There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

sabato 20 aprile 2013

"L'amore quando c'era" un romanzo di Chiara Gamberale


Alcuni romanzi, seppur alti come mattoni, dopo tante pagine non riescono a lasciare nulla di più che una flebile emozione.
Ce ne sono altri, costituiti da una manciata di pagine appena, che con poche righe sanno invece catturare e conquistare l’anima e l’attenzione del lettore.
Sono storie talmente vere e vicine a ognuno di noi che riescono ad apparirci familiari come poche altre, perché in grado di raccontare storie universali, capaci di accomunare molti di noi.
È il caso del breve racconto (poco meno di cento pagine) L’amore quando c’era, di Chiara Gamberale, che prende spunto da una domanda tanto semplice quanto complicata e alla fin fine, fondamentalmente priva di una risposta concreta: cos’è la felicità? La “felicità”, una parola così allegra, positiva, eppure così importante e difficile.

Io sono quasi sempre triste, anche senza motivo, e per questo credo che la vita non ha proprio nessun senso, scrive Patrizia detta Izia, sul suo quaderno. Poi si ferma, succhia il cappuccio della biro. Che tema assurdo ci ha dato oggi la professoressa, pensa.

A commissionare il tema in questione, Amanda, una “trentenne o poco più” che osserva i suoi studenti illudendosi di trovare le risposte che cerca nella loro innata e preziosa ingenuità.
Amanda è triste e non sa perché.
Sente che nella sua vita, pur avendo tutto, o quasi, manca ancora qualcosa, ma non riesce a capire di cosa si tratta.
Un vuoto le attanaglia lo stomaco e non le dà respiro, e pur tentando di negare l’evidenza, pur cercando di scacciare con forza e vigore questa strana sensazione, a volte Amanda non riesce a indossare quella maschera con cui nei momenti difficili affronta la vita, anche quando le lacrime ristagnano nei suoi occhi e faticano a non venir fuori.
Amanda spera che prima o poi la risposta arrivi da sé, che tutti i suoi “perché e chissà” trovino finalmente respiro.
Vive consapevolmente in conflitto con il suo passato, in ostaggio della malinconia, degli anni passati, che da un angolo buio del suo cuore, guarda con estrema e infinita nostalgia.
Senza neanche accorgersene, Amanda sente di non riuscire ad andare mai avanti, nonostante i piccoli traguardi, i cambiamenti, le sfide della vita.

Credo che il problema della mia vita, ora come ora, non sia esattamente che qualcosa non va: magari.
Significherebbe che c’è, nella mia vita, qualcosa di così necessario, di così urgente, da fare la differenza, se funziona bene o se funziona male.
Invece quel qualcosa non c’è.

E allora non le resta che tornare lì, in quel “momento lontano cui sente di appartenere con così tanta fermezza.
Non le resta che affrontare, una volta per tutte, i suoi rimpianti

E che se hai amato una sola persona nella tua vita, se solo una volta hai avuto quella certezza, ti conviene non entrare più in contatto con quella persona. Ma se adesso ti sto scrivendo, mi sa che no: questo non l’ho ancora imparato

e le sue paure

Le persone con quegli occhi lì. Sono tantissime, tantissime. Non fanno quello che sono nate per fare, non frequentano persone che mettono in gioco la loro parte più fastidiosa, quella che però fa la differenza fra loro e il resto del mondo, quella che uno la guarda e dice “io”: e si trascinano, per le strade e per le giornate, con i loro occhi spenti, con i loro occhi tristi.

Amanda si aggrappa a un pretesto, e dopo dodici lunghissimi anni, decide di scrivere a Tommaso, l’amore della sua vita, il suo ex storico, l’uomo col quale ha condiviso ciò che oggi, in un certo senso rimpiange.
 Tra stralci di mail, sms nel cuore della notte, dialoghi veloci e fragili, domande, riflessioni e considerazioni, Amanda chiede a Tommaso come ha fatto a trovare un posto nel mondo, lui, che ora, così lontano, sembra così felice e soddisfatto della sua vita.
Amanda è convinta che lui l’abbia dimenticata, che abbia ricominciato daccapo senza guardarsi indietro, senza tutta la fatica che invece da anni la consuma. Ma si sbaglia.
Perché anche se in maniera più silenziosa, anche se in maniera più velata e timida, Tommaso stesso non sa in quale misura definirsi “felice”.
Ma Amanda non rimpiange “l’amore finito”, Chiara Gamberale non vuole, con questo breve racconto, raccontarci una banale storia d’amore come tante altre.
E anzi, sarebbe riduttivo considerarla così.
L’intento è un altro, più sottile, più filosofico se vogliamo, e trova il modo di spiegarlo, seppur non del tutto, in una delle mail di Amanda:

E che se hai amato una sola persona nella tua vita, se solo una volta hai avuto quella certezza, ti conviene non entrare più in contatto con quella persona, per non rovinare il ricordo che hai di lei.
Ma se adesso ti sto scrivendo, mi sa che no: questo non l’ho ancora imparato

Perché L’amore quando c’era, è sì un romanzo che parla d’amore, ma nella sua forma più totale e universale: le lettere scritte da Amanda a Tommaso, non sono necessariamente lettere “a un ex”: sono parole che Amanda potrebbe rivolgere anche a un amico lontano, perso durante il cammino.
Sono lettere ma potrebbero essere pagine di un diario, che Amanda scrive tra sé e sé.
In quelle parole, cerca una soluzione, una risposta, un appiglio.
Cerca “quel qualcosa” che lei stessa però, sa che non c’è, non più almeno.
Non nel presente.

Persone come noi, persone incapaci di stare davvero bene mentre stanno bene, rendono perfetto solo quello che hanno già vissuto o che potranno vivere.



2 commenti:

Cristina ha detto...

La Gamberale proprio ieri era qui nella mia cittadina a presentare, presumo, questo libro. E' che a me i romanzi contemporanei non piacciono ma da quello che dici questo potrebbe stupirmi, mi hai fatto pentire di non essere andata ad ascoltarla ieri ;)

Stargirl ha detto...

Grazie Cristina! Questo è un vecchio romanzo della Gamberale, il nuovo, quello che presumo abbia presentato ieri, si chiama "Quattro etti d'amore grazie"