprofondare nella categoria Stracotti, senza speranze di miglioramento all’orizzonte, è One Tree Hill, lo show della CW firmato Mark Schwhan. A ulteriore riprova della profonda crisi in cui è precipitato il teen drama da un paio d’anni a questa parte, basta vedere l’esempio di Gossip Girl, 90210 e simili, OTH è ripartito la scorsa settimana in mid-season, con la nona estenuante stagione. Arrivato al capolinea già nel corso della quinta stagione, il telefilm è letteralmente alla frutta, e dopo aver perso per strada personaggi chiave come Lucas e Peyton (Chad Michael Murray e Hilary Burton), ha smarrito la verve e l’originalità che nel 2003 lo avevano reso il degno erede di Dawson’s Creek. Da trascinatore del genere dedicato agli adolescenti qual era, si è trasformato negli anni in un fantasma di sé stesso, diventando un groviglio di situazione già viste, intrecci noiosi e ripetitivi e colpi di scena banali e prevedibili.
Ciò che si evince sempre più, ormai, è che se il teen drama conserva ancora qualche possibilità di sopravvivere, potrà farlo solo attraverso la contaminazione di generi, nello specifico, con l’apporto di elementi fantasy nella trama: Vampire Diaries docet.