There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

giovedì 25 febbraio 2010

Quando il buongiorno si vede dal mattino….

I reality show, secondo “l’opinione pubblica” del telespettatore medio-alto, sono spazzatura mediatica, si sa, ma allo stesso tempo sono un grande spaccato della società odierna, e ormai risulta quasi impossibile non parlarne.
Tra Amici, Grande Fratello e molti altri, ieri sera è andata in onda la prima puntata della nuova edizione dell’Isola dei Famosi, assente dalla tv da oltre un anno (per lasciare spazio al talent show X-Factor), e ora di nuovo sul piccolo schermo trainata dall’entusiasmo, ormai posticcio, di Simona Ventura, vestita in occasione della prima serata, da Giorgia Armani.
Al suo fianco si avverte da subito l’assenza del co-pilota storico Francesco Facchinetti (in origine Dj Francesco), lasciato a casa per lanciare il protagonista indiscusso dell’Isola dello scorso anno, Rossano Rubicondi, in arte Trump, che già dopo un’ora di trasmissione, commette la prima gaffe, invalidando la prova del fuoco cui erano protagonisti i naufraghi.
Nel tentativo di apparire come un presentatore modello, e alternando slang americano a una marcata parlata romanesca, Rubicondi appare fuori posto e assolutamente inadatto nel ruolo del Capitano, che a suo tempo Facchinetti svolse invece in maniera impeccabile.
Non convincono neanche i due opinionisti in studio, l’ex patron di Sanremo Aragozzini, e l’attempata modella Antonia Dell’Atte, ingaggiati per sostituire Luca Giurato e Mara Venier.
Questa prima serata inizia col “botto”, nel vero senso della parola: la Ventura precipita inaspettatamente dagli altissimi tacchi che indossa, e ruzzola perdendo palesemente l’equilibrio sul palco di Via Mecenate, scatenando le risate generali in perfetto stile candid camera.
Ma la presentatrice non è certo l’unica a cadere: pronti a sbarcare sulle Lime Islands in Nicaragua, i naufraghi vengono fatti tuffare dall’elicottero a un’altezza di oltre dieci metri, su un fondale di appena un metro, mettendo a rischio da subito la loro incolumità fisica.
Primo infortunio dopo appena poche ore dall’inizio quindi: e il rugbista Denis Dallan, il più robusto e il più forte della squadra, è il primo a essere portato in ospedale per degli accertamenti, col rischio di essersi fratturato il ginocchio, mentre la produzione incrocia le dita e spero che ciò non accada, visto che i danni che lo sportivo potrebbe richiedere in seguito, supererebbero di gran lunga il budget messo in palio per il vincitore…
Tra una storta e l’altra, quindi, vengono fuori i nuovi protagonisti di quest’edizione de l’Isola, dove su tutti spiccano il gladiatore Luca Ward, l’ex tronista Federico Mastrostefano, il giornalista Aldo Busi (prolisso e logorroico sin dai primi minuti) e l’evergreen Sandra Milo (quasi 77 anni) con tanto di figlio Ciro ospite in studio dalla Ventura. A fare da “macchiette “ intorno ai quattro, oltre all’infortunato Dallan, la mastodontica Clarissa Burt, l’ambigua Loredana Lecciso, in tacco dodici per l’occasione, lo chef Simone Rugiati, e le due “soubrette” Nina Senicar e Claudia Galanti (ex-Ricucci).
Due guest star d’eccezione per la première soirée: Dan Arrow, il discusso naufrago di qualche anno fa, e il vincitore morale della categoria dei “non famosi” dello scorso anno, il bidello platinato, Carlo Capponi.
In questo trionfo del trash, non potevano di certo mancare i sei individui scelti tra la “gente comune”, un tempo spettatori dello show, oggi protagonisti: sei caricature viventi, esempi, più che della vita reale estranea alle telecamere, di un carro carnevalesco dal dubbio gusto, estrapolati da una realtà volutamente esagerata e priva di alcun interesse.
Tre “donne” e tre “uomini” che dovrebbero rappresentare la categoria dei non famosi, ma che appaiono invece addirittura più finti e snaturati delle curve e della bocca della Lecciso.
Tra le battute sagaci (e il più delle volte volgari) di Busi, e la scollatura siliconata e volutamente esagerata della Galanti, si degenera nella parodia del kitch già dopo pochi minuti dall’inizio di questa settima edizione dell’Isola dei Famosi, che siamo pronti a scommettere riuscirà, proprio per questo motivo, a superare in quanto a cattivo gusto il successo, già esagerato e inspiegabile, del Grande Fratello della verace Veronica e del principe (d’ignoranza) George Leonard.

martedì 23 febbraio 2010

Up in the Air - Tra le Nuvole -



George Clooney veste i panni di Ryan Binghman, un uomo solo e introverso che trascorre più tempo tra le nuvole che non sulla terraferma, in una pellicola cinica e arguta, specchio della società americana attuale, in un perfetto connubio di humour e malinconia.

Il regista di Juno e Thank You For Smoking, Jason Reitman, con Up in The Air (Tra le Nuvole), si è aggiudicato ben 6 nomination agli Oscar 2010, che si terrannno il 7 marzo prossimo al Kodak Theatre di Los Angeles.

Il film del regista canadese, concorrerà per le prestigiose statuettte, nelle categorie miglior film, regia e sceneggiatura non originale, oltre in quelle per miglior attore (dove gareggerà George Clooney) e attrice non protagonista (la Farmiga e la Kendrick).

Tratto dall’omonimo romanzo di Walter Kim del 2001, Tra le Nuvole ha per protagonista il “tagliatore di teste” Ryan Binghman, il bel Clooney appunto, un quarantacinquenne vivace e arguto, che da molti anni vola da una città all’altra degli Stati Uniti per licenziare i dipendenti delle aziende altrui, collezionando instancabilmente punti per la collezione mille miglia, sballottato da un albergo all’altro, con una valigia trolley come unica compagna di viaggio.

E mentre per alcuni questa rappresenterebbe una vita di inferno, per Ryan è invece quella perfetta: adora percorrere gli States in lungo e in largo, in solitudine, alto nel cielo, leggero e senza legami né troppe responsabilità, privo di una dimora fissa, se non quella a Omaha a cui presta pochissime attenzioni e dove alloggia per un pugno di giorni ogni anno, in attesa di ripartire per il viaggio successivo.

Nel corso degli anni Ryan ha gradualmente messo da parte il rapporto con la famiglia, trascurando le sue due sorelle minori e maturando così un forte senso di colpa, e il suo unico obiettivo sembra essere quello di raggiungere i 10 milioni di miglia, entrando così a far parte di un ristretto club riservato a pochi eletti (lui sarà il settimo) e vedere il suo nome scritto sul fianco di un aereo.

Dietro lo sguardo sornione e l’aria rilassata però, Ryan nasconde un enorme senso di vuoto, e lo stato di solitudine in cui deve quotidianamente barcamenarsi e che sembra andargli così a genio, in realtà è un peso gravoso in fondo al cuore.

I continui viaggi servono a tenerlo lontano dalla cruda realtà, e tra una portata di sushi scadente in un qualsivoglia aeroporto e una ciambella riscaldata al bar di un albergo qualunque, il personaggio interpretato da Clooney, incontra Alex (Vera Farmiga), una sorta di suo alter ego femminile che ,almeno all’apparenza, sembra condividere con lui l'amara visione della vita destinata quasi alla rassegnazione , oltre alle gioie e ai dolori del lavoro da pendolari su e giù dai voli di linea.

Alex è una donna forte e determinata, simile sotto moltissimi punti di vista a Ryan, ed è proprio lei la prima con la quale il protagonista tenta di instaurare un timido rapporto di coppia, prima del (prevedibile ) colpo di scena finale.

Nel tentativo pressoché involontario di redimersi dalla questa sua solitudine forzata, Ryan incontra sul suo cammino la giovane Nathalie (Anna Kendrick, già vista nella saga di Twilight nel ruolo di Angela, la miglior amica di Bella), una novella psicologa da poco assunta dalla società di “tagliatori di teste” .

Proprio lei porterà sulle prime parecchio scompiglio nella vita dell'uomo, giovando però, col trascorrere del tempo, alla sua chiusura col mondo esterno e aiutandolo a smussare lievemente il carattere introverso, grazie a preziosi consigli di cui inconsciamente farà tesoro.

Saranno proprio l’estro e l’altruismo della giovane psicologa a spingere il protagonista ad incamminarsi sulla retta via, con la chiara consapevolezza però, che sarà difficile perseguire tale obiettivo senza un co-pilota al proprio fianco.

Reitman, attraverso dialoghi ironici e arguti, riflette su tematiche attuali e di carattere globale, e lo fa cimentandosi in maniera spontanea con una morale che affronta con grande naturalezza.

L’umorismo cinico e piccato fa da cornice a una storia di grande umanità, comune a tutti, arricchita, oltre che da un ottimo ritmo nella regia, dalle splendide musiche di Eric Steelberg (Juno), e da un cast veramente invidiabile, dove su tutti spicca la Kendrick, giovane e inaspettata rivelazione nel panorama hollywoodiano.

E mentre Clooney incarna perfettamente il ruolo dell’anti-eroe, il finale amaro e volutamente slegato da un esito a tutti i costi positivo, contribuisce a umanizzare ancora di più i personaggi portati in scena, rendendoli ancor più vicini alla realtà, seppur alti nel cielo a destreggiarsi tra le nuvole.

lunedì 15 febbraio 2010

Dov'ero?

Mi sono persa.

Ho smarrito la strada e non riesco più a trovarla.

Mi guardo intorno e vedo solo nebbia.

Non so chi sono, né dove sono o cosa devo fare.

Non so più quali sono i miei sogni, non li ricordo.

Devo averli nascosti nel fondo di cassetto, ma non ricordo quale.

Dove stavo andando e perché?

Cosa ho perso?

Cosa mi sono lasciata indietro senza volerlo?

Sono in mezzo al deserto, ma non sento il bisogno di cercare dell’acqua.

Non ne ho più voglia.

martedì 9 febbraio 2010

An Education: ingenuità e amore negli anni Sessanta



Attingendo direttamente alle memorie autobiografiche della giornalista britannica Lynn Barber, pubblicate sulla rivista letteraria Granta, Nick Hornby ha realizzato la sceneggiatura di uno dei film più acclamati del momento, vincitore del Sundance Film Festival 2009, An Education. Il celebre scrittore inglese, alla sua prima esperienza con una sceneggiatura cinematografica, mette da parte per una volta la musica, lo sport e le donne, da sempre le sue più grandi passioni, per cimentarsi in un genere nuovo, mai affrontato prima. Dietro la macchina da presa, la regista danese Lone Scherfig, che nel 2001 si aggiudicò il premio giuria al festival di Berlino con la commedia Italiano per Principianti. Hornby si insinua col suo stile sagace e ironico all’interno della trama, dando forma e spessore a un piccolo spaccato di vita realmente vissuto dalla Barber durante gli anni della sua giovinezza.

La storia, ambientata nel 1961 a Twickenham, nella periferia di Londra, ruota attorno alla sedicenne Jenny Miller, studentessa modello a un passo da Oxford, diligente ed estremamente intelligente, appassionata di musica, arte e letteratura. Jenny, interpretata dalle venticinquenne Carey Mulligan, al suo primo ruolo da protagonista, frequenta una scuola femminile rigida e severa, che impone rigore e disciplina alle proprie allieve, costrette a sognare un mondo diverso da quello in cui vivono per evadere dalla loro squallida realtà, in cerca di nuovi stimoli.

Ed è proprio da una fuga dalla realtà che la nostra protagonista si lascia trasportare: da sempre affascinata dalla vita bohemien parigina, sulle note malinconiche delle canzoni di Juliétte Greco, Jenny sogna Parigi e la Francia, luogo emblematico di uguaglianza e libertà, e l’incontro con David (Peter Sarsgaard), uno scaltro e benestante trentenne che incontra in un giorno di pioggia, le si prospetta davanti come una concreta possibilità di rivalsa nella vita. David la conquista coi suoi modi eleganti e premurosi, la introduce nell’ambiente teatrale londinese, scorazzandola da un concerto all’altro, tra jazz club e ristoranti rinomati, introducendola nel mondo patinato e raffinato radicato da anni nei suoi sogni, in compagnia dell’amico- collega (di truffe) Danny (Dominic Cooper) e della sua fidanzata Helen (Rosamunde Pike). Jenny ingenua e priva di malizia, si lascia inebriare dalla situazione, si cala perfettamente nella parte assumendo atteggiamenti da giovane diva (risulta palese dai costumi la volontà di accomunare l’immagine di Jenny a quella della Hepburn in Colazione da Tiffany), indossando abiti ricercati e accessori pregiati, fumando voluttuosamente una sigaretta dopo l’altra con le labbra perfettamente dipinte di rosso, indossando le vesti di una femme fatale acerba e poco convincente. I modesti coniugi Miller (Alfred Molina e Cara Seymour) intanto, acconsentono a ogni folle richiesta della figlia, su tutte un viaggio a Parigi, lasciandosi conquistare a loro volta dal fascino di David, a cui affidano il destino di Jenny, senza remore alcune, convinti fermamente che per una giovane donna, il matrimonio con un buon partito sia più utile di una seria istruzione scolastica.

Jenny, di ritorno dalla ville lumiere con profumi Chanel e l’anello al dito, diventa oggetto di pettegolezzi e invidie tra le sue compagne di classe, e dopo aver in più di un’occasione rifiutato i saggi consigli dell’insegnante di letteratura Miss Stubbs (Olivia Williams), l’unica preoccupata che il rapporto con David possa seriamente compromettere il suo brillante futuro, alla fine viene espulsa dall’istituto dalla preside Ms. Walters (la meravigliosa Emma Thompson), inflessibile in quanto a rigore e ottemperanza. L’estromissione dagli esami finali e quindi dalla possibilità di entrare a Oxford, non sembrano preoccuparla, convinta che la vita coniugale con David potrà sopperire a tale perdita, ma la scoperta imprevista della vera identità dell’uomo, fa sì che il mondo le crolli addosso e tutto le si ritorca contro. L’oscuro passato dell’uomo viene a galla all’improvviso, e la sua vita, fatta di bugie e tradimenti, irrompe inaspettatamente come un fulmine a ciel sereno nella tranquillità di casa Miller: Jenny incontra la moglie di David e il figlio, venendo a conoscenza di particolari scabrosi e indecenti sul suo presunto fidanzato. Il destino della ragazza, che pare segnato per sempre, prende una piega diversa grazie all’intervento di Miss Stubbs, e alla fine tutto volge per il meglio: Jenny ricomincia daccapo proprio a Oxford, dove le viene offerta l’occasione per ripartire da zero, tralasciando il passato e fingendo che nulla sia mai accaduto, seppur conservando gli insegnamenti appresi dagli errori commessi.

A Jenny non resta altro da fare che dimenticare David e dimenticare Parigi, per poter iniziare così una nuova vita, e conquistarsi la seconda chance che tutti vorrebbero.

Il film affronta in maniera delicata e realistica l’educazione sentimentale e sessuale della protagonista, mettendo in luce una realtà, quella dell’Inghilterra degli anni Sessanta, diversa da quella cui siamo normalmente abituati, che cattura da subito l’attenzione dello spettatore, incuriosito dal mondo austero e rigoroso rappresentato, fatto di regole e negazioni, lontano da quello libertino e spesso privo di principi morali cui siamo abituati al giorno d’oggi.

La regia, di scarso impatto e carente in alcuni passaggi, è arricchita da una sceneggiatura brillante e accattivante, da cui emerge lo humour inglese tipico di Hornby, cinico e ironico quanto basta, perfettamente congeniale ai fini della trama.

Ottimo il cast, dove brilla su tutti l’esordiente Mulligan, in corsa agli Oscar come miglior attrice, definita da molti come l’erede di Audrey Hepburn, un paragone forse un po’ azzardato e forzato più che altro da una somiglianza estetica che le si è voluta attribuire a tutti i costi nel corso della pellicola, dove è evidente il richiamo agli anni Sessanta, attraverso citazioni e tratti stilistici.

Altre due nomination agli Oscar (come miglior film e sceneggiatura non originale), fanno di An Education uno dei film di nicchia più apprezzati dell’anno, e la Mulligan mette d’accordo tutti, pubblico e critica, grazie alle sua naturale spontaneità davanti alla macchina da presa e alle sue spiccate doti recitative, che la accomunano, a nostro avviso, più che alla Hepburn, alla Audrey Tautou de Il Favoloso Mondo di Amélie.



venerdì 5 febbraio 2010

Omaggio

Date un'occhiata qui: http://www.fattidichina.it/

in copertina due miei cari "amici" blogger/disegnatori/sceneggiatori/etc etc a cui faccio i miei complimenti! Bravi!



sabato 30 gennaio 2010

Life Unexpected: il family drama targato CW



What's new on Tv?!

Lo scorso maggio, alla presentazione dei palinsesti 2009-2010, tra le serie più interessanti, spiccò su tutte Light Years, prodotta dalla Cbs Television Studios in collaborazione con la Warner Bros Television.
La storia, incentrata su una sedicenne sballottata da una famiglia adottiva all’altra e in procinto di chiedere l’emancipazione dai servizi sociali, assunse successivamente il titolo Lux (il nome della protagonista) per poi cambiare nuovamente in Parental Discretion Advised, ed essere modificata in extremis e stavolta definitivamente, in Life Unexpected. Anche la messa in onda subì lo stesso destino e fu soggetta più volte a modifiche: si pensò infatti dapprima di trasmetterla sotto forma di midseason a inizio settembre, temporeggiando poi fino a novembre inoltrato e decidendo successivamente di aspettare fino all’inizio del 2010.
I primi due episodi andati in onda il 18 e il 25 gennaio, hanno riscosso rispettivamente i 2,74 e i 2,12 milioni di spettatori, discreto risultato se si considera che il lunedì sera, negli States, vengono trasmesse contemporaneamente la sesta emozionante stagione di House MD, l’ottava di 24 e la deludente quarta di Heroes.
Ad affiancare Lux (Brittany Robertson) nel suo percorso verso la tanto agognata emancipazione, tre volti noti a tutti gli appassionati di telefilm: l'eternamente giovane Shirley Appleby (indimenticabile Liz in Roswell, che con la sua storia d’amore con l’alieno Max fece sognare milioni di fan) nel ruolo di Cate Cassidy, madre biologica della protagonista; Kristoffer Polaha (visto nei recenti e poco fortunati Valentine e Miss Guided) nei panni di Nate “Baze” Bazel, il padre della teenager, e Kerr Smith, il Jack McPhee di Dawson’s Creek, fidanzato di Cate nonché suo partner nella trasmissione radiofonica che presentano, Morning Madness.
Proprio l’arrivo di Lux scombussolerà come un tornado la lineare routine della coppia, oltre a stravolgere quella di Baze, trentenne scapolo incallito che divide il loft in cui vive con due vecchi compagni di college, Math (Austin Basis) e Jamie (Reggie Austin), sopra al bar di cui è proprietario.

Il pilot, seppur caratterizzato da un plot poco originale e facilmente incline a sviluppi scontati e prevedibili, colpisce immediatamente per l’ottima qualità del cast che dà vita a personaggi interessanti, oltre che alla buona sceneggiatura e a un’insolita ambientazione, la grigia e piovosa Portland, distaccata e affascinante allo stesso tempo.
I protagonisti si dimostrano da subito ben studiati e sfaccettati sotto molti punti di vista, originali per certi aspetti, ovvi per altri, ma indubbiamente promettenti e affascinanti: su tutti Lux, sensibile e ribelle, capricciosa e caparbia, aggressiva ed emotiva, l’opposto (almeno all’apparenza) della madre Cate, composta e moderata, precisa e inflessibile.
Ed è proprio scoprendo progressivamente i pregi e i difetti della Cassidy che risulta facile allo spettatore comprendere il mancato feeling con Baze sedici anni prima, quando poco più che ragazzina, decise di dare in affidamento la bambina con gli occhi azzurri che diede alla luce la sera del ballo della scuola nel furgoncino di Baze. Quest’ultimo è infatti tutt’altro che coscienzioso e diligente come Cate: trascorre le serate al bar a preparare drink, giocando a “beer pong” coi suoi roomies, vive in una casa disordinata e arricchita con oggetti di dubbio gusto, come una lampada da tavolo che è allo stesso tempo un bong, e conducendo uno stile di vita caotico e poco raccomandabile. Ma sotto sotto nasconde un cuore d’oro il buon Baze, ed è proprio la sua bontà d’animo a spingerlo a recarsi in tribunale il giorno in cui Lux dovrebbe ottenere l’emancipazione.
Lì trova Cate, preoccupata per il destino di Lux a cui, ovviamente e per fortuna ci verrebbe da dire, viene negata la richiesta: la mattina dell’udienza, infatti, il giudice non solo non accoglie la sua domanda, ma ne affida la custodia congiunta ai due single e per Lux iniziano i guai, tra litigi, scappatelle e fraintendimenti d’ogni tipo.

Arrivati a questo punto, vi sarete probabilmente convinti che Life Unexpected venga trasmessa su un network come la Abc piuttosto che la Abc Family, celebri per aver alla luce altri telefilm piuttosto simili a questo, come Secret Life Of An American teenager, Men in Trees e Brothers & Sisters, capisaldi nel genere del family drama.
E invece la novità è proprio qui: la serie, ribattezzata dai fan LU, per facilitarne e abbreviarne la pronuncia, va in onda nientemeno che sulla CW, il canale teen per eccellenza, che si cimenta per la prima volta nel genere.
La rete, da sempre audace e innovativa, stavolta ha voluto osare, misurandosi con un telefilm, sì atipico nel contesto generale del network, ma indubbiamente ricco di potenzialità, a cui è oltretutto dedicato un posto d’onore invidiabile nel palinsesto dei programmi: il lunedì sera subito dopo One Tree Hill, punta di diamante della CW, a sostituire Gossip Girl, in pausa fino a marzo, quando verrà spostato al mercoledì, proprio per lasciare spazio a questa new entry.
In Life Unexpected il genere del family drama è mantenuto a livelli piuttosto alti, e ciò si evince, oltre che dalla trama come abbiamo già detto, dalla sceneggiatura e dalla regia unite alla perfetta colonna sonora.
E non è un caso, infatti, che alla sceneggiatura ci sia Liz Tigelaar, produttrice e sceneggiatrice di Brothers & Sisters, affiancata alla regia da Gary Fleder, dietro alla macchina da presa nel compianto October Road, brillante e appassionante serie bruscamente troncata nel 2008.
E proprio da October Road, Life Unexpected prende spunto sotto molti aspetti, soprattutto per quanto riguarda il tono corale che circonda tutta la vicenda, oltre che alla vena di malinconia che pervade costantemente la scena.
L’atmosfera ovattata di Portland è in contrasto con la forza di carattere di Lux e con le sofferenze e le difficoltà incontrate dalla ragazza in passato, ma anche con l’instabilità emotiva di Cate e la solitudine di Baze: come in October Road, i protagonisti si cercano e si respingono incessantemente, incontrandosi e scontrandosi più volte, alla costante cerca di un amore che li completi e li soddisfi, nonostante la perpetua e snervante paura di soffrire ed essere abbandonati che li perseguita continuamente.
Lux infastidisce ed emoziona allo stesso tempo, con la sua dolcezza e la sua impertinenza, come la giovane protagonista del celebre film Juno, e la paura di amare e lasciarsi andare di Cate e Baze, nonostante risuoni nelle nostre orecchie come una vecchia canzone che conosciamo a memoria, coinvolge sin dal primo istante.
Ma Life Unexpected non è solo questo, e i tre protagonisti fanno parte di un quadro più complesso e articolato, curato e approfondito nei dettagli, che emoziona e conquista senza eccedere nella banalità, almeno per il momento.
Nonostante le apparenze, siamo lontani dalla spensieratezza (seppur profonda) delle Gilmore Girls o di Secret Life Of An American Teenager, e più vicini, indubbiamente, a un intramontabile Party of Five o al più recente Brothers & Sisters, dove le difficoltà vengono sì affrontate e superate col sostegno del prossimo, ma in perenne conflitto l’uno con l’altra, un conflitto che dà i suoi frutti con fatica e soprattutto col passare del tempo, in un crescendo di fiducia e amore reciproci.
La serie piace, convince e promette bene, e soprattutto porta una ventata di “lux”, scusate, di luce, nel panorama un po’ stantio della CW.

venerdì 22 gennaio 2010

One Tree Hill: il 2010 inizia tra addii, ritorni e new entry




Mark Schwahn rispolvera personaggi delle passate stagioni e introduce un paio di new entry per rinvigorire la serie, in leggero calo dopo un ottimo inizio. Giunti a metà della settima stagione, mentre alcuni protagonisti conquistano sempre di più il cuore dei fan, altri rischiano di essere relegati in un angolo.


Conclusa la breve pausa natalizia, riprende la settima stagione di One Tree Hill, lo show più popolare trasmesso dalla CW. Il bilancio stilato dopo i primi sette episodi era risultato decisamente positivo, e la serie, nonostante le aspettative negative di molti in seguito all’abbandono di Lucas e Peyton, aveva gettato ottime basi per una stagione brillante ed emozionante.
Giunti al tredicesimo episodio però, purtroppo non possiamo affermare lo stesso, e a malincuore siamo costretti a mettere in luce alcuni aspetti negativi ormai evidenti, vista la strada intrapresa dagli sceneggiatori a partire dall’ottavo episodio sino a ora.
La trama ha iniziato gradualmente a dimostrarsi scontata e spesso banale, la sceneggiatura ha cominciato a vacillare e i punti di forza vantati originariamente dalla serie, come i numerosi colpi di scena, le vicende sempre emozionanti e il pathos crescente puntata dopo puntata, stanno prendendo una piega che non convince affatto i fan.
Nonostante gli ascolti restino stabili sugli oltre due milioni e mezzo di spettatori ogni settimana, il malcontento si avverte nell’aria, e sono in molti a puntare il dito contro One Tree Hill con l’accusa precisa di non aver più nulla da raccontare e di rispolverare di volta in volta le stesse idee per portare avanti con fatica una stagione sensibilmente fragile e poco convincente.
Ciò che più stupisce è il fatto che le storie meno persuasive e maggiormente prevedibili siano soprattutto quelle inerenti i volti più noti della serie, personaggi presenti sin dalla prima stagione, inciampati in una prevedibilità che rasenta il più delle volte la noia, come nel caso di Nathan e Haley, perennemente divisi tra amore e carriera e mai vicini a una svolta, o Brooke, punta di diamante del telefilm, incastrata in un ruolo che ormai le va stretto.
A dispetto di ciò, sono invece i nuovi protagonisti a risultare indubbiamente più interessanti e facilmente inclini a nuovi sviluppi: su tutti Clayton, l’agente sportivo di Nate, e la sua innamorata, la dolce Quinn sorella di Haley.
I due hanno raccolto perfettamente il testimone lasciato dai “compianti” Lucas e Peyton, e la loro storia d’amore sembra essere l’unica ancora in grado di emozionare e far sorridere lo spettatore.
Accanto a loro, l’altro personaggio di spicco è senza ombra di dubbio la complicata Alex, attrice di serie B ingaggiata da Brooke come testimonial per la Clothes Over Bros, che ha messo gli occhi su Julian sin dal primo giorno creandogli continue incomprensioni con la bella stilista.
Ed è proprio la travagliata storia di Alex, divisa tra sesso facile, droga e alcool, a contagiare Millicent, assistente modello di Brooke e fidanzata devota a Mouth, che in questa settima stagione subisce un cambiamento in negativo dal quale faticosamente riuscirà a redimersi, diventando allo stesso tempo uno dei personaggi più importanti.
Superata la crisi dei “Naley” causata dalla perfida Renée e risolta in extremis da Dan, in (I Just) Died In Your Arms, Nathan organizza una notte in campeggio col piccolo Jamie e due compagni di classe, cui faranno da tutor per l’occasione, nientemeno che Skills e Mouth. Il breve viaggio aiuterà i ragazzi ad approfondire l’amicizia con Julian, ancora escluso dal resto del gruppo, seppur ormai a Tree Hill da mesi. Quest’episodio di transizione, abbastanza inutile nel contesto generale e irrilevante ai fini della trama, si salva solo negli ultimi minuti, grazie a un chiarimento tra Clay e Quinn che ci aiuta a far luce sulla morte di Sarah e ad avvicinare ulteriormente i due innamorati.
L’episodio successivo, Now You Lift Your Eyes To The Sun, vanta un regista d’eccezione: Sophia Bush, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa. L’attrice dirige una puntata chiave in cui due coppie vengono messe a dura prova: quella formata proprio da Brooke e Julian, in crisi a causa dell’invadenza asfissiante di Alex, e che rischia qui di essere compromessa definitivamente, e quella tra Mouth e Millie. In una scena molto toccante, la notizia inaspettata di non poter avere figli getta Brooke nello sconforto, e a nulla sembra servire il supporto offertole da Julian, impacciato di fronte alla triste verità. Senza poter contare sul conforto di Millie, su di giri dopo aver assunto cocaina e sulla strada della rottura con Mouth, né su quello di Haley, impegnata su un altro fronte, Brooke chiede aiuto a Victoria (Daphne Zuniga), e ancora una volta il rapporto tra madre e figlia compie l’ennesimo passo avanti. L’arrivo a Tree Hill di Dan e Rachel, la giovane moglie, crea malcontento generale, ed entrambi vengono respinti dalle persone da cui vorrebbero essere perdonati per i misfatti compiuti in passato, su tutti Brooke e Nathan. Quest’ultimo, nel frattempo, vede minata la sua carriera agonistica: per una futile distrazione di Clay infatti, ha perso l’ingaggio stellare con i Charlotte Bobcats e la possibilità di giocare nell’Nba.
Paul Johansson siede sulla poltrona da regista nel decimo episodio, You Are A Runner And I’m My Father’s So, incentrato giustappunto su Dan, intento a cercare di risolvere i problemi di Nathan nonostante il ragazzo faccia di tutto per tenerlo lontano dalla sua vita. Licenziato in tronco Clayton, tra i coniugi Scott e la cognata Quinn si arriva a un inevitabile punto di rottura, e la rabbia di Haley nei confronti di Clay si intreccia irrimediabilmente con quella nutrita nei confronti di Quinn per aver fatto sì che l’agente sportivo si distraesse in un momento così delicato per la carriera del cestista. Intanto, dopo aver trascorso una notte brava con Alex, Millie viene arrestata per guida in stato di ebbrezza grazie a una soffiata di Victoria, e portata in carcere dove, disperata, telefona a Brooke per chiederle aiuto. Quest’ultima, per la prima volta, mette da parte l’altruismo e la generosità e intima a Millie di chiamare qualcun altro: la notizia di non poter avere figli l’ha gettata nel più totale sconforto... (continua)

Se volete proseguire nel leggere l'articolo, seguite il link qui sotto, direttamente su Movieplayer.it

giovedì 17 dicembre 2009

Glee: la music comedy che convince pubblico e critica



I ragazzi del Glee Club della McKinley High School si prendono una pausa e ci danno appuntamento ad aprile 2010, per mettere a punto nuove canzoni e divertenti coreografie. E mentre oltreoceano impazza la Glee mania sull'onda del loro inarrestabile successo, la serie è in procinto di sbarcare anche in Italia, dove siamo sicuri conquisterà un grande numero di fan.


Con una media di circa 8 milioni di spettatori a settimana, Glee è ormai sul podio delle migliori serie di questo 2009, unica nel suo genere e apprezzata oltre che dal pubblico anche dalla critica.
Partito in sordina col pilot, nonostante un leggerissimo calo avvertito intorno al quinto e sesto episodio, la serie ha ingranato la marcia e ha chiuso la midseason in grande stile, accrescendo il numero di fan puntata dopo puntata.
Quali sono gli ingredienti di questo incredibile successo? Semplice: il divertimento, la freschezza e l'originalità sprigionati da questa frizzante serie.
Le storie, mai noiose e sempre in continua evoluzione, hanno preso piede di settimana in settimana, e le vicende di ogni singolo protagonista sono andate ad intrecciarsi con quelle degli altri, dando vita così a una storia corale arguta e sarcastica, a tratti commovente, a tratti spumeggiante.
Il rischio che il telefilm potesse conquistare solo una ristretta fascia di pubblico visto il genere trattato, il musical, è stato sventato sin dai primi episodi, grazie al giusto mix dei brani, eseguiti in maniera egregia dal cast: non solo i grandi classici dei musical di Broadway, come quelli tratti da Wicked, Hair, My Fair Lady o Dreamgirls, ma soprattutto pezzi del repertorio pop rock contemporaneo, come Smile di Lily Allen, Bootylicious delle Destiny's Child o che Bust a Move di Young MC, solo per citarne alcuni.
L'equilibrio instaurato dalla musica è il filo conduttore di tutta la storia, e proprio attraverso il testo delle canzoni, lo spettatore segue e vive pienamente l'evolvere della trama, lasciandosi coinvolgere dalla storia.
Siamo lontani da quell'High School Musical disneyano, fatto di buoni propositi e frasi fatte, di armonia fittizia e speranze posticce: Glee racconta la difficoltà che hanno molti teenager a integrarsi fra i compagni più popolari e farsi accettare da chi è più fortunato di loro, e lo fa con la delicatezza e l'ironia che poche serie possono vantare oggi.
Il risultato è dei migliori e la music-comedy sta raccogliendo i frutti di ciò che ha seminato nel corso della prima metà di stagione, ottenendo consensi unanimi e grande supporto da parte del pubblico: è una novità nel panorama telefilmico internazionale che è riuscita a centrare il bersaglio sin dai primi episodi.

Lea Michele e Cory Monteith in una scena dell'episodio Takedown della serie Glee A trascinare la serie sull'onda di questo successo inaspettato, tre personaggi su tutti, interpretati da tre incredibili attori-cantanti: Lea Michele, Matthew Morrison e Cory Montheit.
La prima, che veste i panni di Rachel, la star del Glee Club, è un talento nato, che già a 8 anni fece il suo debutto a Broadway: l'esperienza maturata sul palcoscenico da questa attrice ventiduenne viene riversata sullo schermo e le sue naturali doti canore le permettono di esibirsi in brani spesso molto difficili e di interpretare in maniera eccellente pezzi del repertorio di grandi cantanti come Barbra Streisand. Nonostante Rachel sia indubbiamente il personaggio meno simpatico del telefilm, visti i suoi innumerevoli capricci e le sue assurde pretese, ogni volta che sale sul palco e impugna il microfono, tutti i membri dei New Directions non possono far altro che inchinarsi dinnanzi la sua bravura. Ad accompagnarla nei duetti, Cory Montheit, figura maschile di maggior spicco, venuto fuori soprattutto durante gli ultimi episodi, leader indiscusso del gruppo, e trascinatore senza rivali. Finn è cresciuto gradualmente, e il ragazzo impacciato e insicuro conosciuto nelle prime puntate, ha lasciato spazio col tempo a un giovane uomo agguerrito e caparbio, nonostante le sue insicurezze, ferito nell'orgoglio dopo aver scoperto il tradimento dell'amico Puck e della fidanzata Quinn, ma ora più forte e tenace di prima.

Per continuare a leggere l'articolo vi invito ad andare su movieplayer.it, per sapere cosa è successo dall'episodio 7 Throwdown, all'episodio 13 Sectionals