There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

lunedì 5 novembre 2012

Killer Joe: molto pulp, anche troppo.



Killer Joe di William Friedkin è una pellicola da maneggiare con cura, con estrema cautela e no, non è adatto a tutti, me in primis probabilmente.
Tratto dall'omonima pièce di Tracy Letts, vincitore del premio Pulitzer, il film ha riscosso un ottimo successo al Festival del Cinema di Venezia, pur non aggiudicandosi alcun premio.
Bisogna ammettere che, la forte emarginazione nella distribuzione che ha subito in Italia è però parecchio ingiustificabile, ed è il chiaro sintomo della chiusura mentale del nostro Paese.
Premetto: a me il film non è piaciuto, lo trovo estremamente sopravvalutato e incredibilmente banale, ma non per questo trovo giusto che sia stato distribuito in una manciata di sale cinematografiche oltretutto per pochi giorni, passando per lo più inosservato per il grande pubblico.
Prima di gridare al capolavoro, io ci penserei senza dubbio due volte, ma visti i pessimi prodotti che spopolano al cinema, una chance in più Killer Joe l’avrebbe meritata, e che non si venga poi a biasimare chi approfitta dello streaming anziché andare al cinema.
L’opera di Friedkin, a mio avviso, è l’ennesima riprova che una famiglia disagiata, devastata dalle difficoltà economiche riconducibili per lo più alla dipendenza dal gioco e dall’alcol serve a poco: non bastano i nudi integrali per suscitare scalpore, né la violenza portata all’esasperazione.
Il killer efferato e psicopatico che prende “in ostaggio” una famiglia e la distrugge lentamente, seppur interpretato in maniera a dir poco magistrale da un incredibile Matthew McConaughey, è roba già vista al giorno d’oggi.
La seconda parte del film, caratterizzata da un ritmo narrativo inarrestabile e vorticoso e da un finale senza dubbio interessante, seppur per nulla originale, non basta a cancellare i primi quaranta minuti a mio avviso buttati lì senza troppa attenzione, con l’intenzione di spianare la strada a un epilogo sconcertante come quello portato in scena.
Un po’ Tarantino, un po’ Arancia Meccanica, qualcuno lo ha addirittura paragonato ai Coen, Killer Joe arriva solo con qualche anno di ritardo: probabilmente 15 anni fa ne avrei apprezzato l’impeto dirompente della violenza rappresentata senza troppi fronzoli, o la claustrofobica aggressività rinchiusa nelle quattro mura di una casa che sembra più un manicomio.
E non voglio passare da bigotta, perché il problema non è la violenza, il sangue o il sesso spiattellato in primo piano, ma un film così, “disturbante” e feroce, poteva funzionare anni fa, non oggi, su questo non cambierò idea, mai.
Oggi a parer mio sa solo di visto e rivisto, e la sceneggiatura non gioca certo in suo favore, peccando di banalità.
Con una simile pièce tra le mani, il rischio che esca fuori una porcata colossale è molto alto, Friedkin, dall'alto della sua esperienza, riesce invece a cavarci un buon film.
Quando la potenza narrativa c’è, difficilmente un regista del calibro di Friedkin può fallire, soprattutto con un attore come McConaughey che il talento ce l’ha e qui lo ha dimostrato, nonostante i soventi ruoli nelle romantic comedy, non gli abbiano reso giustizia: è riuscito a dar vita a un personaggio folle e depravato, credibile, convincente, spalleggiato da una favolosa Gina Gershon che non ha bisogno di presentazioni.
I virtuosismi registici da soli non bastano, e Killer Joe ha poco altro su cui puntare: è l’eco sbiadito di un filone che alla lunga, stanca.

2 commenti:

Emmeggì ha detto...

Concordo con te, sopravvalutato, anche se fotografia e recitazione sono ottimi.

Frank ha detto...

Questo, nonostante le tue parole, voglio vederlo comunque. Chissà se concorderò o meno...