There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

lunedì 17 giugno 2013

Shameless (U.S.) - stagione 3 - Da vicino, nessuna famiglia è normale



Shameless è surreale, esagerato, a tratti grottesco. È un dramma familiare condito da un umorismo nero che più nero non si può; è sesso puro sbandierato ai quattro venti, è ironia totale e tagliente, è quanto di più vicino alla realtà ci sia ora come ora sul piccolo schermo.
Si è da poco conclusa la terza stagione, e nonostante l’esiguo numero di episodi andati in onda (12 per stagione), a molti di noi, sembra di conoscere i Gallagher da anni.
La season3 si è rivelata senza dubbio quella più “forte”, la più audace e cruda se vogliamo: alcune storyline sono state scritte intenzionalmente senza mezzi termini, girate e raccontate senza troppi fronzoli, volutamente estremizzate.
Il risultato? Raccontare storie vicine a molti di noi, esasperandone alcuni aspetti, facendoci inevitabilmente affezionare alla fragilità e alla tenacia di ognuno dei protagonisti, in maniera incondizionata, senza “se” e senza “ma”, e soprattutto senza nutrire alcun pregiudizio.
I Gallagher, ma anche Sheila e Jody, Vi e Kevin, sono diventati la nostra “famiglia”, con loro ridiamo, ci commuoviamo, denunciamo la società di oggi, viviamo drammi e perché no, condividiamo gli innumerevoli brindisi.
Ed è per questo che, nonostante i difetti di ognuno, non ce la sentiamo di dissociarsi dalle loro sventure e, come faremmo con un membro della nostra famiglia, tendiamo invece a fare il tifo per ciascuno dei protagonisti.
Shameless è talmente crudo da essere da un lato sconvolgente, dall’altro confortante: di fronte alle sventure di Fiona e i suoi fratelli, a tutti noi, strampalate che siano, le nostre famiglie appaiono sempre più normali.
La terza stagione (qualora ve la foste persa vi ricordo che va in onda ogni lunedì alle 21.15 su Premium Joi) ha il pregio di essere riuscita a trasformare i personaggi in persone, rivoltandoli a volte come un calzino, per analizzarne approfonditamente vizi e virtù, pregi e difetti.
Difficile decretare il vero protagonista della stagione, e nonostante io adori Fiona, stavolta i riflettori sono accesi su tutti gli altri.
A partire dalla piccola Debbie che inizia a diventare giorno dopo giorno più grande, rivestendo così un ruolo sempre più importante nelle disavventure dei Gallagher.
Al suo fianco, tra i più piccoli (oltre all’adorabile Liam che finalmente sentiamo dire qualche parolina), il diabolico Carl, il figlio che nessuno di noi vorrebbe avere, l’unico invece in grado di scalfire il cuore di cemento di Frank.
Accanto a loro, Ian e Lip, al centro di due storie d’amore totalmente diverse tra loro ma con parecchi punti in comune: estenuanti, faticose, irruente, in grado di stravolgerli completamente e mostrarli al pubblico sotto una luce diversa da quella cui eravamo abituati. Sono entrambi fragili, impauriti, duri fuori ma molto meno robusti dentro.
Sono due teenager cresciuti troppo in fretta, diventati adulti sotto tanti aspetti ma ancora piuttosto immaturi sotto altri. La realtà li opprime e a loro non resta che provare a salvarsi, in due modi differenti: fuggendo lontano, come decide di fare Ian, o provando a immaginare un futuro diverso, migliore, come fa Lip, e se anche l’università resterà per lui soltanto un sogno, almeno potrà dire di averci provato a  differenza di altri.
E poi c’è Fiona, sempre più “madre” e meno sorella, e non perché è diventata a tutti gli effetti tutrice legale dei ragazzi, quanto piuttosto per colpa delle innumerevoli difficoltà che la vita le pone davanti e che la maggior parte delle volte, si ritrova a dover affrontare da sola.
E nonostante la stanchezza, la fatica, la solitudine, alla fine della stagione è sempre lei a non mollare, anzi: è solo e soltanto Fiona a tenere le redini unite della famiglia, nonostante il tradimento di Jimmy, nonostante la malattia di Frank, nonostante tutto.
E per la prima volta, la vediamo piangere al capezzale di un padre in cui non crede più, ma dal quale non vuole affatto allontanarsi; la vediamo lottare per un lavoro che no, non le interessa, ma che le occorre e lei è disposta a tutto pur di ottenerlo. Nonostante il futuro non si prospetti per nulla roseo, Fiona è pronta ad andare avanti, e lo dimostra nella scena finale dell’ultimo episodio, in cui cerca di dire addio a Jimmy, nonostante questo le costi una fatica e una sofferenza  immensa.
Ultimo, tra i Gallagher, l’indomabile Frank: la terza stagione lo ha visto protagonista di numerose storie, impegnato “politicamente”, sempre pronto ad arrabattarsi in qualche modo, sempre in prima linea se c’è da fregare qualcuno. L’ultimo episodio però, nonostante il dispiegarsi di alcuni strampalati eventi nel corso delle undici puntate trasmesse precedentemente, ci mostra un Frank a cui non eravamo assolutamente abituati né tantomeno preparati.
Se già il suo personaggio ci aveva stupito quando aveva scelto di farsi arrestare per salvare il piccolo Carl dal carcere, è solo con il riavvicinamento a Lip che papà Gallagher dimostra di avere ancora un briciolo di umanità in corpo, tra i fiumi di birra che gli scorrono nelle vene.
La notizia della sua malattia ci mostra un nuovo Frank, diverso, vulnerabile, più vero.
In questo esatto passaggio, tutti i conti tornano, l’intera stagione assume un senso diverso, nuovo, vero: Shameless dimostra, una volta per tutte, di saper trasformare in maniera esemplare i personaggi in persone, per renderli più vicini a noi, più reali, e ciò si evince ancor di più nello splendido pisodio conclusivo.
La malattia di Frank ha avuto un “effetto domino” su tutti i suoi figli, a partire da Carl fino ad arrivare a Fiona, passando per Lip. E chissà ora cosa succederà, chissà chi sarà il primo a cadere senza riuscire più a rialzarsi.
Quel padre assente, infimo, meschino, è tornato a essere, suo malgrado, il fulcro attorno cui ruota l’intera famiglia Gallagher, proprio come accade in molte, moltissime famiglie.
Perché è esattamente questo che succede nella realtà: non importa quanti errori abbiamo commesso, quanti sbagli abbiamo compiuto, ce lo insegnano sin da bambini che dentro le mura domestiche, meritiamo tutti una seconda chance, nonostante tutto. Perché “la famiglia è la famiglia”, giusto o sbagliato che sia.



3 commenti:

Barbara Jurado ha detto...

Adoro Emmy Rossum, ma purtroppo la serie non la seguo molto non perchè non sia bella ma perché non mi prende come altre serie, anche se pure il fratellino biondo è un gran bonazzo. Della serie "che bella famiglia".

Monica La Barbera ha detto...

Ho provato a seguire la prima serie ma non esercita nessun tipo di fascino su di me.
Passa dal mio blog se ti va

http://lovedlens.blogspot.it
M.

InformaticaFacile ha detto...

Ciao da QUASI UNA SETTIMANA seguo il tuo Blog mi auguro che tu possa e voglia fare lo stesso:

http://informaticamente-europa.blogspot.com

Grazie, Ciao.