There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

lunedì 17 dicembre 2012

Dexter: stracult o stracotto?

Proseguendo sul filone delle serie stracult e stracotte al tempo stesso, questa settimana non potevo esimermi dal parlare di Dexter, anche e soprattutto in vista della season finale (mentre scrivo questo articolo, la puntata sta per essere trasmessa negli States).
Sarebbe stato troppo facile tirare le somme dello show al termine della settima stagione, ho scelto perciò di scriverne volutamente prima della fine per non lasciarmi condizionare da eventuali cliffhanger a effetto e colpi di scena inaspettati.
Mettendo da parte la stagione attualmente in onda, sulla quale mi esprimerò qualche riga più avanti, la serie che ha per protagonista il fenomenale Michael C. Hall merita innanzitutto una premessa fondamentale: è senza dubbio uno dei migliori telefilm prodotti negli ultimi anni.
Ideata nel 2006 da James Manos Jr. e basata sui personaggi creati da Jeff Lindsay, l’epopea dell’ematologo, vendicatore e killer seriale, si è insinuata nel panorama telefilmico internazionale, imponendosi a testa alta nell’Olimpo dei migliori drama del decennio.
Intensa e imprevedibile, negli ultimi sei anni, la serie ha lasciato il segno in più di un’occasione, dando risalto e importanza non solo al protagonista principale, ma anche ai suoi antagonisti, su tutti gli indimenticabili Miguel Prado (Jimmy Smits, stagione 3) e Trinity (John Lithgow, stagione 4), coi quali stringe un rapporto complesso e intricato di amicizia prima e di conflitto poi.
Unico e solo, Dexter è senza dubbio uno dei personaggi più significativi comparsi negli ultimi anni sul piccolo schermo, al pari di Walt (Brian Cranston) di Breaking Bad e Vic (Michael Chiklis) di The Shield
Stracult e fenomenale, la battuta d’arresto, lo show ha iniziato ad avvertirla a partire dallo scorso anno, con la stagione sei, caratterizzata da una storyline più debole rispetto a quelle degli anni precedenti e da alcune scelte opinabili a livello di script.
E il reato più grave, Dex lo ha compiuto proprio quest’anno, peccando ingenuamente in banalità e soprattutto prevedibilità.
Lenta, prolissa e fin troppo fragile, la settima stagione di Dexter non
ha convinto sotto alcun punto di vista.
A partire dai sentimenti nutriti da Deb nei confronti del fratello, fino alla totale assenza di un cattivo vero e proprio, per arrivare all’ennesima intricata relazione stretta da Dexter con l’ennesimo, emblematico personaggio femminile.
Lyla, Lumen e ora Hanna (interpretata dalla bella Yvonne Strahovsky, la Sarah di Chuck): tre donne misteriose, fragili, inquietanti per un verso o per l’altro, tre personaggi capaci di condizionare fin troppo le scelte e le azioni compiute da Dexter.
Ed è proprio arrivati a questo punto, proprio di fronte ad Hanna, che inevitabilmente ci viene voglia di tornare agli antipodi, alla “normalità”, ed è così che inconsciamente, ci sorprendiamo a provare nostalgia per Rita, un personaggio forse meno decisivo rispetto ad altri, ma fondamentale per preservare l’equilibrio non solo nella vita di Dex, ma nell’intera serie.
Una stagione poco incisiva questa settima, per nulla coinvolgente o emozionate, stracotta e probabilmente, arrivata al capolinea: non c’è season finale che tenga.

3 commenti:

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

stracottissimo!

Amarillys ha detto...

io sono ancora alla prima serie di dexter!la storia mi piace,ma non mi ha preso tantissimo..magari gli dò un'altra possibilità con la seconda serie!

Anonimo ha detto...

Anche il finale mi ha deluso! Peccato.
Luca