There's no point to any of this. It's all just a... a random lottery of meaningless tragedy and a series of near escapes. So I take pleasure in the details. You know... a Quarter-Pounder with cheese, those are good, the sky about ten minutes before it starts to rain, the moment where your laughter become a cackle... and I, I sit back and I smoke my Camel Straights and I ride my own melt.

mercoledì 20 luglio 2011

Empire State of Mind (& Love)

“Capitolo primo. Adorava New York. La idolatrava smisuratamente”. Ma no, è meglio: “la mitizzava smisuratamente. Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero, e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin”. Ahhm, no, fammi ricominciare da capo. “Capitolo primo. Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto. Trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico.Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione”. No, roba stantia, troppo stantia, di un gusto… Insomma, dài, impegnati un po’ di più. “Capitolo primo. Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. La stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. “ Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia”. Troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato. “Capitolo primo. Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre”. No, aspetta, ci sono. “ New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”. (Woody Allen, Manhattan)

Spesso penso che se rinascessi, vorrei reincarnarmi in una newyorkese.
Ho sognato New York per 30 lunghissimi anni, con in testa e nel cuore, la voglia sfrenata di visitarla e viverla come il cinema e la tv me l’hanno sempre dipinta.

Sarà colpa della mia musa di Carrie Bradshaw, questo è sicuro se non addirittura ovvio, sta di fatto che, quando pochi giorni fa il sogno si è finalmente realizzato, e ho messo le mie ballerine sul suolo di Manhattan, il risultato finale non ha minimamente tradito le mie altissime aspettative: New York non mi ha delusa, mi ha letteralmente stregata.

La sensazione di essere dentro un film o una serie tv, protagonista di una pellicola d’autore, mi ha fatto compagnia durante tutta la mia permanenza, fuori dal negozio di Tiffany come Audrey Hepburn, nel Queens come Ugly Betty, davanti al Plaza come in Sex and The City. Come una moderna Cerentola, mi sono lasciata catturare, seppur per poco tempo, da vizi e virtù che la città offre: pranzo a Central Park, un giro al Moma, shopping sfrenata e un Cosmopolitan. Ho trascorso 6 giorni da favola, imparando ad amare ogni angolo di quella metropoli dove tutto accade velocemente, senza lasciarti il tempo di fermarti a pensare.

Della città che non dorme mai e che riesce a conquistarti e stravolgerti con il suo turbinio di culture, profumi e colori, ho cercato di assaporare e memorizzare ogni singola sfumatura o sfaccettatura, per chiuderla nella scatola dei ricordi e non dimenticarla più.
La Grande Mela racchiusa nella sua cornice dorata e splendente, unica e meravigliosa, piena di vita e di energia, mi è entrata nel cuore, e lì resterà per molto molto tempo.

Un amore a prima vista, folgorante e indimenticabile, che mi spinge a volerci tornare sin da ora.


Di sicuro New York non è mai stata “effettivamente” la mia città, come diceva Woody Allen, ma da oggi, credo lo sarà per sempre
.


2 commenti:

Lilli ha detto...

la suoneria sul mio cellulare per , più o meno, gli stessi motivi! Invidia! ;)

StarGirl ha detto...

Grande!! :)