There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

martedì 17 luglio 2012

Keep calm or become Emily Thorne


Poche volte mi sono ricreduta su una serie tv, l’esperienza non mi manca, il fiuto neanche.
Posso affermare tranquillamente e senza peccare di immodestia, di scovare uno stracotto a chilometri di distanza, e allo stesso tempo, di individuare un papabile stracult in divenire senza troppi problemi dopo una manciata di episodi appena. Spesso anche poco dopo un pilot o un pre-air.
C’è sempre una prima volta però, no?
La mia prima volta, è con Emily “Amanda Clarke” Thorne, e non c’è nulla di saffico in questo, non illudetevi.
Devo essere onesta, all’inizio, Revenge non mi aveva colpito più tanto e dopo 5 episodi appena, alla serie targata Abc, era spettato il deplorevole epiteto di “serie estiva” da recuperare nei tempi morti (pochi, anzi pochissimi) di questi caldi giorni di luglio.
Al suo posto, mi duole immensamente ammetterlo, avevo scelto Ringer, ma alla fine dei conti, Emily Van Camp batte Sarah Michelle Gellar 5 a 0.  Senza il minimo dubbio, oltretutto.
Certo, l’aria da soap opera di secondo livello con tanto di effetto chromakey a ogni inquadratura non gliela leva nessuno, ma nonostante tutto, a dispetto di intrighi per lo più prevedibili e facili da indovinare ancor prima che si compiano, Revenge il suo fascino ce l’ha.
Emily è irresistibile, nonostante la mimica facciale troppo accentuata, nonostante l’aspetto angelico e le intenzioni del serial killer.
Emily agguerrita come la sposa di Kill Bill.
Vendicativa come il Conte di Montecristo.
Emily, personaggio del quale, dopo un po’, non riesci più a fare a meno.
E anche se gli sguardi da criceto impazzito di Madeleine Stowe nel ruolo di Victoria Grayson sono davvero poco credibili, e anche se appena ti distari hai qualcuno che origlia dietro una porta e qualcun altro che ti stalkera da una telecamera, una volta "entrati" negli Hamptons di Revenge, uscirne risulta davvero difficile.
I Grayson sono i nuovi Forrester, la regina Victoria la nuova Stephanie, ma anche se a volte sia inevitabile vederli degenerare nel kitsch, poco importa: gli otto milioni di spettatori a episodio, lo show con la Vam Camp, se li merita tutti.
Buono il cast, discreta la regia, veloce e immediato lo script, anche quando tenta di risolvere superficialmente gli espedienti surreali escogitati da Emily per venire a capo dei suoi piani diabolici.
Del resto, perdonate l’off topic, ma anche Sydney Bristow spesso usciva illesa da situazioni al limite con soluzioni pressoché forzate, o sbaglio?
E allora perché a Emily non possiamo perdonarne almeno un paio?
Vendetta, inganno, sotterfugi e intrighi: queste la carte vincenti di Revenge. Queste e molte altre ancora, le promettenti prerogative della seconda stagione in arrivo a settembre.

2 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

anch'io mi sono appassionato sempre più a revenge. partito un po' in sordina, è diventata una soappona davvero avvincente!
ringer purtroppo per sarah michelle è invece sprofondato sempre di più...

Stargirl ha detto...

Ringer non poteva salvarlo veramente nessuno... pessimo come pochi.