There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

giovedì 4 ottobre 2012

Reality: il nuovo film di Matteo Garrone è lo specchio dell'Italia di oggi



Quattro anni dopo Gomorra, Matteo Garrone torna in grande stile con una pellicola dai toni onirici, felliniani, a tratti teatrali, uno dei migliori prodotti italiani degli ultimi anni, prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci.
Reality, questo il titolo del film che si è aggiudicato il Gran Prix 2012 allo scorso Festival di Cannes, racconta l’amara e surreale storia di un pescivendolo napoletano, padre di tre figli, marito fedele contornato da una famiglia invadente e numerosa, interpretato dall’ex ergastolano, improvvisatosi attore, Aniello Arena.
La vita di Pietro, questo il nome del bizzarro protagonista, cambia quando i parenti "caciaroni" lo convincono a partecipare a un provino per il Grande Fratello, un pomeriggio d’estate in un centro commerciale.
Per lui inizia così un lungo e “difficile” cammino verso il proprio fallimento personale (non entrerà mai, realmente, nella casa) che si trasformerà in pura follia.
Pietro rappresenta perfettamente l’italiano medio di oggi, Dio me ne voglia, non è mia intenzione generalizzare, così come non era negli intenti del regista far di tutta l’erba un fascio. Ma la verità è esattamente quella raccontata nel film, quella di un’Italia senza più valori dove la mercificazione del proprio io, vale più di qualsiasi altra cosa.
Un paese dove, quando eravamo fortunati, le ragazzine andavano a ballare il sabato pomeriggio con i pantaloncini attillati, il trucco pesante e gli orecchini a cerchio, mentre oggi vendono la propria immagine senza prezzo dietro a uno schermo, senza controllo, senza pudore. Viviamo in un’epoca dove tutto deve necessariamente essere raccontato al mondo esterno senza filtri, se non quelli appositamente studiati per sorprendere. Tutto è sventolato sul web, urlato ai quattro venti: cosa mangiamo, dove ci troviamo e con chi. Dove non è più possibile aver un animale domestico, un figlio e un nuovo paio di scarpe senza prima averlo scritto sul nostro profilo social preferito.
Viviamo in un’epoca dove la massima aspirazione di una ragazza è far la velina, e quella di un ragazzo diventare tronista da Maria De Filippi o la  star del Grande Fratello.
Garrone descrive le aspirazioni dei giovani (e non) di oggi con estrema e accurata attenzione, soffermandosi su ogni piccolo dettaglio per render ancor più autentica la realtà raccontata nel film.
In alcuni passaggi si lascia andare alle commedie di Eduardo De Filippo, in altri si avvicina sempre più al cinema di Federico Fellini e al mondo onirico da lui magistralmente portato in scena.
Tutto nel film funziona perfettamente: la regia, la sceneggiatura (scritta insieme a
Maurizio Braucci, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso) le musiche di Desplat e le scenografie, fino alla superba fotografia del compianto Marco Onorato.
Le sequenze in piazza ricordano, inquadratura dopo inquadratura, le migliori opere del teatro italiano, i dettagli, a volte ossessivi, come la madre di Pietro che in ogni scena è intenta a impastare o friggere qualcosa, donano al film un aspetto ancor più vero, ancor più genuino e casereccio.
I “non luoghi” contemporanei portati in scena, dal centro commerciale agli studi televisivi, ispessiscono ancor più l’autenticità della pellicola, e la rendono vera, credibile, palpabile.
L’irrazionalità di Pietro diventa irrazionalità dello spettatore stesso, i minuti finali del film trasmetto ansia e angoscia, Pietro che osserva se stesso nel riflesso di un vetro appannato è il simbolo di un paese che si guarda allo specchio e non si riconosce più.

3 commenti:

Kris Kelvin ha detto...

Condivido tutto, anche quello che hai scritto sul finale del film: giustissimo! Mi è piaciuto molto 'Reality', soprattutto per il 'registro' adottato da Garrone: avrebbe potuto fare un film ironico e feroce sull' italiano medio (e sarebbe stata la strada più facile), invece ha girato una commedia lieve, poetica e amarissima. Che ci fa quasi commuovere, ma ci fa vedere anche, in qualsiasi momento, l'agghiacciante società in cui viviamo.
Non so... a me questo film ha fatto venire in mente la scena dei telegatti di 'Somewhere' (di Sofia Coppola). Stesso registro: una scena tenera, delicata, eppure mostruosamente feroce.
Bravo Garrone, comunque. Come sempre :-)

Giulia S. ha detto...

vorrei tanto vederlo questo film,però per ora non posso perchè non sono in italia. Appena la trama è cominciata a girare me ne sono incuriosita..ne ho assaggiato un pezzetto grazie al tuo post.
baci Giulia

MissCherryS ha detto...

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Miss Cherry's - Beauty Diary ~