There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

giovedì 15 maggio 2014

Gomorra - La serie: il piccolo, grande capolavoro di Sky Atlantic


Dimenticate il libro di Roberto Saviano.
Dimenticate il film di Matteo Garrone.
Dimenticate Romanzo Criminale – La serie di Stefano Sollima.
Ricominciate da Gomorra - La serie, senza se e senza ma.
Senza fare paragoni, senza pregiudizi.
Perché signori miei, stavolta siamo davanti a un piccolo capolavoro di serialità italiana.
Il titolo è un pretesto, con le vicende raccontate da Saviano, la serie ha poco a che vedere.
È un prodotto “originale”, unico, destinato a lasciare un segno indelebile nel panorama televisivo italiano.
In onda il martedì sera in prime time su Sky Atlantic e Sky Cinema, la serie ha ottenuto da subito un successo inaspettato: applausi da parte di pubblico e critica, diritti acquistati da oltre quaranta paesi in tutto il mondo.
Lo show non ha nulla da invidiare a successi mondiali come I Soprano e va a colmare un vuoto che in Italia si sentiva da troppi anni.
Non c’è un avvenimento realmente accaduto come succedeva in Romanzo Criminale, non c’è la denuncia sociale e politica presente nel libro prima nel film poi in questa serie, c’è una “realtà”, vicina, vivida, vera, che tanti conoscono ma che pochi riescono a raccontare così.
La regia affidata a Sollima, è coadiuvata dal brillante lavoro di Francesca Comencini e Claudio Cupellini e assomiglia per certi versi a quella di Garrone in Reality
La macchina da presa c’è, ma non è invadente: è lì, pronta a raccontare per immagini storie forti e intense, senza mai prendere il sopravvento.
È l’occhio che vigila sulle storie dei protagonisti, in questo caso il clan Savastano di don Pietro (uno strepitoso Fortunato Cerlino) in una Napoli atipica, lontana anni luce da Scampia e dai racconti di Saviano.
È la Napoli che non ti aspetti, la “città” dove il potere è nella mani della criminalità e della violenza, proprio come in una grande metropoli, dove l’atmosfera ricorda inevitabilmente la saga de Il Padrino e gli mafia movie.
Le location sono molteplici: dalle strade di Napoli, ai rioni, dal carcere, alle case dei Boss.
A una regia magistrale, fanno da cornice la fotografia di Paolo Carnera (al fianco di Sollima anche in A.C.A.B -All Cops Are Bastard e Romanzo Criminale - La Serie) che non ha nulla da invidiare a quella dei maestri americani, e una strepitosa colonna sonora, protagonista collaterale della serie, proprio come accadeva in Romanzo Criminale.
Un cast di tutto rispetto, composto da attori più o meno famosi (alcuni provenienti dal teatro, altri dal cinema), interpreta alla perfezione una storia corale, cruda, realistica, estremamente dettagliata in ogni particolare. Su tutti, brilla Marco D’Amore, nei panni di Ciro, “l’immortale”, il braccio destro di don Pietro Savastano.
I soldi, al centro di tutto: a muovere gli ingranaggi del Paese, a cambiare le sorti degli esseri umani, a farla da padrone e a decidere chi deve vivere e chi morire.
Perché ”coi soldi si aggiusta tutto”, e perché “so i soldi che a questo mondo fanno l’uomo onesto”, come don Pietro non smette di ripetere.

Verità innegabili che, ahimè, non fanno che risuonarci incessantemente nelle orecchie e che ci lasciano lì, inermi e impotenti, di fronte a una realtà che sembra ormai inevitabile. 


2 commenti:

Cristina P ha detto...

Ecco, lo sapevo, e io me la sono persa, spero replichino!!

Faina ha detto...

Una serie stupenda, davvero non ci si crede che sia italiana.. I personaggi sono la vera punta di diamante della serie, uno migliore dell'altro. Ne facessero di più di prodotti simili! Sollima non ne sbaglia una.